

La mpstra è visitabile fino al 22 ottobre al Museo del Corso in Via del Corso 320
Un anno dopo la sua scomparsa, il Museo del Corso, in via del Corso 20, ricorda Antonio Corpora con una mostra antologica intitolata "La vertigine dell’infinito", che raccoglie quasi cento opere tra dipinti e acquarelli che vanno dal 1938 al 2002. La mostra è stata inaugurata al pubblico in occasione della Notte Bianca, sabato 17 settembre e sarà visitabile fino al 22 ottobre.
La mostra è curata dallo storico dell’arte Floriano De Santi che di recente ha realizzato i cataloghi generali dell’opera del maestro dell’astrazione lirica, per l’Archivio Corpora di Roma ed essa contiene dei veri capolavori come Composizione del ’45, Laguna sull’Argentario del ’51, Mare del Nord del ’54, Notturno del ’63, La riva del lago del ’77 e A Memoria di Giverny dell’84.
La mostra su Corpora è accompagnata da un catalogo con tutte le opere esposte riprodotte a colori, edito per i tipi della Edigrafital con una introduzione del Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, che ha patrocinato la presente rassegna, Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele e un saggio critico del Prof. Floriano De Santi.
Antonio Corpora
A soli ventun anni, dopo che ebbe realizzata la sua prima formazione alla Scuola d’Arte di Tunisi, Corpora lascia la sua città natale per recarsi a Parigi nel 1930. Qui può conoscere la pittura di Cézanne, di Picasso e di Matisse e inizia a mettere a punto il suo modo di vedere in senso astratto. Già nel 1939 Corpora partecipa all’Esposizione nella Galleria "Il Milione" di Milano ed ha modo di legare amicizia con Fontana, Licini, Reggiani e Carlo Belli. Nel 1945, finita la guerra con la Liberazione e la riunificazione, pur nel caos di una nazione lacerata, pur ancora in mezzo a odi e polemiche, la pittura italiana cerca di riallacciare le fila del dialogo. Nel 1946 il "Fronte Nuovo delle Arti", costituito a Milano per iniziativa di Birolli e come conseguenza di "Corrente", riunisce artisti di estrazioni diverse come Guttuso, Morlotti, Armando Pizzinato, Santomaso, Vedova, Cassinari, Carlo Levi, Leoncillo e Alberto Viani. Il confronto diretto che si creerà sarà fecondo di sviluppi. Da esso avranno origine sia il "neorealismo sociale", sia l’astrattismo e sia l’informale. Qualche anno dopo il critico e storico Lionello Venturi ebbe l’idea di formare un nuovo gruppo, promosso dallo stesso Corpora, "Otto pittori italiani" con Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato e Vedova. Lo stesso Lionello Venturi nella presentazione del gruppo alla Biennale di Venezia del 1952 così affermava:"Gli Otto non sono e non vogliono essere degli astrattisti; non sono e non vogliono essere dei realisti: si propongono di uscire da questa antinomia che da un lato minaccia di trasformare l’atrazione in un rinnovato manierismo e dall’altro obbedisce ad ordini politici che disintegrano la libertà e la spontaneità creativa". Nelle opere degli anni Trenta il colore impetuoso sembra disciogliere la struttura formale, in quelle degli anni Quaranta costruisce immagini neocubiste, in quelle degli anni Cinquanta il suo "astratto-concreto" modifica in sequenze geometriche le forme reali. Corpora, nel ’52, nel ’56, nel ’60 e nel ’66 partecipa, con sale personali, alla Biennale di Venezia e nel ’55 alla Quadriennale di Roma. Nel ’57 espone alla Gallerie Chaiers d’Art di Parigi. Un gruppo di nuove opere realizzate nei maturi anni Cinquanta, è improntato ad una forte luminosità, con un colore inteso come "nucleo emozionale", è presentato l’anno seguente alla Galerie Springer di Berlino e alla Kleeman Galleries di New York. Corpora, durante tutti gli anni Sessanta, si dedica alla sua ricerca iconica e il massimo della sua realizzazione avviene nel 1966-67 con le tele "L’ultima pianta" e "Spazio verde". In esse il pittore evidenzia la sua attenzione scrupolosa e la sua purezza intuitiva. Queste opere vengono esposte alla Haaken Galleri di Oslo e alla Biennale di Tokyo. Dagli anni Settanta in poi la sua pittura informale è accesa dall’ebrezza sensoriale, dall’estasi neoromantica (Turner e Monet) e dall’esorbitanza dell’im-maginazione. Nei capolavori "La riva del lago" del ’77, "Omaggio a Turner" dell’82, "Luce nuova" dell’83 e "Nella mente pittura" dell’85 (tutte esposte nell’88 nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma) i colori esplodono, le luci scintillano, le forme si scatenano: come milioni di fuochi si alzano nel cielo per prendere la luce della luna, milioni di farfalle svolazzano e, il rosso delle foglie delle viti autunnali, degli aceri e degli incendi prorompono maestosamente. Per Corpora "tutti i colori sono morti se privi di energia e a volte si ha l’impressione che tale tensione lirica non possa essere espressa per mezzo di prototipi visivi, ma solo la musica e un’improvvisa irruzione di luce-colore, possano rivelare il suono di questa corporiana "vertigine dell’infinito".
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