Alessandro Luparelli, un candidato che nasce dalle lotte del territorio

Si candida a Presidente alle primarie del centrosinistra nel VII Municipio
Aldo Pirone - 3 Giugno 2021

Alessandro Luparelli si candida a Presidente alle primarie del centrosinistra nel VII Municipio in rappresentanza dell’area della sinistra civica, ecologista e sociale “Liberare Roma”. Di solito i candidati alle elezioni presentano tutti un proprio curriculum vitae per illustrare le loro competenze, i loro percorsi di vita, gli incarichi ricoperti nei partiti o nelle associazioni. Il curriculum di Alessandro è quello di anni e anni di lotte popolari in difesa del territorio dalla speculazione edilizia e dalla cementificazione  (da Torrespaccata a Romanina a Cinecittà Est) per i beni comuni a cominciare dal lavoro, per i servizi, per l’uso sociale degli spazi pubblici, per i parchi (Appio Claudio-Centocelle) e l’ambiente, per il trasporto pubblico su ferro (l’uso dei passanti Fs come metropolitane, il tram su viale Togliatti), per la cultura (Studios di Cinecittà), per la solidarietà sociale con i poveri e gli immigrati (Container “Calabrò” di Piazza dei Decemviri), in altre parole per migliorare la qualità della vita nei nostri quartieri di antica periferia. Anche negli anni del centrosinistra di Rutelli, Veltroni, Marino con cui non sono mancati scontri anche aspri. Proveniente dalla realtà sociale del Cso Spartaco ha fondato la Consulta Ina case-Quadraro aderente alla “Comunità Territoriale” del X e poi VII Municipio per poi dar vita all’“Associazione Cinecittà bene comune”. Il suo programma è quello che scaturisce da queste lotte e dall’impegno culturale e civile attraverso cui da giovane che era è diventato uomo maturo. “Sogno un Municipio green e all’avanguardia, – dice – ricco di opportunità per i più giovani, dove nessuno è lasciato indietro, dove la cura per le persone più deboli e in difficoltà sia considerata la priorità, un Municipio dei diritti, un modello da seguire per contrastare individualismo, povertà e discriminazione”. Il programma generale del centrosinistra municipale lo si desume dalla “Carta d’intenti” varata da quello cittadino. Alessandro lo ha sintetizzato personalmente in quattro punti: 1) riapertura degli spazi per i giovani; 2) difesa dell’ambiente e dei beni comuni; 3) rilancio dell’occupazione e del commercio di prossimità attraverso l’uso dei locali pubblici abbandonati; 4) potenziamento dei servizi pubblici come strumento di lotta alle diseguaglianze e per i diritti di tutti. Sono titoli generali, buone intenzioni che per essere inverati abbisognano di obiettivi prioritari e concreti. La nostra intervista è incentrata proprio su questo.

Alessandro, tutti i candidati del fronte progressista si presentano con buoni propositi e migliori intenti. Vorremmo sapere quali sono per te gli obiettivi prioritari. Partiamo da quella che per Roma è storicamente la madre di tutte le battaglie: l’urbanistica. Nella “Carta d’intenti” cittadina si parla con un’espressione ormai un po’ logora, visti i precedenti, di “consumo di suolo zero”. In modo nuovo e più interessante, di revisione del Prg. Che cosa dovrebbe significare tutto ciò secondo te per il nostro territorio?

Per le grandi “centralità” metropolitane prevedo la trasformazione di Romanina in area agricola. Con quella già esistente di Gregna costituirebbero insieme i due polmoni verdi al di là del GRA. Torre Spaccata va annessa al Parco di Centocelle di cui è la naturale continuità storica, archeologica e ambientale. Sono, invece, per considerare i 35 ettari di proprietà di Frascati intorno al Terminal di Anagnina come la vera centralità del territorio già infrastrutturata dal ferro della metro A. Lì andrebbe dislocata una direzionalità metropolitana e un livello di servizi per i quartieri circostanti. Dopo la pandemia, in concomitanza con il rilancio della medicina territoriale, vedrei bene una “casa della salute” che dovrebbe fare il paio con un’altra dislocata nella struttura rimasta inutilizzata (scandalosa l’incapacità della giunta Raggi) all’Arco di Travertino. Per il resto vanno limitate le cubature previste da un Prg troppo generoso con il privato, figlio di un’epoca neoliberista ormai tramontata e realizzati i Print e i Piani di zona.

Ormai pare che ambiente e transizione ecologica siano diventati la nuova Bibbia anche di lorsignori. Tu cosa proponi?

