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Ai Musei capitolini ‘L’Età della Conquista. Il fascino dell’arte greca a Roma’

In mostra fino al 5 settembre 2010

In occasione del programma quinquennale ‘I Giorni di Roma’, che prevede una serie di cinque mostre, sarà possibile visitare sino al 5 settembre 2010, presso la Sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini, un evento di assoluto interesse storico e artistico, organizzato da Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce con allestimento a cura di Margherita Palli, che comprende un arco temporale di ben tre secoli: dalla fine del III alla seconda metà del I secolo a.C., periodo in cui Roma rimane l’incontrastata potenza di tutto il bacino del Mediterraneo.

Le opere d’arte esposte, testimoniano la grandezza e lo sviluppo della civiltà occidentale ed in particolare della realtà artistica romana, a partire dalle campagne di conquista in Grecia, che molto influirono sulla successiva identità culturale di Roma.

Tra i capolavori ed i cimeli di inestimabile valore, statue in marmo, opere di bronzo e terracotta, fregi, sculture ed elementi d’arredo ed oggetti d’argento e di bronzo.

E’ dunque con l’espansionismo dell’Impero Romano dalla Spagna all’Asia Minore, che l’arte romana prende forma, a partire da quella cultura greca che una volta recepita è stata trasformata e resa tutta romana. Il potere in mano alle elite, viene rappresentato soprattutto attraverso l’arte che ne esprime tutta la magnificenza anche con l’utilizzo di materiali estremamente pregiati quali pietre preziose. Conclusesi le campagne militari in Grecia e Magna Grecia, arrivarono a Roma, al seguito dei condottieri romani molti artisti e artigiani greci, insieme ad un elevato numero di medici, architetti e precettori. Questa fusione tra l’arte greca e la cultura romana, si ritroverà successivamente in molti monumenti, edifici e capolavori figurativi della città eterna.

L’evento dei Musei Capitolini, è suddiviso in quattro distinte sezioni, che presentano al pubblico opere di vario genere, provenienti dai maggiori musei nazionali ed internazionali. Nella prima sezione, dal titolo Dei e santuari, si presentano fregi e frontoni in terracotta provenienti da alcuni templi: dal consesso di divinità, come il Frontone di san Gregorio dei Musei Capitolini, alle concitate sequenze di battaglia come la Galatomachia dal fregio di Civitalba, provenienti dal Museo di Ancona.

Per la prima volta, all’interno del medesimo percorso espositivo, si potranno confrontare opere di artisti greci eseguite in Grecia accanto a opere di grandi artisti eseguite a Roma, come statue di culto dei templi eretti per le grandi vittorie su commissione dei generali come nel caso dell’Ercole di Polykles, dei Musei Capitolini, o della Diana da Nemi, conservata al Museo di Copenhagen. Chiude la sezione una sequenza dedicata alle statue di Muse: splendidi esemplari in terracotta dal British Museum di Londra.

La seconda sezione è dedicata ai ‘Monumenti onorari’, dove veniva dato grande risalto alla figura del generale vincitore, generalmente in abiti militari, corazza, mantello e lungo scettro. Dal II sec. a.C. si diffondono nel mondo italico soluzioni figurative nuove: i corpi sono nudi, in posa autorevole, capaci da soli di esprimere le qualità e il carisma della persona onorata. E’ il caso delle statue, splendide, dei due generali da Formia, da Cassino (al Museo di Napoli) o da Foruli (al Museo di Chieti). Oggi soltanto di pochi tra i più noti condottieri di età repubblicana (Pompeo, Cesare, Ottaviano), esistono ritratti accertati, grazie alle riproduzioni sulle monete. In molti casi, le statue onorarie hanno volti la cui precisa identificazione è ancora oggetto di discussione, come i diversi ritratti di Emilio Paolo, esposti qui insieme: un esemplare da Tirana affiancato ad uno esposto a Palazzo Massimo a Roma.

La terza sezione, ‘Vivere alla Greca’ offre un approfondimento sull’affermazione del gusto greco in ogni ambito del vivere, persino nel settore degli arredi domestici come candelieri, tavoli, crateri, vasellame prezioso e statue provenienti dal Museo di Palestrina e dalla casa di Giulio Polibio a Pompei, al Museo di Napoli. Mescolando elementi greci di vari periodi, gli artisti svilupparono in quel periodo un nuovo linguaggio figurativo, grazie al quale crearono pitture e sculture del tutto nuove.

Infine, la quarta ed ultima sezione, è riservata ai ‘Costumi funerari’, in cui i romani appaiono meno influenzati. Costumi funerari dal fascino ellenico rispetto a tutti gli altri aspetti della vita pubblica e privata. Sembrano rimanere infatti legati alla propria tradizione continuando a mostrarsi ancora orgogliosamente avvinti nelle pieghe delle loro toghe, simbolo stesso della cittadinanza romana. Solo raramente sono rappresentati nei mantelli di tradizione greca o in costume eroico, come nel rilievo funerario dalla via Appia a Roma. E i loro volti, rugosi e scavati, sono quelli dei vecchi della Repubblica Romana.

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