Laboratorio Analisi Lepetit

Una breve storia del territorio del Municipio V

Un’area abbastanza omogenea dal punto di vista della vicenda storico-temporale, urbanistica e sociologica
Francesco Sirleto (Delegato alla valorizzazione della memoria storica del Municipio V) - 11 Giugno 2021

Il Municipio V di Roma Capitale, formato dai quartieri storici Pigneto, Prenestino, Torpignattara, Quadraro, Villa Gordiani, Collatino, Centocelle, Alessandrino, Quarticciolo, e da quartieri formatisi a partire dagli anni Settanta del sec. XX, come Casilino 23, Tor Tre Teste, Tor Sapienza e in parte La Rustica, risulta essere un’area abbastanza omogenea dal punto di vista della vicenda storico-temporale, urbanistica e sociologica.

Tre fasi storiche

Si possono distinguere tre fasi storiche di insediamenti umani:

una prima fase è relativa all’antichità imperiale, ed è caratterizzata dalla presenza sul territorio di importanti ville patrizie, quali la villa degli imperatori Gordiani e quella appartenente all’imperatore Costantino, altrimenti detta Ad duas lauros. Importanti testimonianze del periodo sono i resti dell’acquedotto Alessandrino, degli acquedotti Anio Vetus e Novus (poi restaurati e unificati, alla fine del XVI Sec. da Sisto V, che diede loro il proprio nome Felice), del mausoleo di Elena, delle catacombe dei santi Marcellino e Pietro, dei resti delle due ville imperiali sopra ricordate e di altri più piccoli reperti. L’insediamento sociale è costituito, per la maggior parte, dalle migliaia di servi occupati nello sfruttamento agricolo del suolo;

una seconda fase è costituita dal lungo Medioevo, nel corso del quale si assiste ad uno spopolamento accentuato del territorio e al suo degrado idrogeologico, causato innanzitutto dai dissesti nel sistema degli acquedotti (prodotti dalla mancata manutenzione) e dal conseguente impaludamento. I vari fossi e le varie marrane che attraversano, anche con corsi sotterranei, il territorio, sono il lascito del decremento demografico e del mancato sfruttamento agricolo del suolo tipici del Medioevo. A tale situazione cercarono di porre rimedio, a partire dal XVI sec., le vaste tenute della nobiltà romana che si contendeva il controllo dello stato pontificio e che aveva, nell’Agro Romano e nell’Agro Pontino, la sua maggiore fonte di reddito. Nel territorio del V Municipio si estendevano vaste proprietà dei Colonna, dei Caetani e dei Mattei che, a causa dell’impoverimento che colpì la nobiltà “nera” romana a cominciare dal XVII secolo, furono via via lottizzate a tutto vantaggio di una nuova borghesia agraria che ha lasciato testimonianza del proprio passaggio con, ad esempio, la Villa Serventi e la Villa De Sanctis, proprietà di minore entità se confrontate con quelle della vecchia nobiltà, ma di dimensioni notevoli prima che, a seguito dell’annessione di Roma al Regno d’Italia, venissero anch’esse lottizzate e parcellizzate. Dal punto di vista sociale tale fase è caratterizzata da una diffusa presenza di coloni e di enfiteuti, certamente non così numerosi rispetto alle migliaia di servi che popolavano il territorio in età antica. Sono pochi i resti monumentali risalenti a questo periodo: sono soprattutto le torri innalzate, in funzione di difesa, dalla nobiltà “nera”, come la Tor dé Schiavi e la Tor Tre Teste in località Tor Sapienza;

