

Le ricadute economiche, sociali e ambientali della proposta di aumento delle cubature avanzata dall’Immobilfin
Nella puntata precedente abbiamo esaminato i costi e i ricavi di una parte dell’operazione ‘’centralità’’ Romanina se passasse la proposta di un aumento assoluto di 670 mila mc. avanzata dal proprietario Scarpellini in cambio di un’elargizione, 50 milioni di euro (meno del 15% del costo dell’intera opera calcolato in 350 milioni di euro da ‘’roma metropolitane’’) per il prolungamento della metropolitana.
C’è da aggiungere che in realtà non c’è solo un aumento in assoluto di cubatura nella proposta dell’imprenditore, ma anche uno spostamento di cubatura da pubblica a privata del 40%. Insomma un affare di svariati miliardi di euro di profitto a fronte di una ricaduta insopportabile sui costi pubblici.
E quali sono questi costi? Vediamone alcuni.
Costi ambientali – “I deficit economici possono dominare i titoli dei nostri giornali ma i deficit ecologici domineranno il nostro futuro”, scriveva venti anni fa Eugene Odum, padre dell’ecologia contemporanea. La natura è un capitale che sul piano generale contribuisce per un valore triplo al prodotto dalle attività umane. I ‘’servizi’’ forniti dagli ecosistemi grandi e piccoli – come nel caso dell’aerea di Romanina – consistono in un flusso di materiali, energia e informazione fisica e biologica che costituiscono una parte rilevantissima del valore economico dell’ambiente. Quando vengono consumati senza essere riprodotti si ha un effetto ‘’entropia’ con costi di consumo di risorse, inquinamento, energia, sbilanciamento dei servizi forniti dall’ambiente, abbassamento della qualità della vita, disutilità di alcuni tipi di lavoro, aumento di specie infestanti nel territorio e trasferimento di oneri a carico della collettività e delle generazioni future.
Costi sanitari – Sono costi derivanti da un impatto ambientale negativo che consuma campagna romana sostituendola con una quantità di asfalto e cemento, con traffico e smog che non fanno certo bene alla salute. Un ambiente inquinato provoca malattie varie alle persone, dalle allergie alle affezioni alle vie respiratorie, dalle neoplasie agli stress psicosomatici. Sono costi sanitari, per non parlare dei drammi e delle tragedie personali e familiari delle persone colpite, che gravano sulle famiglie e sul sistema sanitario nazionale.
Costi infrastrutturali – Derivanti soprattutto dalle opere di mobilità. Una grande trasformazione urbana come la ‘’centralità’’ di Romanina deve essere servita dal ferro prima che si inizi a costruire. Lo prescrive l’art. 60 c. 8 Piano regolatore. Il prolungamento della linea A progettato fino alla ‘’centralità’’ costa 350 milioni di euro, il corridoio tangenziale di mobilità Anagnina-Ciampino-Tor Vergata- La Rustica costa sui 140 milioni di euro. Sono opere, quelle principali, che sono a carico della collettività e che porteranno, tra l’altro, ad un’ulteriore valorizzazione degli immobili di tutti ma soprattutto del 1.130.000 mc. di Scarpellini previsti dal PRG e ancor più del 1.800.000 da lui richiesto. Un affare di alcuni miliardi di euro. Il contributo extraoneri concessori offerto dall’Immobilfin di 50 milioni di euro per il prolungamento della metropolitana appare, di fronte a queste cifre di esborso pubblico e di superprofitto privato, veramente ridicolo.
Costi paesaggistici e culturali – Un paesaggio di campagna romana che serviva da cintura verde, ricca di giacimenti archeologici, un luogo esaltato da Goethe, da tanti poeti, scrittori, pittori viene non trasformato ma occupato da quella che minaccia di divenire una ‘’foresta’’ di cemento e asfalto.
Una colata di cubature fino alle pendici dei Castelli romani che si salderà con le edificazioni debordanti di tanti Piani regolatori dei Comuni castellani ripercorrendo al contrario le colate laviche che alcuni milioni di anni fa vennero giù dai vulcani dei Colli albani e che costituirono il fondamento idrogeologico del suolo a sud-est di Roma. Un paesaggio simile al volto tumefatto dell’edificazione abusiva che occupa le pendici del Vesuvio. Una perdita paesaggistica e culturale inestimabile, segno tangibile non solo dell’ingordigia privata ma di incultura di certa urbanistica romana.
C’è chi dice che non bisogna temere le trasformazioni, che bisogna avere coraggio, correre rischi, gettare il cuore oltre l’ostacolo, non lasciarsi immobilizzare dalle paure. Se i risultati di tanto spericolato coraggio sono quelli che si prospettano forse è meglio soprassedere.
La prossima e ultima puntata parleremo di come nasce una ‘’foresta pietrificata’’.
(2-continua)
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.