Un uomo, mille cose

Sono in piena crisi di astinenza. Sto “a rota” come si dice a Roma.

Sto a rota del giovedì. Il giovedì è il giorno in cui la nostra compagnia teatrale, prova lo spettacolo da rappresentare. Sono ormai tre giovedì che non proviamo.

I motivi sono due: il primo è che l’ultimo spettacolo, “Portiera!”, è ormai andato in scena; il secondo, molto più serio, è la malattia, conclusasi tragicamente, della moglie di Maurizio Navarra.

Maurizio è il nostro capocomico: ha fondato la compagnia “Attrezzi di scena” alcuni anni fa. Non solo è un bravo attore, ma scrive anche i testi (pluripremiati) sia in lingua che in dialetto. E non basta ancora: ovviamente, la regia degli spettacoli è sempre la sua!

Elencare tutte le cose che fa, è veramente difficile: certe, non se le ricorda nemmeno lui!

Ve lo immaginate un generale delle Fiamme Gialle, che dopo essere stato nel gruppo operativo per la lotta al terrorismo, si dedica alla poesia romanesca? O il presidente dell’ordine dei “Templari” che partecipa ad una sit-com televisiva innovativa e divertente?

Maurizio riesce a mescolare cose apparentemente disparate e diversissime tra loro, con passione e competenza. Il fatto è che il suo senso pratico, unito alle doti artistiche innate, lo porta a cavalcare cavalli diversi con mete e strade impensabili.

Ve ne dico una: ultimamente si è letteralmente inventato un corso di “intelligence ambientale” per gli enti pubblici e privati: per cui, è diventato anche docente.

Non finisce di stupirci.

Maurizio è una persona con cui ognuno vorrebbe fare amicizia: sono talmente tante le cose che può (e, per fortuna, vuole) trasferire agli altri, che diventargli amico vuol dire “crescere”.

A vederlo gli si darebbe del “commenda”, con quel suo aspetto importante, la voce profonda, il sorriso perenne, l’estrema disponibilità. In realtà è… di più.

Un esempio che mi riguarda: dopo alcuni timidi tentativi di recitazione, sono stato chiamato da Maurizio a far parte della sua compagnia, per mettere in scena un suo testo: “Propio sotto a Ponte Sisto”. I suoi suggerimenti, i suoi consigli, i suoi strilli, le sue pretese, mi hanno talmente condizionato, che lo spettacolo è stato un successo più volte replicato, e il ruolo principale l’ho portato avanti con capacità che non sapevo di avere e con una professionalità che non mi riconoscevo.

Il fatto è che Maurizio (non per niente, si chiama come me… o io mi chiamo come lui…) riesce a individuare all’interno delle persone, le stesse cose che riesce a trovare nei testi che interpreta magistralmente, sia che si tratti di una poesia, che di una tragedia teatrale. Far “uscire” l’anima di una commedia o di una poesia modulando la voce e cambiano l’espressione è una dote che difficilmente si riscontra persino negli autori stessi dei versi (e questo ve lo posso assicurare: di cosiddetti “poeti” ne sento tanti…): non è una cosa facile, ma frutto di studio e di sensibilità personale. Come in tutti i campi dell’arte, un’opera riuscita è quella che meglio delle altre condensi il frutto di “testa” e “cuore”, di ragione e passione, di raziocinio e genialità. Non tutti lo accettano, perché non lo capiscono.

L’ultima volta che ho visto Maurizio, è stato al funerale della moglie: ovviamente provato e commosso, le parole che ha detto a me e agli altri dell’Accademia Romanesca e degli Attrezzi di scena, sono state: – Devo ricominciare: dobbiamo rivederci al più presto. Ci sono tante cose da fare, e, per superare questi momenti, mi devo rituffare nel lavoro.-

Ti aspettiamo, Maurizio, noi ti aiuteremo a non pensare; tu ci aiuterai a migliorare. A presto.

 

 

 

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