Al Teatro Orione va in scena la beneficenza

Il 3 aprile presso il teatro di Via Tortona la compagnia I Guitti porterà sul palco La Locandiera di Goldoni per scopi benefici

Quando l’arte e la cultura si mettono al servizio della pubblica utilità, il connubio appare perfetto. E’ quanto accade al Teatro Orione di Via Tortona, zona Re di Roma, dove il 3 aprile andrà in scena la Locandiera di Carlo Goldoni ad opera della compagnia I Guitti, con il patrocinio di Andos Onlus (Associazione Nazionale Donne Operate Al Seno). La Compagnia si pone l’obiettivo di destinare una parte considerevole del ricavato dello spettacolo, che avrà ben tre repliche – la prima alle 15.00, poi una alle 18.30 ed infine il serale alle 21.30 – proprio ad Andos Onlus, un’associazione di volontariato professionale volto alla riabilitazione e al recupero di donne operate al seno. Nella fattispecie, tale onlus si propone di promuovere una serie di servizi concreti alla collettività femminile, tra i quali: un’attività di prevenzione articolata, come informazione circa i percorsi da seguire per una diagnosi anticipata; palestre per attività fisica; corsi di formazione per volontarie ed operatori sanitari per istituire consultori presidiati da specialisti. In questo modo Andos Onlus intende altresì affiancare le strutture pubbliche sanitarie integrandone i servizi.

Ed è così che la compagnia de I Guitti, erede del teatro girovago italiano nato alla fine dell’Ottocento con la dinastia comica del maestro Giuseppe Zampieri, torna in scena senza dimenticare il suo caratteristico sapore di giulleria, per il quale l’opera del Goldoni ben si presta. Del resto, come dimenticare le esilaranti scene dove la locandiera Mirandolina, in quel di Firenze, si ritrova a destreggiarsi tra i suoi innumerevoli corteggiatori, per poi lasciare tutti a bocca asciutta, e che ne fanno "una delle più luminose civette che si siano mai viste sulla scena" come osservò Silvio D’Amico.

Insomma uno spettacolo da non perdere questo, una serata da passare all’insegna dell’arte senza dimenticare il disagio di chi si ritrova, suo malgrado, in una condizione difficile da affrontare.

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