

Il 10 gennaio si è riunita la Commissione Giustizia della Camera, per decidere su amnistia e indulto
Dopo la ’Marcia di Natale’ e la seduta straordinaria della Camera, richiesta da 207 deputati e tenuta il 27 dicembre scorso, il 10 gennaio si è riunita, alle ore 17, la Commissione Giustizia della Camera, per decidere sull’iter legislativo dei provvedimenti di amnistia e indulto. Il presidio davanti Montecitorio, iniziato la mattina dell’8 dicembre, è continuato fino alla mattina del 10 diventando, nel pomeriggio, una manifestazione per accompagnare la seduta alla quale hanno partecipato, oltre ai leader delle organizzazioni promotrici impegnate a difesa dei diritti dei detenuti, anche i responsabili dei principali sindacati di polizia penitenziaria: OSAPP, SAPPE e CGIL.
Il 10 gennaio, prima dell’inizio dei lavori della Commissione, il Presidente Gaetano Pecorella, ha incontrato una delegazione delle associazioni promotrici dell’iniziativa. Sono stati inoltre realizzati, per la giornata, alcuni presidi davanti alle carceri italiane.
Il presidio davanti Montecitorio si è svolto attorno a un camper completamente coperto di manifesti con slogan pro amnistia e l’immagine di Giovanni Paolo II che invoca un atto di clemenza nella ormai famosa seduta congiunta delle Camere di tre anni fa. L’enorme striscione che apriva la ’Marcia di Natale’ con la scritta “Amnistia per la giustizia e la libertà” è stato steso davanti alle transenne delimitanti l’accesso alla piazza.
Il presidio dell’8 gennaio è stato animato in particolare dalla presenza dei volontari di Exodus, la comunità di don Antonio Mazzi, venuti appositamente da Cassino, dei volontari della Comunità di Sant’Egidio e militanti di ’Nessuno tocchi Caino’, dell’Associazione “Il detenuto ignoto”, di Radicali Italiani e della ’Rosa nel Pugno’, nei giorni successivi si sono alternati i rappresentanti delle altre associazioni e gruppi che hanno promosso l’iniziativa, tra cui la Comunità San Benedetto al Porto di Don Andrea Gallo, la Conferenza nazionale volontariato e giustizia, Antigone, Gruppo Abele e SocietàInformazione.
Gli obiettivi che si intende perseguire sono essenzialmente un’amnistia più ampia possibile, che possa immediatamente ridurre di almeno un terzo il carico processuale dell’Amministrazione della Giustizia perché essa possa, liberata da processi meno gravi, proficuamente impegnarsi a concludere quelli più gravi; un indulto, di almeno due anni, che possa sgravare di un terzo il carico umano che soffre – in tutte le sue componenti, i detenuti, il personale amministrativo e di custodia – la condizione disastrosa delle prigioni.
Bisogna inoltre considerare che mentre tutti si sono soffermati sull’inaccettabile colpo di spugna che la legge avrebbe effettuato su processi in corso e su quelli futuri relativi a reati delle classi dirigenti, pochi hanno osservato che la legge contiene un’insensata e feroce tolleranza zero per la devianza dei soggetti marginali, secondo lo schema di un diritto penale classista. Da un lato, la prescrizione per fatti gravi solo perché commessi da incensurati che hanno la possibilità di difendersi dal processo (potendo i privilegiati ricorrere a strategie dilatorie e impugnazioni pretestuose), pene severissime per reati di limitata gravità commessi da soggetti privi di una vera difesa.
Dalla ex Cirielli emerge, infatti, la figura di un nuovo tipo d’autore, il "recidivo reiterato", cui verrebbero riservati pene più gravi (da un minimo di un terzo e fino ad un massimo di due terzi in più), tempi di prescrizione più lunghi, accesso più difficile, se non impossibile, ai benefici penitenziari, tutto ciò contro il principio di rieducazione della pena imposto dall’art. 27 della Costituzione.
A completare il quadro rimane l’insostenibile situazione delle carceri italiane che non possono nè potranno sostenere il previsto aumento della popolazione detenuta che questa legge produrrà.
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