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Catarci: la fondazione Enpaia ignora le istituzioni e alza la tensione

Molte persone non potranno pagare i nuovi affitti

“La Fondazione Enpaia disattende persino l’invito del Prefetto di soprassedere per due mesi nella stipula e procede ad applicare il contratto siglato il 1° febbraio, che prevede aumenti del canone con punte dell’87%!". A dichiararlo è Andrea Catarci, presidente dell’XI municipio, in una nota del 29 marzo 2010.

Il caso è scoppiato ad inizio di marzo, quando gli inquilini residenti nelle case della Fondazione Enpaia (l’Ente nazionale di previdenza per gli addetti e gli impiegati in agricoltura) hanno visto i loro affitti salire anche dell’80%, da 500 a 900 euro. Ad essere coinvolti sono circa 3.000 inquilini sparsi in 1.500 appartamenti di Roma. La zona interessata è principalmente quella del IV municipio, ma sono coinvolti inquilini anche quelli del VII, del IX, dell’ XI e del XII. Le proteste di questi giorni avevano portato anche all’intervento del prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, che aveva convocato una riunione il 9 marzo per cercare una soluzione condivisa.

"Il 29 marzo mattina – prosegue Catarci – 4 inquilini avrebbero infatti dovuto firmare i documenti che comportano i nuovi e pesanti adeguamenti. Alla protesta degli inquilini e del sindacato Asia-RdB, con una persona che si è incatenata all’entrata degli uffici, si è risposto con l’indisponibilità a qualunque dialogo, malgrado la presenza dell’XI municipio e del presidente del IV municipio con incarico del Sindaco, e con la “fuga” del Direttore generale Mori, visto dai partecipanti ma ufficialmente ‘non in sede’. Addirittura è stata più volte richiesto l’intervento della forza pubblica."

"Si sta giocando con il fuoco  – afferma il presidente dell’XI municipio – aggiungendo all’insensibilità nei confronti degli inquilini un atteggiamento irriguardoso e sprezzante verso le Istituzioni. Solo l’intervento della Prefettura, che ha annunciato una nuova riunione, ha impedito che la situazione si facesse ancora più tesa."

“Se si andrà avanti così – continua il presidente Catarci – molte persone, pensionati o lavoratori dipendenti, comunque monoreddito, saranno impossibilitate a pagare i nuovi affitti, con il rischio di essere sbattute in mezzo alla strada e di aprire un’altra grave crisi abitativa e sociale che la città non può tollerare. Malgrado lo sappiano bene, i vertici della Fondazione procedono per colpi di mano, nel tentativo di far pagare agli inquilini in gran parte collocabili nel cosiddetto “ceto medio in difficoltà” le conseguenze di scelte finanziarie sbagliate, che non sono certo state effettuate dall’inquilinato”.

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