Being Hamlet, la Genesi

Dal 5 al 7 maggio, in scena al Teatro dell'Orologio, un Amleto in chiave moderna
di Giulia Ricci - 4 Maggio 2009

Dal 5 al 7 maggio sarà in scena al Teatro dell’Orologio Sala Orfeo, via dei Filippini 17 a, “ Being Hamlet, la Genesi”.

Lo spettacolo di Leonardo Ferrari Carissimi e Fabio Morgan, è una rivisitazione della celeberrima opera teatrale Shakespeariana in chiave moderna contornata da molteplici aspetti attuali.

Originale ed innovativa, la pièce si presenta come una nuova definizione del fare teatro, il “CK Teatro”, ovvero il Colossal Kitsch teatro descritto nella nota di regia come “la colossale epopea parodistica della storia del mondo, una nuova cosmogonia umana dove il teatro è la macchina pantomimica che svela come alla base di ogni società organizzata ci sia un artificio e dove l’uomo liberato dalla storia identitaria diviene creatore infinito di finzioni.”

Sul palco quindi l’attore che interpreta se stesso, l’uomo, affermando la sua funzione di creatore nonché la vita e la sua pulsione che si ripete durante il cammino estetico nel corso della Storia.

Ed è in questa atmosfera che rinasce un nuovo Amleto, o ancora meglio un “ post Amleto”, poiché guarito dalle sue domande esistenziali; un uomo dunque, che scopre, si scopre, percorrendo il cammino che porta alla Genesi degli eventi, del teatro.

Ed è questo Amleto che viene associato ad Adamo, padre dell’umanità in un modo del tutto naturale, come a ripercorre un filo che leghi i due uomini, laddove Adamo rappresenta l’archetipo umano della civiltà del tramonto e Amleto una sorta di suo successore, indossatore di maschera -simbolo del teatro borghese, poiché attore di una vita vissuta secondo l’unico modo pensato perciò esistente, scandito da stato civile, tradizione, storia.

La scena si apre con il velo di Maya da squarciare per focalizzarsi poi sul paesaggio e i suoi contorni che a poco a poco prendono vita, si animano e assumono un ruolo di cornice intorno all’immagine di Adamo che cogliendo la mela diviene il simbolo della tentazione nella nascita della civiltà occidentale. Il frutto assume le sembianze di un teschio, lo stesso se non quello di Amleto ed il velo di Maya proietta immagini per purificarsi da esse stesse, donando alla vista proiezioni nuove, che cancellano ciò che è intorno all’uomo, sminuendolo e mortificando le immagini stesse del presente.

Ad apparire sullo schermo sarà quell’Amleto nuovo svestito, che ritornerà nell’Eden come immagine di una percezione nuova, o meglio di un uomo nuovo che impara ad essere Amleto e ad affrontare il tramonto della decadenza.

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Il quadro che si viene a creare è perfettamente in sintonia con la frase sulla locandina dello spettacolo: “sicuramente non il classico Shakespeare”.

Per info e costi visitare il sito www.teatrodellorologio.it


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