Avanza la dismissione ETI: Duse in bilico, codice rosso per il Teatro Quirino

Nuovi e più inquietanti scenari in merito al piano di dismissione, avviato un anno fa dalla direttiva del ministro dei Beni Culturali Rutelli

Nuovi e più inquietanti scenari in merito al piano di dismissione dei teatri gestiti dall’ETI, avviato ormai un anno fa dalla direttiva dell’allora Ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli.

Nell’incontro con le organizzazioni sindacali dell’8 Aprile 2008, l’Ente ha abbandonato, sul fronte romano, l’ipotesi di ricollocazione del Valle nell’ambito della gestione del nascente polo comunale (Argentina, India, Quarticciolo, Tor Bella Monaca, Ostia Lido) e la conseguente utilizzazione del personale in forza al Quirino presso un unico spazio teatrale da mantenere nella Capitale, mentre si evidenzia uno stallo del dialogo con le istituzioni toscane per la Pergola di Firenze e una disponibilità, ancora tutta da definire, del Comune di Bologna in relazione al Teatro Duse. Si profila pertanto da parte dell’Ente Teatrale Italiano un piano completamente mutato, che prevede il mantenimento nella propria sfera dei due teatri di proprietà Pergola e Valle, una interlocuzione più efficace con il Comune di Bologna in merito a una nuova progettualità per il Duse, ancora tutta da sostanziare di dati concreti, mentre alla cenerentola Quirino spetta la dismissione della gestione con bando di gara pubblico attraverso la formula della “concessione di servizio”.

Secondo quanto esposto dal Direttore Generale dell’ETI Onofrio Cutaia, l’assenza di un interessamento degli enti locali per una ricollocazione pubblica del Teatro Quirino ha spinto l’Ente a decidere per la formula della “concessione di servizio” con avviso pubblico sulla Gazzetta Ufficiale Europea: la formula, benché preveda la permanenza della titolarità e del controllo di gestione ETI, con prolungamento del contratto di locazione con l’INPS IGEI fino al giugno 2019, non è altro che una forma mascherata di cessione di ramo d’azienda. Il bando sarà supervisionato da una commissione giudicatrice interna all’ETI e dovrebbe contenere un progetto culturale in grado di garantire gli standard qualitativi dell’offerta culturale e l’obbligo per la nuova proprietà di tutelare il mantenimento dell’attuale livello occupazionale e di ogni sua prerogativa, con la possibilità per i lavoratori di tornare alla casa madre alla scadenza della titolarità, prevista appunto per il 2019.

Ma il dubbio sulla affidabilità dell’intera operazione è quanto meno legittimo, innanzitutto perché viene già disatteso il dato espresso dalla Direttiva Ministeriale, che faceva riferimento a una partecipazione dei privati e non a una completa cessione ad essi; in secondo luogo perché si apprende che il piano prevede palesi discriminazioni tra gli stessi lavoratori, dal momento che il personale dei due teatri romani attualmente distaccato alla sede ETI di Via Morgagni verrebbe trasferito integralmente al Valle per restare nell’alveo dell’Ente, mentre i restanti lavoratori del Quirino verrebbero venduti al miglior offerente. Dulcis in fundo, il personale di sala con contratto stagionale attualmente in forza al Quirino sarebbe anch’esso riposizionato all’interno del Valle, spolpando ulteriormente il Teatro di Via delle Vergini per renderlo economicamente più appetibile ai papabili acquirenti, che dovrebbero subentrare già a partire dal Gennaio 2009. Naturalmente la “concessione di servizio” per il Quirino è, allo stato attuale, ancora in bozza e sarà ridiscussa con le organizzazioni sindacali dopo l’imminente tornata elettorale, che potrebbe ulteriormente rimescolare le carte anche in ragione delle attese amministrative capitoline.

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