

Ad aprire i lavori è stata Svetlana Celli, presidente dell’Assemblea Capitolina, che ha sottolineato come la transizione digitale sia una sfida culturale oltre che tecnologica
Roma guarda al futuro e lo fa con la tecnologia in primo piano. Lunedì 10 novembre, nella Sala Laudato Sì del Campidoglio, si è tenuto l’evento “La città nell’era digitale”, organizzato da BLB Studio Legale in collaborazione con la Presidenza dell’Assemblea Capitolina.
Al centro della discussione, le sfide che la Pubblica Amministrazione deve affrontare: dalla digitalizzazione dei servizi all’intelligenza artificiale, dalla cybersicurezza alla tutela della privacy, fino alla creazione di città più intelligenti e sostenibili.
Una giornata che ha riunito istituzioni, giuristi e esperti di tecnologia, chiamati a riflettere su come trasformare Roma in una vera smart city, senza dimenticare diritti dei cittadini, trasparenza e sicurezza dei dati.
Ad aprire i lavori è stata Svetlana Celli, presidente dell’Assemblea Capitolina, che ha sottolineato come la transizione digitale sia una sfida culturale oltre che tecnologica.
“L’innovazione non deve far paura, ma essere governata con consapevolezza. Il nostro obiettivo è rendere Roma più efficiente, sicura e accessibile, migliorando i servizi e tutelando privacy e diritti fondamentali”.
A seguire, Riccardo Corbucci, presidente della Commissione Roma Capitale, Statuto e Innovazione Tecnologica, ha ricordato il Smart City Award ricevuto a Barcellona:
“Questo premio testimonia l’evoluzione in corso nella Capitale. Abbiamo digitalizzato l’amministrazione e avviato la trasformazione verso una città più sostenibile. Ora dobbiamo rendere questo modello strutturale, rafforzando la collaborazione tra pubblico, imprese, università e ricerca”.
Il primo dibattito si è concentrato sull’uso dell’intelligenza artificiale nella PA. Donato Silvano Lorusso di BLB Studio Legale e Luigi D’Ottavi dell’Avvocatura Capitolina hanno sottolineato come l’innovazione richieda investimenti in formazione e competenze, oltre che infrastrutture tecnologiche.
“Solo con un nuovo approccio culturale sarà possibile rispondere alle esigenze di cittadini e imprese – ha spiegato D’Ottavi –. L’AI deve diventare uno strumento governabile e sicuro”.
Lorusso ha illustrato il metodo di BLB per rendere la digitalizzazione trasparente e misurabile, dalla formazione del personale alla definizione di policy, fino agli audit periodici.
La seconda sessione ha messo al centro il ruolo delle competenze umane nella trasformazione digitale. Paola Liberace (AgID) ha spiegato che nelle smart city la PA deve facilitare l’incontro tra cittadino e servizio digitale, usando la tecnologia in modo critico, consapevole ed etico.
Con lei ha dialogato Giovanni Arzenton di TackTMI, sottolineando l’importanza di competenze digitali e comportamenti etici nella gestione dei dati.
Vittoria Carli, vicepresidente di Unindustria, ha ribadito che partenariati pubblico-privato sono la chiave per città intelligenti e inclusive:
“Quando istituzioni, imprese e formazione lavorano insieme, la tecnologia diventa valore, le competenze diventano occupazione e le idee sviluppo economico”.
A chiudere i lavori, il tema della cybersicurezza, sempre più centrale per la PA moderna.
Nicla Diomede, direttrice del Dipartimento Cybersecurity e Privacy di Roma Capitale, ha sottolineato che protezione dei dati e continuità dei servizi digitali sono essenziali per costruire fiducia nei cittadini e garantire l’efficienza della città digitale.
Tra formazione del personale, governance dei dati e innovazione tecnologica, l’incontro ha delineato una Roma che prova a diventare città intelligente, etica e sostenibile.
Una transizione che non riguarda solo la tecnologia, ma la cultura e le competenze di chi guida la città, per fare in modo che l’innovazione diventi davvero uno strumento al servizio dei cittadini.
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