

Un secolo dopo il disegno originale firmato dall’architetto Raffaele de Vico, il Campidoglio ha deciso di rendere omaggio al celebre boulevard con un intervento di restyling
A Roma, il tempo sembra scorrere in modo diverso. Passano i decenni, cambiano i governi, ma certi luoghi restano lì, a raccontare storie di architettura e memoria urbana. È il caso di viale Mazzini, elegante arteria del quartiere Prati, che quest’anno spegne cento candeline.
Un secolo dopo il disegno originale firmato dall’architetto Raffaele de Vico, il Campidoglio ha deciso di rendere omaggio al celebre boulevard con un intervento di restyling che unisce rispetto per la storia e visione contemporanea.
La cornice è quella del Giubileo 2025, ma il cuore dell’operazione batte per la città. “Ridare decoro a una delle vie più belle di Roma – ha detto il sindaco nel presentare il progetto – è anche un modo per restituire identità e bellezza ai cittadini”.
I lavori, partiti lo scorso settembre, stanno entrando nella fase finale. Un chilometro di viale – 35mila metri quadrati – sta cambiando volto: più verde, marciapiedi rifatti, sampietrini sistemati e una nuova pista ciclabile. Addio parcheggi abusivi, benvenuta mobilità sostenibile.
Il capo segreteria dell’assessorato all’Ambiente, Daniele Barletta, ha illustrato i dettagli in commissione: “Stiamo ripristinando il filare originario di lecci e cipressi, rimuovendo le ceppaie e inserendo nuove alberature in linea con il progetto storico”. Gli ulivi, introdotti in tempi più recenti, sono stati trasferiti con cura nel parco dei Romanisti, dove già hanno trovato una nuova vita grazie all’impegno di cittadini e associazioni.
Otto dei dieci lotti previsti sono già stati completati. Sono state risistemate le siepi ornamentali, migliorata l’illuminazione pubblica e potate le chiome degli alberi. Il cronoprogramma – assicurano dal Campidoglio – sarà rispettato: la consegna definitiva è attesa per l’inizio di agosto, giusto in tempo per le celebrazioni ufficiali.
Non mancano però le attenzioni al contesto sociale. Viale Mazzini, come molte zone centrali della Capitale, ospita situazioni di fragilità. Il coinvolgimento del dipartimento Politiche Sociali ha permesso di mappare la presenza di persone senza fissa dimora.
Due tende sono state individuate, ma i successivi sopralluoghi non hanno rilevato presenze stabili. “È un segnale positivo – ha sottolineato Sandro Petrolati, capogruppo di DEMOS – ma resta alta l’attenzione”.
Infine, il senso profondo di questo intervento: non solo un maquillage estetico, ma una cura del dettaglio, un atto d’amore per una strada che ha segnato la storia urbanistica di Roma. A cento anni dal tratto di matita dell’architetto De Vico, viale Mazzini si prepara a scrivere una nuova pagina. Più verde, più bella, più vivibile.
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