Municipi:

5 mila imprese chiuse nell’ultimo anno, di cui 2 mila negli ultimi tre mesi

E 20 mila posti di lavoro persi. La Confesercenti: basta con nuovi centri commerciali

5 mila imprese chiuse nell’ultimo anno, di cui 2 mila solo negli ultimi tre mesi, per un totale di 20mila posti di lavoro persi.

Questi gli allarmanti numeri della crisi che sta colpendo il settore delle piccole e medie imprese strette nella morsa della grande distribuzione.

A rendere noti questi dati la Confesercenti pronta a scagliarsi contro il piano del commercio che prevede l’apertura di nuovi centri commerciali, invitando il sindaco Alemanno a rivedere la proposta e contenere la logica delle liberalizzazioni sfrenate.

"Se si spengono le luci del commercio chiudono le città – così spiega il motivo della battaglia contro la grande distribuzione il presidente dell’associazione Walter Giammaria – Il quadro dei consumi è veramente nero il potere di acquisto delle famiglie è arrivato ai minimi storici. Nel settore alimentare le perdite ammontano a -15% e nel non alimentare si oscilla intorno al -25% con punte del 40%."

E sembra proprio che il primo cittadino sia intenzionato a bloccare la nascita dei nuovi colossi del commercio, scaricando la responsabilità di questa decisione sulla precedente amministrazione accusandola di avere di permesso la crescita esponenziale di centri commerciali senza badare alle reali esigenze dei cittadini.

"E’ nostro compito in un momento di crisi evitare che la grande distribuzione distrugga posti di lavoro nel piccolo e medio commercio." Stando a questa affermazione di Alemanno, l’assessore al commercio Bordoni sarà costretto a spiegare a chi a maturato diritti e licenze che i loro shopping center non si faranno.

D’accordo anche sul tema delle liberalizzazioni con l’esortazione del sindaco di mantenere i 7 giorni festivi l’anno senza aprire a tutti i costi, come avvenuto per il caso dell’ apertura del 1 maggio che peraltro ha avuto pessimi risultati.

Perchè lo scorso novembre il piano del commercio era intoccabile, mentre adesso Alemanno dichiara guerra alle nuove strutture già munite di autorizzazione? (ricordiamo la previsione dell’apertura di 16 nuove megastrutture di cui 8 già autorizzate ed altre 8 in attesa di approvazione). Si tratta di una manovra per accaparrarsi i voti degli imprenditori nelle prossime elezioni oppure di vera preoccupazione per il destino dei lavoratori?

Per avere una convincente risposta a questi quesiti non ci resta che attendere lo svolgimento dei fatti.

Intanto è previsto per il 16 maggio un incontro con il presidente di Confcommercio e con le altre associazioni.  

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