

Fatti e misfatti di aprile 2013
“5 Stelle” di violenza, sì o no?
“Il vero problema non è che qualcuno davanti a Palazzo Chigi durante il giuramento del Governo – ha scritto su “Facebook” il consigliere comunale torinese “5 Stelle” Vittorio Bertola – ha sparato ai carabinieri. Il vero problema è che in questo momento, ne sono assolutamente certo, ci sono alcuni milioni di italiani che pensano “peccato che non abbia fatto secco almeno un ministro””.
Ma che cosa pensa, di questo scritto e di altri simili, su “Facebook” o addirittura sul suo “blog”, firmati da tanti suoi “cittadini” l’urlatore Beppe Grillo? Lui, per carità, si è subito dissociato da ogni tipo di violenza, ma che cosa intende fare – se può – per invitare a dissociarsi anche tutti i suoi “5 Stelle”? E, visto che ha l’espulsione tanto facile per quanti non si attengono al suo dire, che cosa intende fare nei confronti di quel “suo” Vittorio Bertola il quale non si vergogna di eccitare – indirettamente, ma più che esplicitamente in un momento già così delicato e di non poche tensioni – milioni di italiani? Beppe Grillo, per cominciare ad essere credibile, dovrebbe cominciare ad essere coerente. Anche per evitare, nel suo interesse, speculazioni probabilmente ingiuste.
“Bunga bunga” e “Bindi Bindi”
“Se Berlusconi ha ottenuto risultati – si è battuta il petto Rosy Bindi – è soprattutto colpa nostra”.
Rosy Bindi, allora, lascerà definitivamente ogni carica direttiva nel Pd e andrà a chiudersi, per scontare anche il suo peccato, in un convento di suore di clausura nella dolce campagna toscana? Neanche per idea. Resterà salda nel Pd, con tutto il suo peccato, con l’intenzione dichiarata – anzi – di commetterne anche un altro: pugnalare Fabrizio Barca e Matteo Renzi nel caso dovessero, al prossimo congresso, candidarsi alla segreteria del partito. Ma è la vita. Ognuno ha qualcosa più che un po’ così: il Pdl il “bunga bunga”, il Pd il “Bindi Bindi”.
Eugenio del contrappasso
“Eugenio Scalfari – domenica scorsa – ha scritto il suo tradizionale editoriale dando praticamente un realistico benvenuto, come male minore per l’Italia in questo momento, al Governo Letta”.
Ma non l’avesse mai scritto. Perché, sul sito di “Repubblica”, sono piovuti commenti come “Senza dignità”, “Non comprerò più questo quotidiano”, perfino “Vattene in pensione, vecchio”. Ma come? Tanti insulti, per uno dei più antichi ed inesorabili avversari di Silvio Berlusconi, solo perché colpevole di avere dato il benvenuto realistico ad un Governo con qualche inevitabile presenza berlusconiana? Povero Eugenio Scalfari così scavalcato, ripudiato, insultato e licenziato su due piedi. Com’è crudelmente dura, anche per un padre nobile, la famosa legge del contrappasso.
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