una terza e ultima fase (di insediamenti intensivi e socialmente non legati allo sfruttamento agricolo del suolo bensì alle nuove attività, industriali e commerciali e amministrative, che caratterizzano la modernità) si è aperta dopo il 1870, a seguito della proclamazione di Roma quale Capitale del nuovo Regno. È questa la fase caratterizzata dalle grandi ondate immigratorie provenienti dalle regioni centrali (Lazio e Marche) e, soprattutto, meridionali (Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia). L’industria edilizia diventa il volano dell’urbanizzazione che trasforma il territorio e “crea” i quartieri del nostro Municipio, producendo altissimi livelli di rendita. Un’edilizia del tutto “non regolata” e all’insegna della ricerca del massimo profitto attraverso l’occupazione e la cementificazione di tutti gli spazi liberi. Tuttavia non sono affatto trascurabili altre industrie che hanno lasciato sul territorio importanti testimonianze che meritano di essere valorizzate non solo sul piano storico, ma anche economico: la grande fabbrica della SNIA, l’ex Pantanella, lo stabilimento Serono, i depositi ATAC. In alcuni casi la valorizzazione è avvenuta, sebbene in modi molto discutibili. Sul piano sociale scompaiono gli antichi coloni, sostituiti dal nuovo proletariato urbano: edili, chimici, alimentaristi, lavoratori dei trasporti, ecc. Accanto alla classe operaia s’insedia massicciamente la piccola borghesia impiegatizia e della Pubblica Amministrazione (impiegati dello Stato e comunali, insegnanti), così come si estende l’artigianato e il commercio al dettaglio. Nel corso di questa terza fase un ruolo molto importante lo gioca anche il regime fascista, molto spesso con scelte negative come la creazione delle borgate Gordiani, Prenestina e Quarticciolo, nate come luoghi di deportazione delle migliaia di sfrattati dal centro storico, i figli dei cosiddetti “sventramenti” e del “piccone demolitore”. Tuttavia bisogna riconoscere che è proprio durante il periodo fascista che, in alcuni quartieri, si estende un’edilizia privata di un certo pregio anche se modesta (come il quartiere dei Villini al Pigneto) ma, soprattutto, opere pubbliche (edifici scolastici) destinati a durare nel tempo: la scuola Giulio Cesare in via Conte di Carmagnola, la scuola Carlo Pisacane in via dell’Acqua Bullicante, la scuola Ciro Menotti (attuale liceo Kant) in piazza Zambeccari, la scuola Carlo Moneta (attuale J. Piaget) in via Diana, la scuola Fausto Cecconi (attuale IC Artemisia Gentileschi) in via dei Glicini 60. Se il fascismo si è fatto co-promotore di un’intensa e disordinata urbanizzazione dei nostri quartieri, la prima conseguenza di ciò è stata la lotta antifascista, tanto durante la Resistenza, quanto nell’immediato dopo-guerra, che ha caratterizzato la storia e le forme di organizzazione e di partecipazione alla vita politica delle masse popolari insediatesi nei quartieri del Municipio V. Per quanto concerne la Resistenza, è particolarmente significativo che siano state assegnate ben due Medaglie al Merito Civile a due quartieri storici del nostro Municipio: Quadraro (2004), Centocelle (2017). Particolare rilievo acquista, in questo contesto, la lotta per la casa dagli anni Cinquanta agli anni Settanta, causata dalla diffusa presenza, sul territorio, di agglomerati di “abitazioni” che definire disagiate può essere considerato un eufemismo: i “borghetti” formati da gruppi di baracche più o meno estesi: la già citata borgata Gordiani, il borghetto Prenestino, il borghetto Alessandrino, il borghetto dell’Acquedotto Alessandrino, il borghetto del Torrione, quello di via Norma, e molti altri ancora. Sempre per quanto concerne la storia urbanistica del nostro territorio, non si può non ricordare le esperienze innovative che, sulla base di importanti leggi di riforma quali la Legge 167/62 e la Legge 865/1971, sono state realizzate sul piano di un migliore e più razionale assetto del territorio (il Piano di Zona Casilino 23, il quartiere di Tor Tre Teste, alcuni complessi edilizi nella zona di Tor dé Schiavi – Viale Agosta); esperienze che hanno visto all’opera famosi architetti-urbanisti come Carlo Aymonino e Ludovico Quaroni. Tanto le vicende legate alla Resistenza, quanto i fenomeni di massa partoriti dalla ricostruzione e dalle lotte per la casa furono oggetto di analisi sociologiche, di opere letterarie, di opere cinematografiche (tra queste ultime sono da citare “Roma città aperta” di Rossellini, “Il gobbo del Quarticciolo” di Lizzani, “Il ferroviere” di Germi, “Accattone” di Pasolini, “Un borghese piccolo piccolo” di Monicelli, “La messa è finita” di Moretti). Non bisogna inoltre dimenticare che anche i cosiddetti anni di piombo sono stati caratterizzati, nei nostri quartieri, da episodi dai risvolti drammatici e a volte anche tragici: basti ricordare le uccisioni di giovani militanti di diverso orientamento come Mario Zicchieri e Ciro Principessa.

A chiusura di questa brevissima storia non si può non accennare al macroscopico fenomeno che, probabilmente, costituisce l’inizio di una nuova “quarta fase”: l’imponente immigrazione proveniente da paesi europei (albanesi, romeni ecc.) come da paesi extra-europei (soprattutto bangladesi, cinesi, indiani) e che, da qualche anno, è diventata oggetto di numerosi studi e inchieste promosse da Università e Istituti di Ricerca.

 

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Fonte: Francesco Sirleto, La Storia e le memorie, Roma 2002

 

FRANCESCO SIRLETO, è stato per circa 40 anni (dei quali 31 nel liceo Benedetto da Norcia) professore di storia e di filosofia. Si è occupato di storia locale e dei movimenti per i diritti alla casa e ai servizi sociali. È stato anche consigliere nell’ex VI Municipio. Tra le sue pubblicazioni: Le lotte per il diritto alla casa a Roma (1998), La storia e le memorie (2002), Quadraro, una storia esemplare (2005), Il piacere dei testi (2020). Ha tradotto, dal tedesco, con P.S. Neri, il manuale di Patrologia di Hubertus Drobner (1998). Ha collaborato al Catalogo della mostra fotografica di Rodrigo Pais Abitare a Roma in periferia (2016).


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