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Angeli e angurie – Sentiti ringraziamenti da stupratori, pedofili e “papponi”

I Fatti e i Misfatti di luglio 2010 (VIII) di Mario Relandini

Angeli e angurie

"Altro che quattro mele marce nella politica – è stata la contestazione del magistrato Giuseppe Anzani, sulle colonne di "Avvenire", nei confronti di Silvio Berlusconi – qui si tratta di grosse angurie… Ci sarebbe da voltarsi ancora a guardare le guglie del Duomo di Milano per vedere se gli angeli hanno levato le spade".

Ebbene, volgendo lo sguardo verso le guglie del Duomo di Milano, si può invece vedere che gli angeli continuano a tenere le spade ben custodite nelle loro guaine. Angeli berlusconiani? Ci mancherebbe altro. Perché gli angeli, oltre ad essere asessuati, dovrebbero essere anche apolitici. E, poi, quelli sulle guglie del Duomo di Milano sono angeli, oltretutto, forzatamente inerti nella loro essenza marmorea. Ché, se avessero avuto la minima possibilità di agire concretamente secondo coscienza e giustizia, le loro spade non avrebbero riposato mai nelle guaine. Ma, prima di levarsi contro Silvio Berlusconi e mezzo mondo politico, si sarebbero levate – anche con coerente maggior rigore – contro quelle grosse angurie ecclesiali che si sono macchiate del peccato e del reato di pedofilia e contro quelle ancor più grosse angurie ecclesiali che, fintanto hanno potuto, si sono date da fare per nascondere tutto. Amen.

Sentiti ringraziamenti da stupratori, pedofili e "papponi"

"A quanti incriminati per i reati di violenza sessuale, atti sessuali con minori e avvio di minorenni alla prostituzione – ha sentenziato la Corte Costituzionale – non più l’attesa del giudizio in carcere, ma la facoltà, per i giudici, di disporre misure alternative di cautela".

Sarà quindi di nuovo giusto – come più volte avvenuto in passato – che, ad esempio, la vittima di una violenza sessuale continui ad incontrare il suo violentatore sul pianerottolo di casa. O che un pedofilo, in attesa del processo, continui ad infierire su minori nella sua abitazione invece che dietro la siepe di un parco. O, ancora, che uno sfruttatore di ragazzine si organizzi a domicilio per proseguire la sua squallida attività. Le sentenze – si continua ad ammonire – vanno, sempre, tutte rispettate. Nel caso di questa stupefacente sentenza della Corte Costituzionale, tuttavia, c’è da credere che saranno in pochi gli italiani disposti a rispettarla. Magari gli stupratori, i pedofili e i "papponi".

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