Via Prenestina Antica: quale futuro?

È ormai ridotta ad una discarica a cielo aperto, con piscina maleodorante annessa, l’area, all’altezza di via di Tor Tre Teste, che contiene i resti dell’antico tracciato viario e di numerose tombe e mausolei
Olga Di Cagno - 20 novembre 2018

Una discarica a cielo aperto, una pozza maleodorante, un terreno pieno di rifiuti ed erbacce incolte, un “non luogo”, così si presenta in questi giorni l’area posta su Via Prenestina all’angolo con via di Tor Tre Teste che al suo interno contiene un importante tratto dell’antica Via Praenestina ed una serie di mausolei e di tombe annesse, tutti reperti databili tra il I secolo a.C ed il I secolo d.C.

Una desolazione! Di più: un monumento all’ignavia!
Purtroppo un luogo segnato da un reato infamante per una città che dovrebbe essere la detentrice e la custode di uno dei patrimoni artistici maggiori al mondo, giace nell’incuria, per mancanza di decisione amministrativa e/o politica.

L’area del cantiere posto all’incrocio tra Via Prenestina e Via di Tor Tre Teste (che i numerosi passanti in auto e non degnano appena di uno sguardo frettoloso) si presenta oggi, a quanti vogliano provare la visione di un fotogramma di estremo degrado affacciandosi alle reti di recinzione, oramai come un’area completamente abbandonata, totalmente desolata, assolutamente devastata dall’incuria.
Scarti e rifiuti di varai natura, bottiglie, fusti, lattine, immondizia in genere, sono le uniche macchie di colore che si notano tra la fitta e rigogliosa (purtroppo) vegetazione che ricopre totalmente l’area.

Il tracciato dell’antica strada ormai non si riconosce più, al suo posto una pozza di acqua piovana e maleodorante.

I resti delle tombe sono stati ricoperti dalle erbacce e sotterrati dalle immondizie sparse.

Un sito (in basso una foto del maggio 2016) che sarebbe potuto diventare un gioiello splendente da valorizzare per rendere fruibile anche l’archeologia nelle aree periferiche della città è un luogo dimenticato e da dimenticare. Certamente non si può andare fieri di un degrado del genere.

Le domande sono sempre le stesse: perché? Quando?

Perché si è costretti ad assistere ad uno spettacolo così desolante invece di godere di una parte del nostro patrimonio culturale e renderlo luogo di valore per il territorio?

Quando si riuscirà a realizzare una sistemazione dell’area?

Domande queste ancora inascoltate e delle cui risposte no, purtroppo, ancora non sappiamo nulla.

Noi continueremo a vigilare e a denunciare, magari un giorno, qualcuno… magari un giorno…

Olga Di Cagno


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