

Lettera di una figlia a ventisette anni dalla morte del padre
Carissimo papà Guglielmo,
sei morto dopo aver letto i miei scritti, in cui hai scoperto che sono stata abusata sessualmente da preti.
Tu uomo di ordine e regole, sei “crepato” dentro e il tuo dolore si è espresso in tre sospiri prima di morire d’infarto il 12 giugno 1998.
Io ho sentito quando sei morto. Stavo facendo ginnastica in palestra e all’improvviso la mia energia è venuta meno… ho tentato di alzare i pesi ma non ce la facevo.
Le prime due volte ci sono riuscita con fatica, ma la terza mi è stato impossibile.
E soprattutto ho sentito come se qualcosa si staccasse dal mio corpo. Sensazione che ritorna viva, mentre ora ti scrivo.
Mi ricordo di aver posato i pesi e di aver guardato l’orologio sul muro della palestra: segnava le 18:50.
In questi ventisette anni di tua assenza ho cercato di non tradirti, onorando il tuo nome e ciò che mi hai donato: un mondo immenso. Soprattutto il concetto di libertà.
Ricordi papà? Il concetto di libertà e il suo significato me lo ha donato tu, ex emigrante nell’Argentina di Peron e uomo dei servizi e della digos negli Anni di Piombo.
Ricordi quel giorno? Io avevo quasi cinque e facevamo una passeggiata mano nella mano in via Merulana. Papà tu eri l’amore fulgido di me bambina, ed è quel giorno che mi hai fatto scoprire scoprire la libertà.
Siamo entrati in una pasticceria, rimasi abbagliata da ciò che vi era. Tu mi hai domandato cosa volessi. Io non risposi subito e quando risposi, dissi abbracciata a te: «Papà, veramente… la pastarella… o il pasticcino, non so».
Tu mi desti un bacio e mi dicesti parole che mi sono entrate dentro: «Betty scegli a papà, scegli, perché se non scegli tu, qualcun’altro altro nella vita sceglierà per te».
Ho cercato, nel mio essere umano e nel mio essere persona non onnipotente, di essere fedele a queste tue parole, che con il passare degli anni hanno un significato profondo.
Grazie papà Guglielmo del tuo amore espresso anche con le parole. Grazie per avermi spinto a essere una donna consapevole e libera.
Tua figlia Albertina
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