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Case popolari: la Procura chiamata ad indagare sulle assegnazioni

Esposto presentato dal nuovo direttore dell’Ufficio per le Politiche abitative del Comune di Roma, Raffaele Marra

Riportiamo qui di seguito un articolo apparso su Il Messaggero del 24 luglio 2008 a firma di Claudio Marincola.

"Bufera sulle case popolari. La procura della Repubblica è pronta a passare al setaccio le assegnazioni degli ultimi anni. A dare il via all’inchiesta è un esposto presentato nei giorni scorsi dal nuovo direttore dell’Ufficio per le Politiche abitative. Si denunciano anomalie e e irregolarità nella valutazione dei criteri seguiti dalla precedente amministrazione.
Tutto è cominciato quando il nuovo direttore Raffaele Marra, un ex ufficiale della Guardia di finanza, subentrato alla fine di giugno, si è rifiutato di firmare cinque pratiche per l’assegnazione di altrettanti alloggi di edilizia residenziale pubblica. Doveva essere un semplice passaggio di consegne e invece il nuovo dirigente ha voluto vederci chiaro. Molto più chiaro. Alla richiesta di ulteriore documentazione gli è stato risposto che si trattava di fascicoli «gia visionati e controllati». In pratica, Marra avrebbe dovuto limitarsi a siglare, anche perché gli alloggi erano stati già assegnati.
Nell’esposto si elencano per filo e per segno tutte le presunte irregolarità riscontrate. «Le assegnazioni – è scritto – non rispondevano fedelmente alle posizioni che gli assegnatari occupavano in graduatoria». Sbagliato il punteggio e la collocazione in graduatoria. Non certificata la precarietà abitativa, assente la sentenza di sfratto. Insomma un lungo elenco di “stranezze” che hanno spinto Marra ad allargare la verifica all’ultimo anno di gestione. Per scoprire che nel 70% delle 108 assegnazioni di alloggi del comune o ex Iacp disposte nell’ultimo anno c’era qualcosa che non quadrava. Frequente è anche il caso di abitazioni di dimensioni superiori alle esigenze del nucleo familiare assegnatario. «Talvolta – si legge – le indicazioni sulla scelta del destinatario venivano fornite direttamente dal direttore dell’ufficio».
Il controllo ha riguardato le varie fasi: l’istruttoria delle domande, l’iter procedurale, la dichiarazione dei redditi. Quando Marra ha chiesto spiegazioni per capire come mai ciò avveniva gli è stato risposto che «era consuetudine assegnare in questo modo gli alloggi di risulta». Come dire che gli inquilini non sarebbero stati individuati in base ai requisiti richiesti, bensì, come è scritto testualmente nell’esposto-denuncia, «seguendo delle indicazioni talvolta (menzionando l’assessore Minelli) politiche» o addirittura «fornite direttamente dal direttore dell’ufficio».
Dai primi controlli sono risultate 39 posizioni – citiamo sempre l’esposto – completamente irregolari. Altre 20 posizioni regolari e con punti 10 «ma ai quali è stato assegnato l’alloggio nonostante vi fossero nuclei familiari con analogo punteggio e medesima situazione familiare». Chi ha deciso e in base a quale priorità l’ordine di assegnazione?
Più delicata è la posizione di 45 assegnatari che oltre ad una carenza di documentazione non figurerebbero in graduatoria o il cui posizionamento non sarebbe stato idoneo all’assegnazione».
Rilievi che chiamano in causa direttamente, nell’atto di denuncia, l’operato dell’ex direttore ad interim Bardanzellu e dell’ex assessore al Patrimonio Minelli. In particolare non sarebbero state fedelmente rispettate «le condizioni di priorità» richieste dalla delibera della giunta comunale 774/2000. Cosicché è capitato che ad una signora impropriamente collocata al posto 1476 delle graduatoria sia stato assegnato un alloggio nonostante nella stessa fascia (2) e con lo stesso punteggio (10) vi fossero altri 248 nuclei familiari. «Assegnazione del tutto ingiustificabile, arbitraria e illegittima», si scrive nell’esposto.
L’emergenza abitativa a Roma riguarda almeno 37 mila famiglie, quante risultano in graduatoria e dunque quante sono in attesa di un alloggio popolare. Un numero cresciuto a dismisura dopo il provvedimento dirigenziale che ha di fatto riaperto il bando del 2000.
In moltissimi casi nella documentazione è assente la sentenza degli organi giudiziari che certifica lo sfratto. Il che da solo avrebbe dovuto determinare la mancanza dei requisiti necessari all’assegnazione.
Facile prevedere che i controlli nei prossimi giorni continueranno a tutto campo. E che le sorprese non finiranno, «ma stante alla mole della documentazione – si scrive ancora nell’esposto di Marra – e in considerazione delle risorse umane, appena sufficienti per lo svolgimento delle ordinarie attività d’ufficio», non sarà semplice riesaminare le pratiche già evase. Anche perché, si mette in evidenza, non è detto «che esistano i fascicoli relativi ai soggetti assegnatari».

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