

Al centro della polemica c’è l’ipotesi di realizzare un nuovo edificio all’interno di Villa Borghese, accanto alla storica sede seicentesca della Galleria
Doveva rappresentare il passo decisivo verso una Galleria Borghese più moderna, aperta alla didattica e agli eventi culturali. Ma il progetto di ampliamento del celebre museo romano si è trasformato in poche ore in un caso politico e culturale capace di dividere storici dell’arte, associazioni e amministratori.
Al centro della polemica c’è l’ipotesi di realizzare un nuovo edificio all’interno di Villa Borghese, accanto alla storica sede seicentesca della Galleria.
Un volume destinato a ospitare sale conferenze, spazi per attività educative e nuove aree espositive, pensato per rafforzare il ruolo del museo e trasformarlo in un polo culturale permanente, non più soltanto meta del turismo internazionale mordi e fuggi.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra la direzione della Galleria e il Ministero della Cultura, che hanno affidato alla società di ingegneria Proger Spa la redazione del progetto di fattibilità tecnico-economica.
Anche il Campidoglio aveva inizialmente espresso un orientamento favorevole attraverso una memoria di giunta, subordinando però qualsiasi intervento al pieno rispetto del valore storico, paesaggistico e monumentale della Villa.
Ma proprio l’idea di inserire una nuova struttura nel cuore del parco storico ha scatenato una dura reazione da parte del mondo della tutela.
Italia Nostra e l’associazione Bianchi Bandinelli hanno parlato apertamente di una deriva culturale che rischierebbe di sacrificare l’identità del luogo in nome della logica dell’attrazione turistica.

Secondo le associazioni, alterare l’equilibrio architettonico e paesaggistico di Villa Borghese significherebbe compromettere uno dei contesti storici più delicati della Capitale.
Ancora più netta la posizione dello storico dell’arte Tomaso Montanari, che ha attaccato il progetto definendolo incompatibile con il valore simbolico e culturale del sito. Per lo studioso, costruire un nuovo volume all’interno della Villa equivarrebbe a introdurre un elemento estraneo in un sistema urbano e monumentale rimasto sostanzialmente intatto nei secoli.
Le polemiche hanno spinto anche il Comune a correggere il tiro. Con una nota congiunta, gli assessori capitolini all’Urbanistica, alla Cultura e all’Ambiente hanno precisato che il documento approvato dalla giunta non costituisce alcun via libera definitivo, ma soltanto un atto preliminare finalizzato ad avviare il confronto istituzionale sul progetto.
Palazzo Senatorio ha inoltre sottolineato che ogni eventuale trasformazione dovrà essere valutata nel rispetto assoluto delle tutele archeologiche, paesaggistiche e monumentali che insistono sull’area.
Un passaggio che rimette ora il destino dell’intervento nelle mani della Soprintendenza statale e della Sovrintendenza Capitolina, chiamate a stabilire se un nuovo edificio contemporaneo possa realmente convivere con il disegno storico di Villa Borghese e con l’eredità architettonica lasciata dalla famiglia Borghese nel cuore della città.
Così, mentre il Ministero punta a rafforzare il ruolo internazionale della Galleria attraverso nuovi spazi e servizi, il dibattito si trasforma in uno scontro più ampio sul futuro dei luoghi storici di Roma: innovare senza tradire l’identità della città resta ancora una delle sfide più delicate della Capitale.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.