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Calderoli-Kyenge, anche la Regione Lazio scende in campo

“No al razzismo istituzionale” Bonafoni e Valentini consiglieri del “Gruppo Per il Lazio” depositano un ordine del giorno in solidarietà alla ministra Cècile Kyenge Kashetu

Di fronte all’ennesimo insulto rivolto alla ministra Cècile Kyenge Kashetu, questa volta arrivato addirittura all’interno del Governo in carica, anche la Regione Lazio interviene duramente. Nello specifico è il gruppo “ Per il Lazio” a farsi promotore di un ordine del giorno da discutere prima possibile attraverso i consiglieri Bonafoni e Valentini.

Nel comunicato stampa i toni sono piuttosto duri: “Sostanziare l’impegno del Consiglio regionale del Lazio contro il razzismo nelle istituzioni e chiedere ogni misura sanzionatoria contro chi, come il Vice Presidente del Senato Roberto Calderoli, viola i principi fondamentali della Costituzione e la lettera della Carta dei Diritti Fondamentali dell’ Unione Europea. E’ questo il senso dell’ordine del giorno che oggi abbiamo depositato, subito e nell’imminenza dei fatti, insieme a tutti i gruppi della maggioranza”.

“Lavoreremo – continuano i consiglieri Bonafoni e Valentini – perché questo ordine del giorno venga discusso in aula al più presto, nella certezza che ci sia un’ampia convergenza di tutti i gruppi consiliari presenti”. Nel comunicato inoltre viene espressa la totale solidarietà alla ministra Cècile Kyenge Kashetu, colpita da attacchi personali razzisti lesivi della sua persona e delle istituzioni che rappresenta e viene condannata con fermezza e convinzione ogni forma di razzismo e discriminazione di genere.

Toni ancora più duri contro Calderoli verso il quale si invitano il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio, in caso di mancate dimissioni, ad assumere ogni misura sanzionatoria e disciplinare come previsto dal regolamento del Parlamento Italiano. Questi i fatti, oramai ben noti. Lo scorso sabato sera, Roberto Calderoli dal palco della “Festa de Trei” a Treviglio, nella Bassa bergamasca, parlando del ministro per l’integrazione, Kyenge, dichiarava “Quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di un orango”.

Dopo la bufera politica sono arrivate le scuse di Calderoli al ministro, con un bel mazzo di fiori, ma non le dimissioni richiesta a gran voce da partiti ed associazioni. Nel frattempo è stato aperto un procedimento penale, a cura della dalla Procura di Bergamo per diffamazione aggravata dall’odio razziale in seguito a un esposto del Codacons, l’associazione dei consumatori.

Ieri, un’altra campionessa di civiltà, l’ex consigliere di quartiere leghista di Padova, Dolores Valandro, che tramite un social network, riferendosi sempre al ministro Cecile Kyenge, aveva scritto “Mai nessuno che se la stupri”, è stata condannata ad un anno e un mese di reclusione e all’interdizione per 3 anni dai pubblici uffici. Di che pasta sono fatti i leghisti è cosa oramai nota, Borghezio, Calderoli, Valandro, Bossi, Paolo Serafini, Matteo Savini hanno sempre fatto a gara a chi fosse più offensivo contro immigrati, romani, napoletani, calabresi, neri, musulmani, rom. Rimane da chiederci se non era il caso che questi personaggi rimanessero fuori dalle istituzioni del Paese ben prima.

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