Urbanistica e architettura futuristica protagoniste del 2NC Fest

Il festival che si è svolto il 27 e il 28 febbraio all'ex Cartiera Latina, a due passi da Porta San Sebastiano

Due giorni di urbanistica ed architettura futuristica nel mezzo del Parco dell’Appia Antica, all’ex cartiera Latina a quattro passi da Porta San Sebastiano.

Variegate le installazioni che hanno arricchito questa seconda edizione di “Naked City” che ha avuto luogo il 27 e il 28 febbraio.Per il settore fotografico assolutamente notevole il lavoro del collettivo serbo “Belgrade Raw”, che vuole sottolineare gli aspetti positivi della capitale serba, spesso denigrata dai media internazionali.

Ottimo anche il lavoro diretto da Emiliano Mancuso di Officine Fotografiche, il quale ha coordinato l’operato degli allievi del Master in Fotogiornalismo Contemporaneo dando vita a progetti sull’emergenza abitativa, sulla boxe e su altre tematiche pregnanti.

Durante il festival sono stati proiettati due web-doc estremamente interessanti: il primo – 4Stelle Hotel, di Valerio Muscella e Paolo Palermo – racconta una giornata in compagnia della comunità multietnica che ha occupato un hotel romano. Il documentario interattivo illustra le difficoltà cui queste persone vanno quotidianamente incontro, denunciandone l’abbandono da parte delle istituzioni e il conseguente degrado sociale.

2ncfest-invitoAltro web-doc proiettato nel corso della due giorni è stato “Al centro di Tunisi”, realizzato da numerosi autori per conto dell’Università di Cagliari e il Politecnico di Torino. Il cortometraggio vuole raccontare la capitale tunisina all’indomani della cosiddetta “Rivoluzione dei Gelsomini” del 2010-2011. Come cambia una città dopo una rivoluzione? Quali cambiamenti subisce lo stile di vita delle persone? Davvero la rivoluzione migliora il tenore di vita della popolazione? “Al centro di Tunisi” prova a rispondere a queste domande, offrendo un nuovo punto di vista su una realtà spesso abbandonata dai media.

Altro lavoro estremamente interessante è ReTer, un esperimento di cartografia critica che tenta di realizzare mappe su ambiti circoscritti del vivere comune. Il progetto – curato dal network NCP – muove dal crowdmapping, cioè dalla produzione di mappe realizzata da cittadini e singoli utenti, ed ha come intento quello di analizzare la città sotto diversi punti di vista. È così che nascerà la mappatura degli orti urbani, dei disservizi e delle criticità, dei conflitti ambientali e di altre problematiche, così da localizzare vizi e virtù della città e consentire alle amministrazioni un intervento più mirato ed efficace.

A dimostrazione della puntualità d’intervento degli organizzatori, nel pomeriggio del 27 febbraio si è tenuta una conferenza dal titolo: “Roma opera aperta: arte pubblica e centralità delle periferie tra partecipazione e rigenerazione urbana”. Alla prima sessione della tavola rotonda – dal titolo “Arte pubblica e centralità delle periferie” – hanno partecipato, tra gli altri, Patrizia Ferri e Fabio Briguglio, rispettivamente condirettore e vicedirettore del CeDRAP (Centro di documentazione e ricerca sull’arte pubblica), Enzo Scandurra, Emanuele Piccardo e Maria Giovanna Mancini. La seconda sessione – intitolata “Partecipazione e rigenerazione urbana” – è stata animata dagli interventi di Paolo Colarossi, Stefano Taccone, Francesca Mezzano ed altri esperti del settore.

Foto di Daniele Cametti Aspri
Foto di Daniele Cametti Aspri

Nel corso della conferenza sono emerse idee lucide per riprendere in mano le periferie romane e sottrarle al disagio, al conflitto e all’abbandono istituzionale. In questo percorso di riappropriazione delle periferie un ruolo centrale dovrà svolgerlo l’arte, capace di dare valore ad intere zone fino ad oggi denigrate e sottovalutate. Sarà in particolare l’arte urbana e pubblica a rivalutare le zone oggi caratterizzate da disagi e malfunzionamenti.

Ed è con questo auspicio e questo atteggiamento ottimistico che si chiude 2NC, un festival lungimirante, capace di criticare ma di proporre al contempo soluzioni innovative e valide, coraggiose e quasi incuranti delle critiche degli ottusi. Un festival che guarda alle esperienze urbanistiche estere, ma sa valorizzare e premiare l’ottimo lavoro dei giovani fotografi romani, degli architetti che da anni lavorano alla rivalutazione delle periferie italiane e degli ingegneri che stanno dando vita alla cartografia partecipata. Una kermesse capace di offrire nuovi spunti per una cittadinanza sempre più attiva, consapevole ed organizzata, come nella miglior tradizione culturale europea.

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