

All’ex Manicomio Santa Maria della Pietà
Roma è grande, grande come nove città italiane messe insieme; così si sono formate spontaneamente, al suo interno, circa 198 micro-città. Sono luoghi dai confini e con un’identità precisa, costruiti su storia, memoria e caratteristiche territoriali. Di queste micro-città gli abitanti hanno una percezione ben precisa ed a loro serve questa umana strategia di radicamento, di identificazione, che vale anche per chi arriva da fuori per stabilirsi a Roma. Sappiamo bene purtroppo che questo “sentire”, subendo varie pressioni antisociali, come le aggressioni dell’edilizia selvaggia ed il degrado degli spazi pubblici, non alimentato positivamente dalle istituzioni, ha causato l’abbandono di strutture al disfacimento ed aree verdi alle ortiche.
Adesso fortunatamente i cittadini si stanno mobilitando, anche con l’aiuto di artisti e scrittori, innescando un circolo virtuoso che ha mobilitato anche le Istituzioni, attraverso la Street Art per esempio, ma anche con azioni di bonifica in vari quartieri della Capitale. Personalmente, inseguendo le operazioni del Collettivo artistico popolare nel Quartiere Primavalle, ho ri-scoperto il Parco dell’ex Manicomio di Roma, Santa Maria della Pietà, adesso colorato dal progetto ideato dallo scrittore Maurizio Mequio e realizzato dagli artisti di Muracci Nostri, con l’autorizzazione e il supporto della Asl Rm E; artisti che hanno illustrato, con la loro sensibilità, un luogo di dolore, facendone poesia. Ho anche scoperto soprattutto, un interessante Museo Laboratorio della Mente, istallato nel ex padiglione 6, che vuole far ripercorrere al visitatore la storia del complesso ospedaliero, dalla sua fondazione come ospedale dei poveri forestieri e pazzi, alla sua definitiva chiusura come “complesso manicomiale”.
Sarebbe lungo anche solo riassumere il pensiero di Franco Basaglia, psichiatra e neurologo italiano, professore, fondatore della concezione moderna della salute mentale, riformatore della disciplina psichiatrica in Italia ed ispiratore della Legge Basaglia (n. 180/1978) che avviò una fondamentale revisione degli ospedali psichiatrici e promosse rilevanti trasformazioni nei trattamenti. Così questo Museo vuole evocare la memoria del manicomio, articolandosi in sette aree dedicate alla “percezione” della malattia mentale, alla vita interna degli istituti ospedalieri, alle metodologie cliniche ma infine soprattutto alla figura di Franco Basaglia, in rapporto ai movimenti di riforma degli anni ottanta. Basaglia infatti si è occupato da psicopatologo della malattia mentale, ma con l’attenzione a salvaguardare la soggettività del malato, di fronte alla violenza del sapere psichiatrico, per riscoprirne la dimensione più misteriosa ed umana. Per poter far questo, ci avverte con la sua opera, è necessario operare una sospensione di tutte le categorie sclerotizzate per poter ridare parola al paziente.
Le isole tematiche si sviluppano in varie postazioni, in rapporto ad un lungo muro trasparente che divide a metà l’intero piano, creando un percorso che porta i visitatori a dei contatti visuo-percettivi del mondo, considerato “altro”, del disagio mentale. Quindi l’obiettivo è, non solo quello di documentare, attraverso diapositive, oggetti e messaggi multimediali, la vita all’interno della struttura, ma anche di stimolare una riflessione più ampia circa il problema della salute mentale ed il fragile confine tra normalità e diversità, facendo entrare il visitatore anche in ambienti dove si possono verificare alterazioni percettive (ad esempio la Camera di Ames). Tutto questo a dimostrare che tutto è relativo, ma soprattutto per avvicinarsi ad un “sentire” che ci pone in contatto coi nostri simili, in un’epoca di eccessiva autoreferenzialità. Servono a questo anche le testimonianze di ex pazienti, raccolte in sequenze audiovisiva, storie dolorose di uomini e donne che hanno vissuto, per decenni, all’interno di quel manicomio, dove veniva usata la camera di contenzione (in cui i pazienti restavano legati al letto per giorni) o l’apparecchio per la terapia elettroconvulsivante (TEC), comunemente nota come elettroshock, basata sull’induzione di convulsioni nel paziente, successivamente al passaggio di una corrente elettrica attraverso il cervello.
Infine sono esposte le opere di alcuni pazienti artisti, che sicuramente combattevano il loro disagio attraverso la creazione. L’Arte ha occupato un posto fondamentale anche nella rivoluzione di Basaglia, fu lui infatti ad istituire per primo i laboratori di pittura e di teatro nell’ospedale psichiatrico, per poi andare completare la sua rivoluzione con il concepire che i pazienti potevano lavorare in cooperativa e svolgere addirittura lavori riconosciuti e retribuiti.
Il Museo Laboratorio della Mente, un museo di narrazione multimediale e interattivo, è stato realizzato in collaborazione con Studio Azzurro (Studio Azzurro Produzioni s.r.l. via Procaccini 4 C.O. La Fabbrica del Vapore. 20154. Milano).
Un luogo da visitare, insieme al Parco colorato dagli artisti del Collettivo popolare Muracci Nostri. Mettendosi in contatto con la segreteria si possono attivare anche visite scolastiche e sul sito si possono trovare ulteriori informazioni.
Santa Maria della Pietà – Museo Laboratorio della Mente, piazza S. Maria della Pietà, n.5 – padiglione 6 – “Entrare fuori, uscire dentro”
Segreteria/prenotazioni: tel. 06/6835 – 2927 – 2856 – 2807 –prenotazioni@museodellamente.it – www.museodellamente.it
FOTO DI VALTER SAMBUCINI –
1) Dipinto di Gomez sule pareti esterne del padiglione n.6
2) Camera di Ames
3) Letto ed apparecchi elettrici per la TEC
4) Installazione
5) Farmacia
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