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Appello al prossimo sindaco di Roma: siamo “tutti” figli di uno stesso padre?

Percorrendo la via Casilina prima del semaforo con viale Palmiro Togliatti  campeggia il piazzale di un ex distributore di benzina, in cima al vecchio fabbricato è stato scritto a caratteri cubitali: "Figli di uno stesso padre". Alle sue spalle troviamo il campo rom, dove la miseria si estende in baracche fatiscenti tra degrado ed rifiuti, uno dei campi rom più antichi di Roma.

Un campo travagliato da povertà, emarginazione, disoccupazione, aggressioni razziali, infezioni, febbri, malattie, una spaventosa mortalità infantile, nell’insediamento risiedono più di mille persone, rom in prevalenza xoraxané, di origine macedone, serba, bosniaca e kossovara, "e cosa che più ci addolora, decine e decine di bambini che giocano cacciando i topi che infestano il campo, a rischio di gravi malattie", dove la fanno da padrone lo sfruttamento dei bimbi e delle donne nelle attività di accattonaggio, borseggio e rapina senza nessuna tutela per quei nomadi che vogliono vivere di lavoro e sacrifici, come tutti i cittadini onesti.

Di fronte alla forzata condizione di uno stato di estrema povertà, diviene infatti lecito ricorrere all’accattonaggio, al furto o ad altre pratiche necessarie al procacciamento di mezzi per sopravvivere.
Nel campo, si sono aggiunti negli ultimi anni un centinaio di marocchini, è stato definito il «campo della disperazione» dalla associazioni umanitarie.

La prostituzione, (senegalesi e nigeriane, ragazze dell’Europa dell’Est, transessuali, ecc.), fisica conseguenza, è presente da anni in molte strade della zona, specie nei pressi del Centro Carni, diventato un vero mercato del sesso a cielo aperto.

Siamo veramente "Figli dello stesso padre?" signor prossimo Sindaco di Roma?

Lo scorrere caotico dei passeggeri nelle loro automobiline da migliaia di euro che a malapena lanciano uno sguardo indifferente e con un certo disgusto verso quel campo di "morti viventi", ci porta a pensare, egregio Signor prossimo Sindaco di Roma, che nella nostra civilizzatissima società, vale il detto "figli e figliastri", "morte tua vita mia", è che decisamente non siamo tutti "FIGLI DELLO STESSO PADRE!"

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