Il tema dell’ambiente e dell’ecologia è molto complesso perché trasversale al modo di produrre, di consumare e al movimento e trasporto di merci e persone. Non sopporta affermazioni alla moda, superficialità, “finte” ecologico-ambientaliste volte al gattopardismo del “tutto cambi, purché tutto rimanga come prima” che sembrano la cifra dell’attuale ministro Cingolani. Nel nostro Municipio per fare un serio discorso ambientalista e innovativo non si può non partire dalle aree verdi e dai Parchi. Da una parte occorre difendere dal degrado e valorizzare i parchi, le aree verdi, i giardini e le ville storiche, promuovendo la partecipazione civile e avvalendosi del volontariato. Da Romanina, a villa Lazzaroni, da villa Fiorelli a villa Lais, dal Parco degli Acquedotti a Tor Fiscale, dalle Tombe Latine alla Caffarella, dall’area agricola di Gregna a villa Flaviana a Cinecittà est. Sono tutti grandi spazi con proprie vocazioni specifiche ma che vanno considerati e gestiti, insieme alle aree minori, nell’ottica di un sistema non solo ambientale ma storico e culturale. Per il Parco degli Acquedotti sono necessari due interventi: il riammagliamento con l’area di Villa Settebassi chiudendo al traffico il tratto di via delle Capannelle dalla Tuscolana a Lucrezia Romana sostituito da un’arteria a bordo parco che la ricongiunga con la Tuscolana. Un vecchio progetto ma che va riproposto con forza. Il secondo intervento è il tombamento del tratto di ferrovia (Fl4-6) che dentro al Parco trancia di netto il percorso dell’Acquedotto Claudio riunificandolo con la parte verso il campo Gerini. Inoltre, va eliminato l’inquinamento derivante dagli scarichi degli aerei in atterraggio a Ciampino. L’intervento strategico più importante per tutta la periferia sudorientale è quello del Parco di Centocelle-Torre Spaccata. È una battaglia dura e lunga che ha come provvedimento preliminare per il decollo del Parco la delocalizzazione degli autodemolitori (altro fallimento della giunta Raggi). Il parco nel versante che dà sul quartiere Don Bosco è l’unico elemento di riequilibrio ambientale per i palazzoni intensivi del quartiere. Sia la realizzazione completa del Parco che quella del tram su viale Togliatti sono i due interventi strategici che cambierebbero il volto della nostra periferia sudorientale. Da ultimo, ma non per ultimo, occorre rendere normale la cura di ogni spazio verde anche il più piccolo. Un tema anche questo, insieme a quello più generale del decoro urbano, che la giunta Raggi non è stata in grado di gestire come si dovrebbe e come richiederebbe la dignità della Capitale del paese.

Ecco, il tram. Questo mi porta a considerare il fatto che nella cosiddetta transizione ecologica entra a pieno titolo il trasporto pubblico su ferro. Cosa proponi?  

Innanzitutto il potenziamento della stazione di Capannelle già esistente ampliandone il parcheggio auto. Poi quattro cose: a) l’utilizzo dei passanti ferroviari con la realizzazione di quattro nuove stazioni urbane: Morena (Fl6); Selinunte (Fl4); Statuario (Fl7); Piazza Zama (Fl1). b) Tram su viale Togliatti tratto Cinecittà-Ponte Mammolo; c) Corridoio di mobilità Anagnina con sfioccamento verso Ciampino da una parte e verso Torre Angela dall’altra; d) la promozione assennata della mobilità dolce e delle piste ciclabili.

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Il VII Municipio è pieno di siti e bellezze archeologiche. Cosa fare per valorizzarli?

Si dovrebbero e potrebbero fare tante cose, tra queste spiccano la valorizzazione e la salvaguardia di tre percorsi storico-archeologici ambientali. Il primo: Parco degli Acquedotti-Tor Fiscale-Tombe Latine-Caffarella; il secondo: via del Mandrione-Casilina vecchia-Porta Maggiore con il transito riservato ai residenti; il terzo: le Mura Latine. Bisogna raccogliere per farle diventare “governo” le azioni e le proposte dei numerosi comitati di quartiere e delle associazioni che già operano nel nostro territorio per la valorizzazione di siti archeologici grandi e piccoli.

E sull’altro grande tema ecologico, ma non solo, della raccolta e del riciclo dei rifiuti cosa proponi?

Il problema, com’è evidente, va trattato su scala quanto meno metropolitana, come per tante altre cose che riguardano il governo e lo sviluppo di Roma. L’obiettivo è il riciclo completo dei rifiuti di cui il presupposto è la raccolta spinta “porta a porta”. Inoltre, nel nostro Municipio andrebbero moltiplicate le “aree ecologiche” a disposizione dei cittadini per la raccolta dei rifiuti più ingombranti. Intanto è indispensabile crearne subito una al di là del Gra cui possano accedere gli abitanti delle ex borgate e dei nuovi nuclei insediativi.

Molto del tuo impegno è stato profuso in questi anni nelle battaglie per il riutilizzo sociale degli spazi pubblici. Luoghi grandi come la ex rimessa Atac di Piazza Ragusa e lo Scup nella Stazione Tuscolana o più piccoli ma significativi, in particolare per le donne, come “Lucha y siesta” a Cecafumo e “Cortocircuito” al Lamaro o più diffusi come i negozi e il mercato di Piscine di Torrespaccata e i negozi di proprietà degli Enti a Don Bosco. Qual è la “ratio” di questo impegno programmatico?

