

Fatti e misfatti di marzo 2013 di Mario Relandini
Tre trasgressioni in un solo urlo
“Berlusconi – ha urlato, questa volta, Beppe Grillo – ha paura di fare la fine di Bottino (sic) Craxi, ma sarebbe invece la sua fortuna in fuga sulle spiagge tunisine piene di Ruby”.
Tre trasgressioni, però, in un solo urlo. La prima quella di insultare, pesantemente e vigliaccamente, un morto che non può replicargli. La seconda, confondendo le spiagge tunisine con la Ruby marocchina, quella di ignorare la geografia. La terza, con il suo giudizio dispregiativo, quella di offendere tutte le donne della Tunisia. E bravo Beppe: ancora una volta “bingo”.
Conferenze-stampa un po’ così
“La “5 stelle” Roberta Lombardi – nella conferenza-stampa convocata per illustrare la posizione “grillina” sulle prossime elezioni nelle Commissioni, nelle Giunte e negli Uffici di presidenza di Camera e Senato – non è stata per niente chiara perché prima ha detto che il “Movimento”, ora che ha eletto i suoi rappresentanti in Parlamento, vuole esserci anche lui in quelle Commissioni, in quelle Giunte e in quegli Uffici, ma poi ha voluto specificare che non cerca poltrone”.
Due, allora, le cose. O la “5 stelle”, durante quella conferenza- stampa, era in leggero stato confusionale oppure, per rimarcare ancora una volta la volontà politica del “Movimento” di dare un taglio ad ogni spesa inutile, ha voluto dire che, una volta presenti in quelle Commissioni, in quelle Giunte, in quegli Uffici, i suoi non andrebbero a sedersi sulle poltrone, ma, presumibilmente, su sgabelli portatisi da casa. Qualche giornalista presente alla conferenza-stampa avrebbe voluto chiarire subito l’enigma. Ma non è stato possibile perché la “5 stelle” Roberta Lombardi, ultimata la sua enigmatica illustrazione, ha fatto sapere che non erano ammesse domande, si è alzata e se n’è andata. Confermata, dunque, l’aria nuova “grillina” anche nei rapporti con la stampa. Loro possono qualche volta degnarsi di parlare ai giornalisti, ma i giornalisti non sono mai degni di parlare a loro.
Ma contro chi l’ira di Ilda?
“Il pubblico ministero Ilda Boccassini – di fronte al settimo stop del cosiddetto “processo Ruby” per legittimo impedimento di Silvio Berlusconi – ha parlato di raggiro, vilipendio e disprezzo della Corte che non dovrebbero essere consentiti”.
Il pubblico ministero Ilda Boccassini, magari, avrà pure ragione. Un dubbio, però: ma, parlando di raggiro, vilipendio e disprezzo della Corte che non dovrebbero essere consentiti, ce l’aveva con Silvio Berlusconi che quel settimo legittimo impedimento aveva richiesto o con i giudici del processo che quel settimo legittimo impedimento hanno riconosciuto valido e concesso?
Cose dall’India
“L’Alta Corte del Kerala che tanto tiene a condannare i due “marò” italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone – è venuto alla luce – è la stessa che, tempo fa, ha mandato assolti quarantasei uomini i quali, nel lontano 1996, schiavizzarono e violentarono, per oltre un mese, una studentessa di sedici anni”.
Corte Alta, dunque, ma pronta a due pesi e due misure? Con precedenti, poi, così inquietanti? Con una sentenza così spaventosa? Una sentenza, tra l’altro, che ha aperto la strada politica, seppure indirettamente, a quel P. J. Kurien il quale, dopo essere stato assolto con gli altri 45 dalla drammatica violenza, è perfino arrivato alla carica di vicepresidente del Senato indiano. E il quale, addirittura, è arrivato a guidare la delegazione del suo Paese alla cerimonia di insediamento di Papa Francesco in Vaticano. Buon papà Gandhi, dove sei?
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