White Noise, mostra di André Komatsu all’Ambasciata del Brasile a Roma

Dall'11 maggio al 5 giugno 2015. Vernissage il 9 maggio

L’Ambasciata del Brasile a Roma, Galeria Vermelho e Pirelli presentano, dall’11 maggio al 5 giugno 2015, la mostra “White Noise”, personale dell’artista brasiliano André Komatsu, presso la Galleria Cândido Portinari dell’Ambasciata del Brasile, in Piazza Navona 10.  Inaugurazione il 9 maggio alle ore 19,00.

L’artista può essere visto anche nell’esposizione “É tanta coisa que não cabe aqui”, che fa parte della programmazione della 56ª edizione della Biennale Internazionale d’Arte di Venezia.

André Komatsu (Foto Ging Musa)
André Komatsu (Foto Ging Musa)

In “White Noise” André Komatsu dà continuità alla sua recente ricerca, che, attraverso l’errore, l’incidente e il conflitto, presenta possibili alternative per sistemi ampiamente inseriti nella contemporaneità, problematizzando, con tali procedimenti, questioni come la costruzione, la decostruzione, la cancellazione o, perfino, la riaffermazione di informazioni perdute.

Il titolo della mostra fa riferimento a una tecnica sviluppata negli anni ’50, un tipo di rumore prodotto dalla combinazione simultanea di suoni di tutte le frequenze, con la quale si puntava a studiare gli effetti dell’isolamento e della manipolazione corporale nei prigionieri di guerra. Questa tecnica è impiegata in situazioni in cui c’è l’intenzione di camuffare una informazione, mescolandola ad altri suoni su differenti livelli, gravi e acuti.

Strumento di tortura utilizzato dalle dittature latinoamericane, la tecnica del “rumore bianco” aveva lo scopo di creare una rottura politica, sociale ed economica nei paesi sottosviluppati o in via di sviluppo. Il risultato si ebbe per mezzo di interventi militari presso la popolazione. L’eredità lasciata dalla dittatura nella maggior parte dei paesi dell’America Centrale e del Sud è stata l’assenza di memoria, o meglio, la frammentazione di informazioni e ricordi sullo status quo.

 

“Educação Básica” (Educazione di Base), opera che completa la serie iniziata da Komatsu nel 2015, utilizza sacchi di plastica impiegati per impacchettare sabbia e pietre, materiali basilari per la costruzione delle città. Di questi sacchi Komatsu cancella parzialmente le informazioni del prodotto stampate sulla plastica, lasciando soltanto alcuni simboli, parole e forme. Questa operazione suggerisce percorsi che rimettono all’educazione e alla formazione di principi sociali di base di ogni popolo. Le informazioni lasciate sui sacchi di plastica formano, insieme a piccole interferenze, l’affermazione di un discorso o, forse, di una educazione di principi basilari della società, stabilendo allo stesso tempo un campo astratto.

In “Contra Regra” (Contro Regola), anch’essa del 2015, l’artista si avvale dell’errore e dell’illusione per stabilire un altro sguardo su questioni legate alla geometria. Nell’opera, Komatsu altera le forme geometriche, contrapponendo un sistema logico ad un altro sbagliato che inganna lo sguardo nel costruire una proiezione mediante delle ombre.

Procedimento analogo appare in “Mérito” (2014), dove Komatsu installa una squadra di acciaio vecchio e già danneggiata sulla parete. La squadra in riposo rivela una piccola distorsione in rapporto all’ortogonalità dell’architettura dell’edificio. Questo oggetto, la cui funzione in geometria è quella di stabilire l’ordine e la certezza (l’angolo di 90 gradi), quando viene appeso si destabilizza, creando un campo angolato e proiettato nella pittura della parete. Nel corpo della squadra c’è una falla, una superficie dura e abbozzata che propone un intervallo nella proiezione della parete.

Orari: dal lunedì al venerdì, ore 11-17
Info: +39 06.68398456
web: roma.itamaraty.gov.br

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