Biesse Grafica, una tipografia che viene da lontano

Quella di Sergio Bettarelli è la storia di una lunga fedeltà

Tipografi talvolta si nasce. E Sergio Bettarelli ha annusato fin dai primi anni l’odore degli inchiostri, ha imparato dall’infanzia ad accostare manualmente i caratteri di stampa, ha ascoltato in seguito il crepitio assordante delle linotype ed allineato in pacchi e pacchetti le righe di piombo, poi ha assistito alla nascita, allo sviluppo delle sofisticate evoluzioni dell’informatica, tuttora inarrestabilmente mutevoli ed in evoluzione perenne.

Può raccontarci in breve la storia della sua ditta?

La storia della nostra tipografia qui a Centocelle risale al periodo del dopoguerra al 1952, anzi la vera storia iniziò nel 1942, in Centro. Poi in quella che era un tempo via dei Pioppi, attuale piazza delle Camelie, mio padre decise di portare avanti, con non poche difficoltà un’ardua impresa che allora si chiamava Artigianografica. Attraversavamo un periodo di estrema povertà e quindi lavoravamo con quei pochi mezzi che avevamo a disposizione, ma la vera risorsa della ditta era la bravura nel campo tipografico di mio padre allora capo tecnico al Senato. In seguito la nostra azienda ha iniziato a crescere per mezzo del passaparola dei clienti che apprezzavano la disponibilità e la precisione del lavoro da noi svolto. Ricordo di aver iniziato a collaborare con mio padre sin da piccolo aiutandolo nella composizione a mano e seguendo l’evoluzione del suo lavoro.

E poi?

Alla morte di mio padre a causa di alcuni problemi con la mia famiglia ho deciso di mettermi in proprio nel 1988, nella sede attuale di via dei Faggi 10, imprimendo alla mia attività da subito un profilo altamente tecnologico, cercando di stare al passo delle numerose evoluzioni del nostro settore che ci portano oggi ad operare solamente con computer, plotter, ecc.

Come si vive in tempi di crisi?

Purtroppo, come accade per tante attività, in questo periodo di crisi ci troviamo a vivere un bruttissimo periodo alle prese con la paura di non sapere dove andrà a finire il nostro paese. L’unica salvezza sicuramente è per noi quella di lavorare in locali di nostra proprietà così da non doverci sobbarcare il pagamento di un affitto.

C’è un segreto particolare del vostro successo?

A permetterci di continuare la nostra attività sono sicuramente: la disponibilità, la puntualità e la correttezza. Possiamo affermare che mai nessuno dei clienti ha avanzato critiche al lavoro svolto, e questo ci rende davvero orgogliosi. Proprio attraverso il favore della clientela abbiamo acquisito anche lavori importanti seguiti al passaparola.

Qual è la situazione attuale nell’ambito commerciale e nel quartiere?

Il campo della tipografia, come molti altri, sta attraversando un momento difficilissimo. Assistiamo alla chiusura di grandi aziende del settore che con l’arrivo delle sponsorizzazioni via internet hanno perso un’ingente quantità di lavoro. Questo porta quelle che ancora resistono a ripiegare su lavori di minor valore, togliendolo di conseguenza alle piccole tipografie.

Che fare allora?

Servirebbe solamente una maggiore tutela per le attività commerciali, perché ogni giorno lavoriamo mettendo la nostra passione e la nostra forza senza mai chiedere nulla a nessuno. Forse le istituzioni dovrebbero smettere di attaccare i lavoratori con continue imposte, sarebbe più opportuno mettere le mani nelle tasche dei benestanti anziché renderli ancora più poveri.

E nel quartiere?

Per quanto riguarda il quartiere c’è una grande domanda insoddisfatti di decoro e di pulizia. 

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