25 novembre: giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Gli allarmanti numeri di una emergenza criminale a Roma e in Italia
di Luciano Di Pietrantonio - 24 Novembre 2012

A Roma, ogni 43 ore, nel 2006, si registrava uno stupro o violenza sessuale, pari a 201 casi, nel 2011, si è passati a 273 casi, uno ogni 32 ore, questi i dati comunicati dall’Osservatorio della Regione Lazio.

All’inizio di novembre, di questo 2012, in Italia ci sono state 115 donne uccise, una ogni 60 ore.

Nel nostro paese sono 6 milioni 743.000 donne, pari al 31,9% della classe di età, tra i 16 e i 70 anni che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita, questo è quanto viene evidenziato dal “Rapporto sulla criminalità in Italia”, del Ministero degli Interni.

Basterebbero questi pochi numeri per comprendere la gravità di un fenomeno chiamato, con un nome nuovo, “femminicidio”, termine usato quando una donna viene uccisa da un uomo e che nel corso degli ultimi anni ha assunto le caratteristiche di una vera e propria emergenza criminale.

Quali sono le violenze contro le donne?

Sono diverse le forme di violenza: fisica, sessuale, psicologica e lo stalking. In termini pratici sono: minacce, strattonamenti, colpi con oggetti, schiaffi, pugni, calci o ustioni, tentativi di strangolamento o di soffocamento, stupri, tentati stupri, costrizione a far sesso con terzi, molestie.

Queste sono le forme di violenza che diversamente affliggono ed hanno afflitto la vita di molte donne. La violenza si esprime con modalità e forme diverse. Più o meno gravi, più o meno frequenti, diversamente intaccano l’identità, l’esistenza delle donne: senza contare le violenze psicologiche e le forme di persecuzione al momento della separazione del partner.

Violenze subite nei luoghi più intimi e dalle persone più care. Violenze che hanno aspetti comuni, la trasversalità della classe sociale e il silenzio che le circonda.
Poche, anzi pochissime sono denunciate e un terzo non sono mai state raccontate.

Le informazioni sono state ricavate da un indagine Istat, ma non è possibile analizzare confronti con il passato su queste tematiche, però è la prima che ha permesso di rilevare violenze e maltrattamenti in famiglia in modo approfondito.

Queste situazioni, anche se in forme differenti, sono presenti in quasi tutti i paesi del mondo, tanto da spingere nel dicembre 1999, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha designato, anche su sollecitazione di un incontro di donne a Bogotà (Columbia) nel 1981, il 25 novembre come “ la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG ad organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica in quel giorno per favorire la presa di coscienza su questo drammatico problema.

Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio, delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Trujllo (1930-1961) il dittatore che tenne, la Repubblica Domenicana, nell’arretratezza e nel caos per oltre tre decenni.

Il 25 novembre 1960, le sorelle Mirabel, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze del carcere, in una piantagione di canne da zucchero, furono torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.
L’assassinio delle sorelle Mirabal è ricordato come uno dei più truci della storia domenicana.

Quest’anno nel nostro paese il 25 novembre è amplificato dai media (televisione pubblica e commerciale, da tutti i tipi di emittenti radio, dai quotidiani e dalle riviste) con grande risalto, oltre alle iniziative, ai dibattiti, ai forum che vengono organizzati negli ambiti istituzionali: dalle Regioni alle Provincie, dai Comuni ai Municipi, e dall’Associazionismo alle forze politiche e del volontariato, si avverte e si prende coscienza in questo movimento di opinione pubblica, della complessità di un fenomeno, che deve trovare risposte adeguate attraverso la prevenzione, la protezione delle vittime e la punizione dei colpevoli.

Malgrado questo grande movimento contro la violenza alle donne, arriva il richiamo dell’Onu al Governo: “In Italia resta un problema grave, risolverlo è un obbligo internazionale.” Sono le osservazioni all’Italia di Rashida Manjoo, delle Nazioni Unite per il contrasto della violenza sulle donne, sono pesanti.
“Femminicidio e femmicidio sono crimini di Stato tollerati dalle pubbliche istituzioni per incapacità di tutelare le donne che vivono diverse forme di discriminazione e di violenza durante la loro vita.”
In Italia, sono stati fatti sforzi da parte del Governo, attraverso l’adozione di leggi e politiche, incluso il Piano di Azione Nazionale contro la violenza, ma i risultati non hanno però portato a una diminuzione di femicidi o sono stati tradotti in un miglioramento delle condizioni di vita delle donne e delle bambine.

E’ una strada ancora tutta in salita, ed ecco perché è necessario approvare la “Convenzione Nazionale”, secondo le indicazioni del Consiglio d’Europa (Istanbul 2011), sulla prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne e della violenza domestica.

Per questi motivi dovrebbe essere sempre, in tutto l’anno, presente lo spirito del 25 novembre. 


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