Categorie: Cinema e Tv
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A Roma 700.000 persone quasi senza Cinema

Cinque. Tanti sono i cinema dislocati sul territorio dei Municipi del quadrante est secondo l’esito di una piccola ricerca da noi svolta. Cinque cinema per settecentomila persone! Dati non certo confortanti per un’Amministrazione comunale che guarda con attenzione alle periferie, al punto di istituire un assessorato ad hoc per la loro riqualificazione. Senza contare il posto di rilievo che i temi della cultura, dello svago e del tempo libero hanno sempre avuto nei programmi di quei Municipi, tutti politicamente omogenei.

Nel dettaglio, la mappa delle sale cinematografiche nel quadrante est di Roma si configura così: il Tristar (tre sale) nel V Municipio, il Brodway (tre sale) nel VII Municipio, l’Atlantic (sei sale) e il Don Bosco (una sala) nel X Municipio, il Grauco nel VI Municipio. Quest’ultimo, cinema d’essai sconosciuto ai più, almeno un record ce l’ha: con i suoi 36 posti è la sala più piccola di Roma. Il Municipio VIII, invece, non dispone di alcun cinema ma l’apertura del teatro di Tor Bella Monaca voluto da Veltroni insieme all’affidamento della direzione a Michele Placido apre tuttavia prospettive nuove per il quartiere, sia per la qualità delle proposte (audace ma stravinta la sfida di portare Shakespeare a Tor Bella Monaca), che per i laboratori teatrali rivolti ai giovani.

Dalla ricerca risulta che è proprio il I Municipio, con i suoi 20 cinema e 40 sale sparsi in venti rioni, a vantare la maggior offerta di sale cinematografiche, a conferma di una dicotomia che, nonostante i proclami, tende ancora a mantenere un notevole gap tra le offerte culturali del centro e quelle della periferia. Segue, non a caso, il II Municipio, quello dei quartieri Parioli, Flaminio, Pinciano, Trieste, con 15 cinema e 31 sale.

Nel frattempo, i meno giovani, stanno ancora metabolizzando la scomparsa di alcuni locali, autentici “pezzi” di storia legati alla memoria civile della città o ad eventi culturali straordinari. Come il cinema Quadraro in cui Kappler, il 17 aprile del 1944, rinchiuse i 976 cittadini romani, prelevati all’alba nelle proprie case, prima di deportarli in Germania; o come il cinema Corallo, nel cuore del Quarticciolo, dove nei primi anni settanta, Dario Fo e Franca Rame decisero di rappresentare il loro “Mistero buffo”.

Insieme al Quadraro e al Corallo hanno chiuso man mano i battenti altri cinema storici e non meno famosi “pitocchietti”. Alfieri, Avorio, L’Aquila, Diamante, Impero, Marconi, per citarne alcuni, secondo un trend inarrestabile, da tempo hanno fatto posto a jeanserie o centri commerciali. L’ultimo è il Bristol, nato alla fine degli anni cinquanta tra il Quadraro e Cinecittà e vicino al sopravvissuto Atlantic trasformato in multisala, al centro di un contenzioso su chi dovesse occuparne l’area. L’ha spuntata il solito centro commerciale, con la benedizione del X Municipio.

Concludiamo con una domanda. L’impoverimento dell’offerta cinematografica nei quartieri periferici si accorda con la politica di risanamento, anche culturale, annunciata dal Campidoglio per gli stessi? Noi pensiamo di no.

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