

Caro Covid
sei venuto a trovarmi in casa dopo due anni dal tuo arrivo in Italia e abbiamo trascorso insieme circa quattro settimane di viaggio. La tua visita è stata del tutto inaspettata. Avevo pensato di essermela scampata, e invece no. Avrò, sbadatamente, abbassato la guardia e tu ne hai approfittato per farmi visita.
Negli ultimi due anni non si fa altro che parlare di te in TV, sei molto famoso, soprattutto in questo periodo dove aumentano le tue inaspettate visite in casa delle persone. Hanno detto che sei difficile da salutare, non te ne vai via facilmente. Dicono che stai rovinando l’economia di tanti paesi e che a tante famiglie sei riuscito a strappare via gli affetti più cari.
I miei sintomi, fortunatamente, sono stati lievi come una semplice influenza, forse anche grazie al vaccino che ultimamente – caro covid – ti sta dando filo da torcere. Grazie a lui, anche se ci contagiamo, non riesci a causare i danni che ci hai recato al tuo esordio, portandoti via tante persone o facendoci fare anche tre mesi di convalescenza tra ospedali e isolamenti.
Pochi sanno che, come arrivi, riesci a stravolgere la vita di tutta una famiglia, in quanto costringi parenti ed amici a fare lunghe quarantene, isolati e senza contatti fra di loro. Le persone più fortunate hanno la possibilità di isolarsi dal resto della famiglia, senza far provare loro il brivido della tua conoscenza, quasi fosse un lusso, ma molti sono costretti a convivere, tutti insieme, aspettando solo il passaggio del testimone.
Ti immaginavo diverso, forse perché la tua fama ti precede o perché il mio destino è stato seguito da una stella speciale o ancora meglio perché vicino a me hai trovato ad aspettarti una valida squadra che non ti ha sottovalutato.
Appena sei arrivato sono stata pronta a riconoscerti. Mi sono subito isolata dai miei cari ed ho avvertito il mio medico di base Maria B. che già ti conosceva bene, visto che ha aiutato tante altre persone come me. I suoi consigli, la sua professionalità, la sua grande generosità mi ha accompagnato per tutto il nostro viaggio, mi ha curato e consigliato come convivere con te. Mi ha anche rassicurata durante i miei momenti d’ansia per la paura di non riuscire a gestirti.
Mi hai fatto passare un periodo duro soprattutto dal punto di vista affettivo privandomi della presenza dei miei cari, non potevo vederli per paura di contagiarli; mangiavo sola e passavo le giornate a guardare la televisione e a leggere un libro, ma non mi sono mai sentita abbandonata, fortunatamente, sia dal punto di vista medico che affettivo.
Oltre alla dottoressa Maria B. sei stato accolto da un’altra componente della mia squadra la dott.ssa C., della Asl di Roma Distretto 5 che ha il compito di monitorare i positivi domiciliari. Una volta comunicato la mia positività Lei, come altri suoi colleghi, ha il compito di chiamarti e monitorarti. Ovviamente, già conosceva ogni tua mossa e per questo ha pensato bene di programmare il nostro viaggio e controllarci a distanza. Sei stato veramente duro da salutare e sei riuscito a farmi cadere in quel tunnel buio, dove immagini di non vedere più la luce. Ma grazie alla mia squadra medica e alla mia famiglia, che mi hanno sempre sostenuta ed aiutata, il nostro viaggio è terminato dopo 24 giorni presso l’Hb di Togliatti dove te ne sei andato senza salutare, lasciandomi solo una lettera con la scritta NEGATIVO.
Aver avuto al mio fianco la mia famiglia e valide persone qualificate e preparate ha fatto in modo che questa brutta esperienza avesse un lieto fine. Voglio ringraziare le mie due compagne di viaggio un’eccezione del sistema sanitario ormai oggi così tanto criticato. Ma sono sicura che esistono tanti altri sanitari come loro, che lavorano nel silenzio e che rischiano la loro vita tutti giorni in prima linea.
Questa è la dimostrazione che qualsiasi motore funziona bene se tutti gli ingranaggi collaborano nella giusta maniera, affiancando a un buon metodo di lavoro anche quella parte indispensabile per noi pazienti che si chiama umanità. Non bisogna dimenticare che per una buona guarigione, oltre ai medicinali, i pazienti hanno bisogno di conforto, la miglior terapia che possa esistere.
L. D.
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