Moto semplice: economico, sociale e culturale. Bisogna favorire in tutti i modi l’iniziativa di chi vuole aprire un’attività che crei lavoro e occupazione soprattutto giovanile, che promuova la cooperazione sociale che è il presupposto di ogni rigenerazione urbana, che vivifichi l’iniziativa giovanile, l’incontro culturale e multietnico, che ci faccia uscire dalla solitudine dell’uomo moderno apparentemente sempre connesso con il mondo intero attraverso il proprio smartphone ma disconnesso dalla sua umanità di “essere sociale”.

Oltre alla “Grande bellezza” dei parchi e delle aree archeologiche, il nostro Municipio è conosciuto in tutto il mondo per gli Studios di Cinecittà. La battaglia durata anni contro il loro smantellamento per ora sembra vinta. Tu che sei stato in prima fila in questa lotta ne sei certamente orgoglioso. Ma cosa c’è ancora da fare per consolidare e sviluppare il marchio del cinema italiano e l’occupazione?

Lavoro, lavoro e ancora lavoro al passo con le nuove tecnologie multimediali che stanno incentivando la visione dei film in TV tramite l’uso dell’on demand. L’apertura degli “Studios” alle piccole case cinematografiche indipendenti che devono trovare sostegno da parte dell’Ente pubblico. E poi il potenziamento anche museale del complesso degli Studios, cosa, per altro, già in corso, e quello del Centro sperimentale per la preparazione a tutti i livelli di registi, e attori. Un centro simile va creato anche per la formazione di macchinisti, artigiani e personale di vario genere necessario alla produzione cinematografica e multimediale.

Cinecittà Studios, i Parchi e le aree archeologiche della “Grande bellezza” tutte cose che richiamano, dopo la pandemia, la ripartenza del turismo anche nel nostro Municipio. Ma quale modello di turismo?

Sostengo la proposta di un’offerta turistica diversa da quella “mordi e fuggi” incentrata sui grandi alberghi. Penso a ciò che propongono da anni i compagni del Quadraro: l’“albergo diffuso”. Cioè spazi abitativi organizzati in cooperazione fra proprietari di case e ristoratori. Dove l’offerta turistica aiuti l’anziano che ha stanze a disposizione a rimpinguare il suo reddito e il ristoratore ad aumentare la clientela. Un turismo di persone intenzionate a vivere la città per più giorni per vistarne le bellezze pianamente, senza correre, magari tornandovi più volte.  Ciò potrebbe interessare non solo il Quadraro, il vecchio “nido di vespe” cui sono legate le imperiture memorie popolari e partigiane del nostro Municipio custodite dai compagni di Q44, ma anche l’Ina Case, Don Bosco, in generale un po’ tutte le zone popolari del nostro territorio.

Con quali soldi si può fare tutto questo?

Le risorse del Recovery plan sono la grande occasione da utilizzare anche per Roma. I comuni debbono avere un “ristoro” consistente dallo Stato e sono tra i soggetti attuatori del Recovery plan. E poi vi è il grande pozzo nazionale dell’evasione ed elusione fiscale da cui lo Stato deve attingere. D’altra parte anche il Comune di Roma deve prosciugare la pozzanghera degli sprechi. Il tema delle risorse non è scindibile da quello della redistribuzione e della giustizia sociale.

Ma per fare tutto ciò è adeguata la struttura politica e amministrativa di Roma?

Proprio per niente. Intanto è preliminare favorire al massimo la partecipazione popolare dei Cdq e delle Associazioni alla vita istituzionale in Campidoglio e nei Municipi.  Queste realtà civiche fondamentali – lo dico per esperienza diretta – non vanno solo sentite ma “ascoltate”. E poi bisogna rivoluzionare l’assetto istituzionale dell’area metropolitana di Roma con una city centrale racchiusa dalle Mura Aureliane e tanti comuni componenti l’area metropolitana di Roma con un consiglio elettivo sul modello londinese della Greater London. I Municipi attuali devono diventare comuni. Tutti i poteri istituzionali e amministrativi vanno ripensati su questa scala. Senza poteri effettivi i Municipi lo sono di nome ma non di fatto e questo mortifica alla radice la partecipazione popolare.

Un’ultima cosa vista anche la tua provenienza dal Cso Spartaco. E la sicurezza?

Perché finora di che abbiamo parlato? Le mie proposte programmatiche servono a consolidare la sicurezza che non nasce dalle politiche securitarie, specialità della destra. Certo i ladri e i malfattori vanno acchiappati e perseguiti dovunque; e ce ne sono in sovrabbondanza fra lorsignori, nei piani alti della società e delle classi cosiddette dirigenti. Ma la sicurezza è prima di tutto una questione sociale. Solo una società solidale che non sia una jungla liberista dove vige la legge del più forte la garantisce. Per questo mi sono sempre battuto e continuerò a battermi.

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