

“Si comincia a creare solo quando si smette di avere timore” (Joseph Mallord William Turner)
Turner, in mostra al Chiostro del Bramante fino al 26 agosto 2018, vende la maggior parte delle opere realizzate durante la sua carriera, conservando per sé una collezione importante, più vicina agli aspetti intimi dell’artista rispetto alle tele per il pubblico e su commissione.
Le opere selezionate per la mostra, provenienti dal Tate Britain di Londra, appartengono proprio a questo vasto lascito che prende il nome di “Turner Bequest”; questo include diversi bozzetti ad olio, studi preparatori e disegni non finiti, ma soprattutto acquerelli.
La mostra, divisa in sei sezioni, permette di esaminare l’intero sviluppo della carriera artistica del pittore e come egli, da disegnatore di soggetti topografici e architettonici, abbia sviluppato nel corso degli anni uno stile estremamente personale.
L’esposizione al Chiostro è curata nei minimi dettagli – la stessa illuminazione delle sale espositive corrisponde ai severi parametri previsti dal Tate per la corretta conservazione delle opere.
Si tratta di un’occasione unica per ammirare e comprendere a fondo l’arte del pittore romantico, dopo un’assenza di 50 anni dalle programmazioni dei musei romani e di 12 anni da quelli italiani.
La mostra inoltre segna l’inizio di un’importante collaborazione tra il Tate Britain di Londra e il Chiostro.
Joseph Mallord William Turner nasce il 23 aprile 1775 a Londra. All’età di 14 anni egli riesce ad entrare nella Royal Academy School, dove segue corsi incentrati sull’ideale classico della natura umana. Contemporaneamente collabora con vari architetti, tra cui Thomas Malton, definito dallo stesso artista “il suo vero maestro”. Presto acquisisce l’abitudine di intraprendere viaggi estivi con i suoi album da disegno alla ricerca di soggetti che lo potessero ispirare. Nel 1802 la fine della guerra con la Francia permette a Turner di lasciare la Gran Bretagna per la prima volta. Conosce lo splendore delle Alpi Svizzere, visita il Louvre, entrando in contatto con la tradizione artistica europea. Nel 1819-20 trascorre sei mesi in Italia, soggiorno che influenza profondamente i suoi lavori, soprattutto nell’utilizzo della luce e del colore. I numerosi viaggi attraverso l’Europa – Francia, Belgio, Lussemburgo, Germania – lo portano ad essere molto richiesto come illustratore di libri da viaggio – da qui il formato ridotto di molte sue opere. Per realizzare questi piccoli capolavori l’artista era solito tratteggiare a matita i contorni, talvolta en plein air, per poi stendere il colore e curare i dettagli in un secondo momento. Si occupa di illustrare con minuziosi acquerelli i testi di Sir Walter Scott e i poemi di Lord Byron e Samuel Rogers, incoraggiando con il suo vivido linguaggio figurativo le vendite dei loro libri. Ma è nelle opere realizzate nel corso dei suoi ultimi viaggi, prima a Venezia e successivamente nelle Alpi, che egli anticipa le ricerche degli artisti delle generazioni successive. Dissoluzione delle forme, semplificazione, pennellate di colore limpido: così Turner cattura albe, tramonti, i riflessi del cielo nell’acqua. Negli ultimi anni di vita egli si reca spesso nella città di mare inglese di Margate che si affaccia sull’estuario del Tamigi. Ed è proprio qui che egli ha la possibilità di portare avanti i suoi studi sul colore e sulla luce, abbandonando definitivamente lo stile realistico.
Come si evince dalle opere dell’artista, egli instaura un profondo rapporto con il colore e in particolar modo con gli acquerelli. Turner approfondisce le ricerche di Goethe sui colori primari e secondari. Secondo lo scrittore tedesco non sarebbe la luce a scaturire dai colori, come aveva osservato Isaac Newton, bensì il contrario. I colori non sono altro che un offuscamento della luce o il risultato dell’interazione di questa con la l’oscurità. Goethe realizza a tal proposito un nuovo cerchio cromatico costituito dai colori primari e dai loro complementari, dimostrando l’impatto emotivo e psicologico relativo alle diverse tonalità. Turner riprende questi studi sviluppando nuovi diagrammi, dimostrando come utilizzare i colori al fine di creare nel dipinto l’illusione della profondità.
Egli raggiunge un’incredibile fama in vita, ma è possibile comprendere l’importanza delle sue ricerche architettoniche e delle sue conquiste espressive grazie alla grande ammirazione di molti artisti successivi a Turner, da Claude Monet fino a Olafur Eliasson.
Monet, in fuga dalla guerra franco-prussiana, scopre le opere di Turner a Londra nel 1871. Grande l’influenza che Turner esercita sul pittore francese, grazie alle opere esposte alla National Gallery, tra cui quelle facenti parte del “Turner Bequest”. Il rinnovato interesse per la natura, il fascino per una riproduzione atmosferica suggestiva, l’impegno etico e sociale: questi i sottesi rimandi stilistici e tematici tra i due pittori. L’arte di Turner appare di una modernità sconcertante tanto che egli viene definito oggi il primo dei contemporanei.
“Soprattutto, se non ci fosse stato un signore inglese di nome William Turner, i francesi non avrebbero avuto l’Impressionismo”
Francesca Bonami – “Donna Moderna” Mondadori, 2018
Visia Zito
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