

Nel Lazio su mille ragazze tra i 12 e i 25 anni, almeno settanta soffrono di disturbi del comportamento alimentare
Nel Lazio su mille ragazze di età compresa tra 12 e 25 anni, almeno settanta soffrono di disturbi del comportamento alimentare (DCA). A denunciarlo è la Sisdca (Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare) che ieri, a Roma, ha presentato le recenti statistiche su anoressia e bulimia nervosa. Sono entrambe patologie in continuo aumento, tanto da rappresentare ormai un allarme socio-sanitario.
Nella capitale su mille ragazze, sessanta presentano sintomi parziali del disturbo: ossessione per il peso, gestito con diete particolarmente restrittive; dieci soffrono di bulimia nervosa: abbuffate di cibo seguite da vomito autoindotto, uso smoderato di lassativi e/o diuretici, oppure ore di intenso esercizio fisico; cinque sono anoressiche: rifiutano del tutto il cibo arrivando a pesare anche 30 chili in meno del proprio peso forma. Non solo. Si allarga sempre di più la forbice che coinvolge le fasce d’età: se fino a pochi anni fa i disturbi del comportamento alimentare riguardavano le adolescenti, oggi sono sempre più colpite le bambine e le over 35. «Si tratta di un problema molto serio» ha dichiarato Francesca Martini, Sottosegretario al Lavoro, Salute e Politiche Sociali. «In seguito ad una prolungata denutrizione, a lungo andare sono coinvolti anche gli organi vitali della persona». L’anoressia nervosa, infatti, costituisce la prima causa di morte per malattia nella fascia d’età compresa tra i 12 e i 25 anni: le pazienti affette presentano una mortalità pari allo 0,56 %. In altri termini, su 200 pazienti ogni anno ne muore una a causa di malnutrizione e alle sue complicanze. Il sottosegretario Martini ha anche puntato il dito contro una cattiva distribuzione dei Centri per i disturbi del comportamento alimentare: «Ad oggi ci sono malate di serie A, quelle del centro-nord, dove non mancano le strutture e quelle di serie B, nel sud del Paese dove, di fatto, curarsi diventa complicato; stiamo lavorando, attraverso dei tavoli di confronto, per una distribuzione più omogenea delle strutture». Quello delle cure è un problema spinoso anche per un altro aspetto: nella maggior parte dei casi le ragazze anoressiche rifiutano di farsi curare. «Fare accettare una terapia a chi soffre di un DCA è particolarmente difficile per la natura stessa della malattia» ha dichiarato Roberto Ostuzzi, presidente della Sisdca. Le ragazze anoressiche, nella maggior parte dei casi sono lucide, intelligenti, studiano o lavorano con profitto, ma nonostante la consapevolezza dei rischi legati alla malattia continuano a negare il consenso alle cure, talvolta preferendo la morte all’aumento di peso o alla perdita di controllo sul proprio corpo.
E la difficoltà ad accettare una cura è uno dei principali fattori di cronicizzazione della malattia. «Nelle situazioni più gravi a volte è necessario ricorrere a trattamenti salvavita coercitivi» ha continuato Ostuzzi. Ma, stante le norme attuali che regolano il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), «la cura coercitiva è molto difficile da attuare». In effetti, in Italia il TSO per i casi di anoressia e bulimia è rarissimo; nei Paesi anglosassoni è almeno quindici volte più frequente. La Sisdca, per questo, propone «delle nuove modalità operative che possano risultare più praticabili invece di ricorrere al TSO da attuarsi nei Servizi Psichiatrici». Pienamente d’accordo si è detto il sottosegretario Martini.
Da Libero del 13 marzo 2009
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