

E’ la sfida lanciata al Sindaco Alemanno dall’incontro fra Comitati di quartiere e movimento di lotta per la casa. Conferenza cittadina per il 28 febbraio all’ex Fiera di Roma
A Roma si è molto costruito e molto si costruisce. L’espansione della città in questi decenni è stata continua. Il consumo di suolo è stato bulimico.
Dagli dagli 11.000 ha edificati del 1962 con una popolazione di 2.200.000 abitanti circa si è passati ai 48.000 di oggi con 2.600.000 anime. Il consumo di agro romano e la produzione di cemento sono da sempre l’industria più fiorente della Capitale. Le periferie si moltiplicano. Dopo la prima, quella degli anni del primo dopoguerra e la seconda, quella dei grandi quartieri dormitorio del secondo dopoguerra, ora siamo alla terza.Quella delle villettopoli oltre il GRA.
Lo chiamano sprawl perché assomiglia all’espansione negli hinterland delle grandi metropoli americane. E’ un fenomeno biblico che viene da lontano. Mussolini in un celebre discorso il 31 dicembre 1925 in cui dettava le linee strategiche della Roma del futuro vaticinò, tra l’altro, di ‘’avanguardie di case’’ lanciate inesorabilmente ‘’verso il monte salubre, verso il mare riconsacrato’’. E così è stato nel corso di quasi un secolo. Ormai il cemento di Roma è arrivato a Ostia e ai Castelli romani e il nuovo Piano regolatore, quello scaturito dal ‘’modello romano’’ delle giunte Rutelli-Veltroni, non mette fine a questa tracimazione incontinente.
Tra tanto cemento periferico, senza funzioni e senza qualità, però, guarda caso, mancano le abitazioni a basso costo. E sì perché il mattone è lievitato senza avere alcun rapporto con la domanda sociale. L’abbondante offerta non si è incontrata con la domanda. E’ stato solo un mattone speculativo. Le case costano un occhio, gli affitti, una volta abbattuto l’equo canone, sono proibitivi. Speculazione e neoliberismo l’hanno fatta da padroni in questi anni. Si è costruito di tutto ma non si è fatta l’edilizia residenziale pubblica.
E ora la nuova amministrazione di Alemanno dice di voler correre ai ripari. Nobile intento. Mancano case a costi e affitti accessibili per le fasce sociali povere, per il ceto medio che non riesce a sopportare mutui proibitivi, per le giovani coppie, per i single, per gli immigrati. Insomma una vera ‘’bomba sociale’’ minaccia di esplodere. E dove la facciamo esplodere? Ma nel superstite ‘’agro romano’’ perbacco! E dove se no? Per cui un’altra espansione a macchia d’olio si va programmando nelle segrete stanze del Campidoglio. Siamo in piena continuità con l’andazzo precedente. La città si allunga e con essa si allungano i costi del trasporto pubblico e privato e quelli dei servizi. Si fa appello ai proprietari terrieri promettendo di pagare le cessioni di una parte delle loro aree agricole rendendo fabbricabili le parti private restanti con premi di cubatura. Per cui la possibilità di avere un po’ di case a un costo accessibile, lo chiamano pudicamente housing sociale, lo si paga concedendo altre edificazioni speculative. Cemento chiama cemento.
E’ possibile disinnescare questa bomba? Sì. Così la pensano i comitati di quartiere organizzati nella Rete Romana di Mutuo Soccorso, i movimenti di lotta per la casa e altre organizzazioni della società civile da Action ad Attac, dal gruppo ‘’Non tacere’’ di Don Roberto Sardelli al gruppo di urbanisti raccoltisi in ‘’Modello romano’’ e altri. Per soddisfare l’esigenze di case a basso costo si possono fare scelte alternative al consumo di suolo agricolo. Si può ristrutturare il patrimonio pubblico come le ex caserme e altri edifici dismessi; cambiare destinazione d’uso alle aree previste per i nuovi centri commerciali del tutto sovrabbondanti e superflui; utilizzare una parte dei terreni delle centralità metropolitane pubbliche senza dover contrattare con la rendita privata. Dentro la città consolidata quindi dove già esistono i collegamenti su ferro come a Pietralata e Ponte Mammolo o a Tor Vergata dove è già avviato un polo pubblico che potrebbe diventare la nostra Defense.
Se ne discuterà alla Conferenza cittadina convocata dalle organizzazioni succitate il 28 febbraio prossimo all’ex Fiera di Roma dove i temi del diritto all’abitare si intrecceranno con quelli della revisione del PRG a partire dalle Centralità metropolitane, i temi della mobilità con quelli dello sviluppo sostenibile, della riqualificazione delle Periferie e dei diritti di cittadinanza.
Lo scopo è quello di presentare alla città e agli amministratori un’insieme di proposte alternative volto a scongiurare un nuovo massacro urbanistico dell’agro romano dando soddisfazione alle esigenze sociali dentro un’idea alternativa di città. Una città che è di tutti i cittadini e non solo degli speculatori e degli affaristi.
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