Un’entrata al Parco tra gli sfasci

Il nuovo ingresso al Parco di Centocelle dal lato del Quadraro sarà delimitato dagli autodemolitori, perché dal 1980 non si riesce a delocalizzare queste attività
di Sergio Scalia - 8 febbraio 2014

Tra poche settimane partiranno i lavori per il II lotto dei lavori di sistemazione del Parco di Centocelle, con interventi di riqualificazione delle aree a verde e con l’apertura di una nuova entrata al Parco dal lato del Quadraro, su via di Centocelle.

Finalmente parte un’opera tanto attesa in quel quadrante, che può consentire anche ai cittadini del Quadraro di utilizzare quel patrimonio pubblico di verde rappresentato dal Parco di Centocelle, ma quando hanno visto il progetto i cittadini si sono accorti che il nuovo ingresso avrebbe consentito di accedere al Parco, ma solo passando tra due ali di veicoli rottamati, custoditi da uno dei tanti sfasci esistenti in quell’area, che si estende per circa 9.000 mq.

ricambi_05Subito le Associazioni di cittadini del Quadraro hanno posto il problema al Comune e il consigliere Salmeri ha proposto una risoluzione approvata all’unanimità dal Consiglio municipale nella seduta del 14 gennaio 2014, ma purtroppo il problema non sembra di facile soluzione perché è dal lontano 1980 che le amministrazioni comunali e regionali tentano di risolvere la questione dello spostamento in altre aree degli autodemolitori senza trovare soluzioni.

Già nell’ottobre del 1980 il Comune di Roma aveva disposto la delocalizzazione degli impianti preesistenti verso aree esterne al Grande Raccordo Anulare.

rottamazione_08Il DPR 915/1982 aveva demandato alle regioni l’individuazione delle aree idonee in cui delocalizzare gli impianti di autodemolizione come rifiuti speciali, sulla base dei criteri di cui al Piano Regionale per lo smaltimento dei rifiuti.
La Regione Lazio approvò il Piano Regionale per lo smaltimento dei rifiuti con delibera del Consiglio Regionale dell’11/12/86, prevedendo che i Comuni individuassero le aree su cui far sorgere i nuovi impianti.

Il Consiglio Comunale di Roma approvò la Deliberazione n. 111 del 7 luglio 1997 con cui venivano indicate 9 aree tra cui viale Togliatti-via Prenestina e v. Tor Cervara. A seguito di queste indicazioni, il 25/9/97 il Comune di Roma, la Provincia di Roma e la Regione Lazio hanno stipulato un Accordo di Programma “per la individuazione dei siti per la localizzazione ambientalmente compatibile delle attività di autodemolizione e rottamazione” e si è introdotta anche una speciale zona di PRG “M5” per le aree destinate a “servizi pubblici per attività di autodemolizione e rottamazione”.

In attuazione del predetto accordo di programma, il Comune di Roma con delibera G.M. 5048/98 emanava un bando pubblico stabilendo:

– che l’amministrazione provvede all’acquisizione delle aree individuate;

– che gli operatori debbono presentare progetti di impianto come singoli o riuniti in appositi consorzi;

A seguito dell’adesione al bando, le ditte interessate hanno sottoscritto le convenzioni con il Comune, prestato le dovute fidejussioni a garanzia della realizzazione dei progetti e per la bonifica dei siti preesistenti, depositato i progetti esecutivi nei termini prescritti.

Tuttavia, i siti individuati dal Comune e dalla Regione non sono poi risultati idonei per pareri contrari espressi dai Consigli municipali e recepiti dal Consiglio comunale, perché nessuno voleva sul proprio territorio una vasta area destinata a rifiuti speciali con la concentrazione di 15-20 autodemolitori.

Successivamente, venivano emanati i Decreti legislativi 209/03 e 152/06, che semplificavano le procedure e prevedevano il necessario adeguamento degli impianti di autodemolizione a specifiche prescrizioni tecniche, stabilendo che ogni titolare del centro di raccolta o di trattamento dovesse presentare alla Regione competente “domanda di autorizzazione”. Poiché la nuova normativa non prevedeva più la collocazione degli operatori in apposite aree per rifiuti speciali, come previsto dal DPR 915/82, ma dettava delle stringenti prescrizioni igienico-sanitarie, molte regioni, come la Toscana, l’Emilia,l’Abruzzo e la Sardegna, hanno autorizzato nuovi centri di autodemolizione in capannoni ubicati nelle zone artigianali, dove gli operatori in aree non superiori ai 2.000 mq, utilizzano spazi coperti con scaffalature dove conservare le parti smontate delle auto e un parcheggio limitato dove tenere un auto da rottamare per pochi giorni (dalle foto si può capire l’aspetto dei nuovi centri autorizzati in altre regioni).

Nel Lazio e a Roma si è continuato a puntare sull’individuazione di grandi aree e, prendendo atto dello “stallo” nella prosecuzione della procedura, con ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 3473 del 2/9/2005 veniva stabilita la creazione di un apposito ufficio commissariale (Soggetto Attuatore) per la delocalizzazione di tutti i centri di autodemolizione e rottamazione del Comune di Roma, il quale era incaricato di concedere, sospendere e revocare le autorizzazioni provvisorie concesse agli operatori.

Successivamente, il Sindaco di Roma, e poi il Direttore dell’Ufficio Commissariale, hanno prorogato di anno in anno le autorizzazioni provvisorie a 106 ditte nella città di Roma.

Gli stessi autodemolitori, che sono costretti a pagare ogni anno la fideiussione prevista dall’accordo di programma del 2008 e sono soggetti ad un rinnovo annuale di concessioni temporanee, hanno diffidato il Comune a risolvere il problema, dichiarandosi disponibili a soluzioni che consentano loro di ottenere autorizzazioni definitive, come avviene in altre regioni italiane.

Sul problema degli sfasci del Parco di Centocelle, il Municipio e le Associazioni di quartiere hanno chiesto un incontro con la Regione e con il Comune e speriamo che si riesca ad introdurre nel Lazio le procedure vigenti in altre regioni, senza riuscire a complicare ulteriormente dei passaggi semplificati dalle attuali leggi. Solo in questo modo si può delocalizzare in tempi rapidi l’autodemolitore di V. Centocelle per consentire un accesso adeguato al Parco e avviare in tutta Roma una procedura credibile per la soluzione di un problema che aumenta il degrado ambientale e danneggia gli stessi operatori.


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  Commenti: 2


  1. Propongo di correggere la fermata della inauguranda metro C anzichè “parco di centocelle”, “SFASCI di centocelle”, in modo da dare un riferimento toponomastico più coerente con la realtà.

  2. maria grazia bombino


    centocelle si indigna per la poca attenzione a questo importante sito archeologico. Se si potesse entrare da Centocellle attraversando la Casilina con un ponte perdonabile e ciclabile ; il parco vivrebbe di nuova linfa. Se entra gente con bambini , ciclisti, studiosi e quant’altro , si crea un circuito di vivibilità e di sicurezza. Da anni il CDQ Centocellestorica si batte su questo versante : qualcuno ascolta?. A chi fa gola il Parco? quali astrusi interessi si celano ?I rottamatori abusivo debbono sloggiare e subito …..la legalità deve essere ripristinata .

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