A Roma il design industriale celebra l’artigianato artistico

Nello spazio espositivo di Edilpiemme, in piazza Fiammetta 15
Patrizia Artemisio - 6 Novembre 2022

Secondo Walt Disney, declamando “Higitus Figitus”, il mago inizia a fare le valigie. “Se ciascun si stringerà, il posto a tutto si troverà”, potrebbe poi aver detto quando, nello spazio espositivo di Edilpiemme, in piazza Fiammetta 15, il posto è stato trovato il 4 novembre 2022.  La scenografia proviamo a descriverla così: teiera e lattiera ovviamente “Merlino”, zuccheriere, bicchieri, centrotavola, a seguire una teiera “Pulcinella”, una “Principessa”, fiabeschi candelieri, caffettiere che recitano la commedia dell’arte, tutti usciti dalla storica bottega-atelier Franchi Argentieri, si pavoneggiano sui mobili di design industriale, tra finiture d’arredo e moderne rubinetterie, della ditta EPM. Così un illuminato rivenditore di materiali edili, impegnato nell’architettura d’interni, del design e della progettazione, ha voluto accogliere e celebrare quell’artigianato artistico che, troppo spesso dimenticato, è la radice di ogni Made in Italy.

In questa magica luce d’argento abbiamo chiesto ad Emanuele Cossu e Federica Lanfossi, consulenti dello showroom, in che modo l’azienda lavora per clienti privati. “Forniamo materiali per piccole ristrutturazioni di appartamenti come per spazi più grandi, – risponde Emanuele – ristrutturiamo anche intere palazzine, dalla facciata agli interni, come le ambasciate ad esempio”. Di fatto però, spiega Federica – “siamo fornitori di materiali, collaboriamo con le imprese di architettura, non ristrutturiamo direttamente, poi se viene il privato che ha bisogno di una consulenza, facciamo anche quello.”

Come nasce questa relazione con i fratelli Franchi?  

Ci vedevamo spesso al bar, – racconta Emanuele – così quando ci hanno presentati ci veniva un po’ da ridere perché eravamo estranei ma in realtà ci conoscevamo bene! Ci siamo quindi conosciuti professionalmente, è nata un’amicizia, e lavorando con la materia, le forme, i colori, ci siamo trovati uniti in questo. Il nostro spazio oggi si ricollega all’argento, al lavoro manuale.

Prevedete una collaborazione?

E’ tutto in divenire – risponde Federica – loro stessi ci hanno detto, dopo aver visto le loro opere esposte in questo spazio e con questa luce, che sembrano brillare di più, sembrano avere una nuova espressione. E’ per noi affascinante avere qui il mondo dell’artigianato artistico con pezzi unici e irripetibili affianco agli oggetti e materiali di produzione seriale. 

Ci avviciniamo a Claudio Franchi per saperne di più:

“Rappresentiamo due mondi che apparentemente sembrerebbero contrastanti, – spiega Claudio – tanto legati al concetto di tradizione ovvero del recupero delle opere d’arte e dell’antico, quanto proiettati in avanti nella ricerca delle forme contemporanee, due mondi che sembrano distanti. La conservazione ci permette di capire come gli artisti del ‘500 e del ‘600, nel creare quelle opere cui noi mettiamo mano nel restauro, fossero in quel periodo originali. Ci aiuta a capire come la nostra forma può essere originale nel nostro tempo, un tempo in cui le forme sono la somma dei dialoghi tra architetti, designer e clienti”  .

Dar Ciriola

Quindi la modernità che include la storia..

Esatto. Ad esempio – spiega Claudio avvicinandosi ad alcune sue opere –  questa collezione è ispirata al ciclo del romanzo bretone e carolingio, alla letteratura cortese, e il tema è di fantasia dell’epoca medievale ma le sue forme aspirano ad essere contemporanee nel loro rigore estetico netto. O ancora, un oggetto che rappresenta una semplice ciotola in una concezione quasi lunare, vista in questo tipo di rapporto, attraverso il plexiglass, diventa una eclissi. Forte del mestiere antico diventa oggi una narrazione libera con un linguaggio che ha per certi versi poco a che fare col mondo dell’argenteria classica.

Come mai le tue opere si trovano qui? 

Come già detto in merito al rapporto tra antico e contemporaneo, oggi noi artigiani di manualità colta siamo accolti nello spazio dell’industrial design e il nostro rapporto è così rinsaldato a detrimento del fatto che sembreremmo distanti.

E’ una speranza o una realtà?

Loro hanno visto in noi la possibilità di poter raccontare qualcosa di unico che è alla radice del mondo dell’industrial design. Raccontiamo l’esperienza dell’artigianato che poi diventa industria. Tutto questo sta a significare che questo legame ancora esiste.     


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