Villa Abamelek

Fin dal 1991 è la residenza degli ambasciatori sovietici
Makaa Jade - 19 Febbraio 2019

Villa Abamelek si trova vicino Villa Pamphili ed il suo ingresso si trova all’incrocio tra Via Aurelia Antica e Via delle Fornaci.

Villa Abamelek è la residenza degli ambasciatori sovietici fin dal 1991. Prende il nome dall’aristocratico russo Semion Semionovich Abamelek Lazarev, che l’acquistò nel 1907 dalla famiglia Ricasoli.
Oggi comprende, grazie ad interventi architettonici susseguitesi nel tempo e realizzati da numi illustri quali Alessandro Galilei e Andrea Busiri Vici, un portico, una torretta, la Palazzina Belvedere, la chiesa dedicata a Santa Caterina Martire, un teatro chiamato “Casino delle Muse” e un parco di ventisette ettari, che ospita una variegata presenza di animali, quali ricci e volpi.

La storia della villa però risale alla fine del ‘500 quando compare con il nome di “vinea Ginettorum” appartenuta al cardinale Marzio Ginnetti (1585-1671), proprietario dell’omonimo palazzo di Velletri e medesimo “M. Cardinal Ginetti” che sottoscrisse l’accusa di eresia a Galilei nel 1636. Dopo la sua morte la Villa è citata nella Taxa Viarum del 1695, come “già vigna di Francesco Ginetti di undici pezze e sei nodi appartenente a Paolo Girolamo Torre”, banchiere genovese che dal 1677 si arricchì finanziando i papi per l’estrazione di argento fino dalle miniere di Tolfa.
Nel 1700 in questa sua residenza ebbe luogo uno straordinario evento: il 22 agosto si tenne una riunione di vescovi, in previsione del prossimo conclave, a causa della grave malattia del Papa Innocenzo XII, che morì, infatti, il 27 settembre di quello stesso anno. L’erede della famiglia Torre, Giovanni Battista cedette per motivi finanziari nel 1722 la villa all’Ospedale di Santo Spirito in Sassia, per essere acquistata nel 1734 dal monsignor, poi cardinale, Giuseppe Maria Ferroni (Firenze, 1693-Roma, 1767), che incaricò l’architetto Alessandro Galilei (Firenze, 1691- Roma 1737) di arredare e modificare il giardino, ampliato con l’aggiunta della vicina vigna del cardinal Bichi.
Dal 1741 si alternarono nella proprietà numerose altre famiglie: i Nivers, già proprietaria della vicina Villa del Vascello, i Torlonia, i Valentini, i Giraud, divenuti nel frattempo anche loro proprietari della Villa del Vascello, e anche, nel 1854 i Pamphili. Filippo Andrea V Doria Pamphili, infatti, la fece restaurare da Andrea Busiri Vici ma già nel 1863 la villa passò alla famiglia Ricasoli che la vendette nel 1907 al principe russo Abamelek.

Questi incaricò Vincenzo Moraldi al riassetto del parco e dell’edificio, acquistando vigne limitrofi e terminando l’ampliamento della struttura architettonica del Casino nel 1914 oggi chiamato Palazzina Belvedere. Impreziosì il paesaggio con sculture antiche e vi edificò anche un teatro, Il principe acquistò poi le terre al di qua dell’attuale stazione di San Pietro, appartenute alla Confraternita di Santo Spirito, per edificare una chiesa ortodossa, da dedicare a Santa Caterina Martire, e affidò il progetto all’architetto Pokrovskij, approvato dallo stesso imperatore russo, Nicola II nel 1913, ma i lavori inizieranno soltanto nel nuovo millennio, quando il Patriarcato di Mosca consegnerà il progetto alla Ditta “Di Pace srl” nel 2003.

Con la morte della vedova del principe Maria Pavlovna Demidoff,  la villa fu donata nel 1947 all’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, affinché venisse eletta a residenza degli ambasciatori sovietici.

Dopo l’eccezionale apertura al pubblico nell’anno giubilare del 2000 la villa può essere visitata attraverso la prenotazione presso la medesima ambasciata e vi si può accedere anche per godere degli eventi, mostre e concerti che qui hanno luogo, tramite un invito dell’assessore alla cultura di Piazza Campitelli.

 

Makaa Jade


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