Beppe Grillo 1
“L’imprenditore Mauro Sari di 47 anni – oggi a Vado Ligure – si è cosparso di benzina, si è dato fuoco ed è morto in pochi minuti”.
L’ennesimo imprenditore travolto dalla crisi? Purtroppo. Ma con un particolare, questa volta, in più. L’imprenditore Mauro Sari, dopo i risultati elettorali trionfali per Beppe Grillo, si era recato sotto la sua casa per raccontargli, presenti alcune televisioni, il periodo difficile che stava attraversando. Beppe Grillo lo aveva ascoltato con attenzione e poi, dopo qualche giorno, ne aveva urlato in un suo comizio. Ma non per dire che, intanto, lo aveva aiutato lui al posto dello “Stato boia”. Macché. Anche da lui, al povero imprenditore, neppure una “palanca”: solo un cinico spunto per una nuova speculazione politica. Per il resto amen. E pace all’anima sua. Del disperato e illuso Mauro Sari.
Beppe Grillo 2
“Al comizio di Beppe Grillo a Treviso – quando mancavano ancora pochi minuti all’inizio – in piazza appena un centinaio di persone. Tanto che, dal microfono, è partito questo disperato annuncio: “Invitate amici e parenti, fate il passaparola””.
Quando poi Beppe Grillo è arrivato e ha cominciato a urlare le sue solite cose, in piazza, però, non è che il numero dei presenti fosse molto aumentato. Qualche “5 stelle” con i piedi per terra e non con la testa fra le nuvole si è giustamente preoccupato: “Che cosa succede? A Treviso noi siamo praticamente nati, a Treviso noi abbiamo ottenuto, alle recenti elezioni, il 23,4%. E ora?” Ma Beppe l’urlatore, con la testa fra le nuvole e non con i piedi per terra, non ci ha fatto invece caso. Evidentemente miope fisicamente e politicamente, non si è accorto che, ad ascoltarlo, non erano in migliaia, ma in pochissime centinaia. Ha visto, insomma, lucciole per lanterne. Tanto da avere fra l’altro urlato, dall’alto del suo palco e della sua miopia, addirittura questa profezia: “Se andremo al voto dopo l’estate, rimarremo solo Berlusconi e noi perché noi siamo la vera sinistra”. Beppe, Beppe. Forse è il caso che lui cominci a scendere dalle nuvole e dal palco strettamente politico e a ricalcare con i piedi, saldamente, la terra e il palcoscenico strettamente comico. E, magari, anche ad acquistare un paio di occhiali da miope. Soprattutto politico.
Le “calende greche” della Giustizia italiana
“Per un processo civile di primo grado – dati della “Commissione europea per l’efficienza della giustizia” – in Italia occorrono 492 giorni, in Spagna 289, in Francia 279 e in Germania 184″.
I magistrati italiani, per cercare di giustificare questo scandaloso primato, continuano a sostenere che tutto dipende non da loro, ma da un italico “sistema giustizia” privo di validi supporti. Non è, però, vero. Perché – sempre secondo la “Commissione europea per l’efficienza della giustizia” – il costo del nostro “sistema” è di 73 euro annui per ogni abitante e il costo medio dei Paesi dell’Unione, per ogni abitante, è di 54 euro e 40 centesimi. Ben 15 euro e 60 centesimi, dunque, di meno. E gli italiani, allora, sarebbero curiosi di sapere come mai tutto questo. O dal neoministro Anna Maria Cancellieri o dal Consiglio superiore della magistratura o da una delle tante e tanto loquaci, quando vogliono, associazioni di categoria. Tempo per rispondere, date certe cifre, non dovrebbe certo mancare ad alcuno.
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