Carceri del Lazio al collasso. Allarme Cisl sul personale penitenziario

A ottobre 2025 ci sono 1.500 detenuti in più nei 14 istituti e manca personale in quasi tutte le carceri della regione

Le celle scoppiano, il personale è allo stremo e la sicurezza vacilla. Nel Lazio, le carceri sono di nuovo al limite del collasso.

A lanciare l’allarme è la Fns Cisl Lazio, che denuncia una situazione “non più sostenibile”, fatta di celle sovraffollate e agenti allo stremo, costretti a lavorare in condizioni sempre più difficili.

I numeri parlano da soli: al 3 ottobre 2025 nelle 14 strutture penitenziarie del Lazio risultano 6.775 detenuti, contro una capienza regolamentare di 5.283 posti. Significa 1.492 persone in più, quasi un istituto intero aggiunto alla forza.

“Siamo di fronte a un sovraffollamento cronico e a una carenza di organico che non garantisce più sicurezza né dignità, né per chi lavora né per chi è detenuto”, denuncia la Fns Cisl.

Sovraffollamento e carenze di personale: il doppio nodo

Alle celle stracolme si somma un altro problema che pesa come un macigno: la mancanza di agenti di polizia penitenziaria. Nonostante l’arrivo di 301 nuovi agenti uomini e 95 donne, la carenza resta oltre le 600 unità.

Una mancanza che, in alcune strutture, raggiunge numeri drammatici. Alla direzione di Rebibbia Nuovo Complesso, il deficit sfiora il 35%. Segue Frosinone, con il 28%, poi Velletri e Cassino, entrambe intorno al 25%. Solo a Latina e Rieti la situazione appare lievemente più equilibrata, con una carenza che scende al 3-4%.

Il risultato? Turni massacranti, ferie ridotte al minimo, stress crescente. “Il personale è chiamato a garantire l’ordine in condizioni impossibili spiega ancora la Cisl —. L’aumento dei detenuti senza un rafforzamento adeguato degli organici espone tutti a rischi enormi”.

“Garantire dignità e sicurezza: ora servono interventi concreti”

Per il sindacato, è il momento di un cambio di passo. Non bastano più promesse o piccoli correttivi: servono interventi strutturali.

“Occorre garantire e tutelare il personale tutto affinché si possano migliorare le condizioni lavorative e applicare in toto le norme contrattuali”, scrive la Cisl nella nota.

Ma dietro le cifre c’è una realtà più profonda: il sovraffollamento non pesa solo sui lavoratori, ma mina le basi stesse della funzione rieducativa delle carceri.

Celle pensate per due persone che ne ospitano quattro, mancanza di spazi per attività formative, tensioni quotidiane che possono esplodere in atti di violenza.

Una spirale che rischia di travolgere tutto il sistema penitenziario laziale.

E intanto, dietro le sbarre, il rumore delle chiavi che chiudono le celle si mescola a quello di un malessere che cresce ogni giorno di più.


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