Categorie: Fatti e Misfatti

Beppe e Josefa – Antonio qui no e lì sì – Dal “trota” ai “brown booby”

Fatti e misfatti di maggio 2013

Beppe e Josefa

“Portare una canoista al Governo – ha urlato Beppe Grillo, dal suo “blog”, contro il neoministro allo Sport, Josefa Idem – è solo da scemi”.

Molto intelligente sarebbe invece fare in modo che, quale Ministro allo sport, fosse portato al Governo un primatista nel lancio del peso (dell’insulto) e nella maratona (di pericoloso qualunquismo) tipo Beppe Grillo? Beppe Grillo, però, non dovrebbe esagerare. Dovrebbe accontentarsi per essere riuscito ad entrare nello stadio e di poter fare anche il più ebete e becero tifo contro.

Antonio qui no e lì sì

“Tra i presenti – alla manifestazione politico-sindacale della Fiom in piazza San Giovanni a Roma – il tuttora magistrato Antonio Ingroia con tanto di sede assegnatagli ad Aosta, dal Consiglio superiore della magistratura, ma che lui – come noto – non vorrebbe”.

Il tuttora magistrato Antonio Ingroia, dunque, ad Aosta no no, no no, ma in piazza San Giovanni a Roma sì sì, sì sì. Come dire: no dove avrebbe dovuto essere e sì dove non avrebbe dovuto essere. In tutti e due i casi secondo legge. E, se per non andare almeno fino a metà giugno ad Aosta s’è arrampicato su certe ferie arretrate che gli spettavano, per andare invece in piazza San Giovanni a Roma su che cosa ha potuto arrampicarsi? Proprio su niente. Anzi: è scivolato clamorosamente su una norma che vieta a qualsiasi magistrato, finché nei ruoli, di prendere parte a qualsiasi manifestazione politica. Sarebbe interessante sapere, allora, quali provvedimenti ritenga di dover prendere, a questo punto, il Consiglio superiore della magistratura. Nessuno per una piena quanto discutibile assoluzione? Dieci “Pater, Ave e Gloria” laici ritenendo il peccato solo veniale? La scomunica per quella che potrebbe essere considerata come una grave eresia? Quello che sembra certo, comunque, è che il tuttora magistrato Antonio Ingroia non ha l’aria di essere preoccupato nemmeno un po’. E verosimilmente, se dovesse capitare qualche altra manifestazione politica di suo gusto, lui sarebbe sempre lì. In prima fila. Con tanti saluti alla norma di legge che glielo vieterebbe.

Dal “trota” ai “brown booby”

“Sulla proprietà dello “yacht Stella” – attribuita al figlio primogenito di Umberto Bossi, Riccardo – la Guardia di finanza ha fatto “flop” perché le indagini hanno alla fine appurato, con certezza, che quello “yacht Stella” è invece di Stefano Alessandri, un ricco signore di 55 anni amico del “rampollo leghista””.

Ma come è potuto verificarsi questo incredibile “flop”? Tutto ha preso il via dal fatto che il Riccardo “cacciaballe” ha sempre fatto credere che quello “yacht” fosse proprio suo. A tutti, specialmente a tante ragazze, fino alla Guardia di finanza. Un po’, dunque, come successo a suo padre Umberto. L’Umberto aveva sempre fatto credere a tutti, specialmente a tanti iscritti, fino all’intero mondo politico che la “Lega nord” fosse sua. Poi, invece, la verità è venuta a galla. E si è alla fine appurato che era invece di Roberto Maroni, un furbo signore di 58 anni amico del “padre del rampollo leghista”. Ma che famiglia, allora, la Bossi. Dopo il secondogenito Renzo retrocesso dallo stesso padre da delfino a trota, ora il padre in persona e il suo primogenito Riccardo come quegli uccelli marini dal nome sule fosche, ma che gli anglofoni chiamano da sempre “brown booby”, cioè “tonte marroni”. Marroni con due “erre”.

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