Al Quirino è di scena Il compleanno di Pinter/Paravidino

Il giovane autore regista ripropone la storica pièce del Premio Nobel 2005

A distanza di quasi trent’anni, si riaffaccia sulle scene italiane Il compleanno di Harold Pinter, Premio Nobel per la Letteratura 2005. Sarà in scena al Teatro Quirino fino al 3 Febbraio. Lo Stabile di Firenze, che produsse nel 1980 la storica edizione di Carlo Cecchi, affida oggi la regia a Fausto Paravidino, drammaturgo e regista già pluripremiato, nonostante la giovanissima età (classe 1976). Ma è proprio quest’ultima ad avvicinarlo di più al Pinter degli esordi, che scrisse Il compleanno (The Birhday Party, 1958), la sua prima play lunga dopo l’atto unico La Stanza (The Room, 1957), a soli 27 anni. Non sarà comunque l’insuccesso al botteghino a spaventare l’enfant prodige del teatro italiano, visto che la pièce di Pinter fu letteralmente stroncata al suo debutto londinese, difesa soltanto dall’autorevole voce di Harold Hobson, che sul «Sunday Times» scrisse: «Mi gioco quel tanto di reputazione che mi sono fatto come critico teatrale per dire che Mr Pinter possiede il più originale, inquietante e avvincente talento della Londra dei teatri». Si direbbe che ha proprio avuto ragione.

Meg e Petey, anziani proprietari di una modesta pensione in riva al mare, ospitano da oltre un anno il giovane Stanley Webber, pianista fallito e abulico dal misterioso passato, che viene coccolato dall’anziana donna come una sorta di figlio/amante su cui riversare frustrazioni e illusioni. Il falso equilibrio del ménage viene però bruscamente interrotto dall’arrivo di due ospiti ambigui e minacciosi, Goldberg e McCann, che, informati da Meg che quel giorno stesso Stanley compie gli anni, si uniranno alla donna per fargli una bella festa, sebbene l’uomo dica a più riprese che non è il suo compleanno…

Molto si è discusso sulla reale natura dei due loschi personaggi e con tutta probabilità invano, se Martin Esslin in Pinter, A Study of His Plays, dopo aver elencato molteplici piani di lettura del testo, conclude che «ve ne possono essere infiniti altri». Perché il teatro di Pinter risiede proprio nelle sue infinite aperture semantiche e in un dialogo ininterrotto con il linguaggio inesprimibile dell’inconscio. Per altri versi, il 12 dicembre 2005, nel suo discorso per l’assegnazione del Nobel, Harold Pinter diceva del Compleanno: «[…] credo di aver ammesso una serie di opzioni per operare in una fitta rete di possibilità, prima di finire con il focalizzare l’atto dell’assoggettamento». Un assoggettamento a quella che, non trascurando le origini ebraiche del drammaturgo inglese, potremmo definire la Legge, di cui Goldberg è la prima manifestazione e McCann, da buon irlandese, la prosecuzione cattolica. L’organizzazione che discende dalla Legge chiede un’inclusione coercitiva, non ammette disertori. La famiglia e la società sono i suoi ben oliati strumenti di omologazione. Essa esige che si rispetti il rito, che si veneri come un tempio il passato. Stanley, pur di sottrarsi alla sua morsa, si è rifugiato in un infantilismo patologico, nutrito dalle attenzioni incestuose di Meg e dai sensi di colpa che i fantasmi di Goldberg e McCann gli rigettano contro. Con la sconfitta di Stanley si consuma la simbolica uccisione dell’infanzia, e con essa dell’arte, che in quanto libertà ne è la più diretta espressione. La vita di Stanley sarà annichilita per sempre ma il compleanno, il “rito”, avrà avuto luogo.

”Non lasciare che ti dicano quello che devi fare”, sembra dire in chiusura l’autore attraverso la flebile voce del vecchio Petey: la messinscena di Paravidino, sfidando quanti chiedono un progetto ben definito, raccoglie l’autorevole indicazione con la scelta di una regia invisibile, quasi assente, che gli consente di esplorare le risonanze più misteriose e magnetiche del testo; la sua partitura musicale è, infatti, ampiamente rispettata, con una coraggiosa dilatazione dei tempi scenici, che cerca la sua misura nel compiersi ogni sera. Perché il destino di questo spettacolo, come dice il produttore Roberto Toni, «si mostra straordinariamente in divenire». Ci rallegra constatarlo, a fronte della immobile decrepitezza di certo teatro italiano.

Giuseppe Battiston è uno Stanley Webber in stato di grazia, gigante bambino che trasuda energia e disperazione, Paravidino un Goldberg mellifluo e rampante; Ariella Reggio è una Meg perfetta, ariosa e svaporata; Beppe Chierici incarna Petey con scabra tenerezza, mentre Paolo Zuccari è un McCann di essenziale fissità; vezzosa ed eterea, infine, la Lulu di Valentina Cenni.

Teatro Quirino – Via Delle Vergini, 7 – 00187 Roma
tel. 066783042 06/6790616 – 6783042 – 6783730 

www.teatroquirino.it 

È in corso una promozione speciale per “Il compleanno”! Biglietti al prezzo ridotto di 11,50 euro Platea e 10,00 Balconate. Offerta valida per un numero limitato di posti ed esclusivamente per le recite dei giorni 29 e 30 Gennaio, 1, 2 e 3 Febbraio 2008.

Prenotazione obbligatoria al Numero Verde 800.013.616 (Lun – Ven, orario 11.00 – 15.00, esclusi festivi) 

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