

Dal 23 al 26 giugno 2011 al Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi di Roma
Dopo il grande successo dello spettacolo “Ciechi” tratto dal romanzo “Cecità” di Josè Saramago, torna in scena dal 23 al 26 giugno 2011 al teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi di Roma in via Nazionale n. 183 la Compagnia Cassiopea Teatro Sperimentazione con la pièce “Chat Room” di Tenerezza Fattore.
“Chat Room” è una commedia fantasy che si svolge attorno ad uno dei fenomeni sociali più importanti e delicati di questo secolo, i siti di incontri virtuali, riportati dagli studiosi con il duplice potenziale di valore aggiunto e di problema sociale. Numerosi studi affermano e dimostrano che una coppia su cinque ormai nasce navigando su Internet. Solo in Italia tre milioni e mezzo di persone cercano l’anima gemella attraverso siti web di incontri online. Il binomio virtualità (allontanamento dal reale) e teatro (l’arte più immediata e di contatto umano che esista) è risultato intrigante e molto attrattivo per lo spirito innovativo e avventuroso di Cassiopea.
La commedia indagando ironizza non solo sugli incontri online, ma anche sul contesto relazionale e psicologico creato dal mondo virtuale. è un viaggio in una dimensione percettiva e cognitiva che coinvolge una parte importante della nostra quotidianità, qui esplorata attraverso il linguaggio teatrale: infatti senza mai mettere in scena il computer, la pièce guida lo spettatore in una visione soggettiva in cui la comunicazione virtuale viene trasformata in azioni sceniche concrete arricchite da effetti speciali.
Si tratta di è un’opera attuale, popolare e divertente, destinata ad un vastissimo pubblico e con un alto potenziale di replicabilità. Per genere e contenuto coinvolge e appassiona tutta la popolazione di single in cerca d’amore (in Italia si contano più 5.000.000 iscritti alle chat di incontri). La commedia ha, inoltre, la capacità intrinseca di attirare a teatro non solo le persone che sono solite vivere al computer, al chiuso e in solitudine, ma anche tutta la popolazione, neofiti ed esperti, dei frequentatissimi social network.
“Chat Room” prende una posizione anche sul piano dell’innovazione del linguaggio teatrale. Dopo l’esperimento di “Adenoidi” di Daniele Luttazzi che nel 1989 scrive la prima opera di narrativa in cui compaiono le emoticons, non ci risulta siano stati fatti altri tentativi, in particolare nella drammaturgia. In questo senso “Chat Room” è il primo esperimento in Italia in cui le emoticons – "smiley" o anche "faccine" – sono integrate nella drammaturgia come vere e proprie battute del testo. In quanto riproduzioni stilizzate delle principali espressioni facciali umane, le emoticons rimandano alle maschere fisse dell’antica Grecia o alle mezze maschere espressive della commedia dell’arte; sono usate nel copione dagli attori come maschere incarnate, che assolvono al difficile compito di trasporre teatralmente e in modo efficace la comunicazione virtuale.
La storia“
Chat Room” narra la storia di Gianfilippo, interpretato da Dario Biancone, è un consulente finanziario di trent’anni che, dopo la separazione dalla moglie, cade in un mondo opaco fatto di traslochi, scatoloni e serate passate in depressione davanti alla tv.
La scena si apre nel suo mini-appartamento i cui elementi di arredo principali sono proiezioni dello stato di ozio e indolenza del protagonista. Una poltrona "magnetica", una credenza vuota, una segreteria telefonica senza messaggi. Oggetti “parlanti”, o meglio, “giudicanti” che, echeggiando voci della sua coscienza, divengono canali attraverso i quali Gianfilippo trova il modo di dire qualcosa a se stesso.
L’azione inizia una sera in cui c’è qualcosa di nuovo nell’aria per Gianfilippo, reduce da una lunga serie di giorni tutti uguali. Probabilmente il momento peggiore è passato, ma lui non se ne è ancora accorto. Rifiuta l’invito seducente della poltrona e del telecomando e, seguendo la sua passione adolescenziale per la navigazione, scarta un pacco atteso da tempo contenente una rete da pesca (metafora della rete Internet) che, una volta nelle sue mani, prende vita e lo cattura trasportandolo nel nuovo mondo della realtà virtuale.
Le pareti del monolocale di Gianfilippo si spalancano e mostrano al protagonista un olimpo virtuale popolato da divinità antropomorfe che simbolizzano le nuove forze che governano il destino individuale nel Cyberspace. Appaiono così allegorie dei maggiori portali e strumenti digitali, mai con i loro veri nomi: da Wikipedia a Google, dalla posta elettronica e iTunes. Gianfilippo, tra le varie divinità che se lo contendono, come venditori ambulanti in un mercato rionale, sceglie quella che gli prospetta la possibilità di incontrare la sua anima gemella, aprendogli la porta di stanze misteriose piene di promesse.
Sperimentazione linguistica
La sfida di “Chat Room” dal punto di vista linguistico è quella della rappresentazione in prima persona dell’impatto visivo, uditivo, emotivo e culturale di chi si avventura nel mondo virtuale. Una rappresentazione che si ispira al genere fantasy e dove il computer non è mai presente, così come la parola "chat", scritta nel titolo ma mai pronunciata nel corso dello spettacolo. Elementi tipici della comunicazione virtuale, come gli emoticons, vengono tradotti nel linguaggio teatrale con un richiamo alle maschere della commedia dell’arte e rappresentano un segno distintivo dello spettacolo, scandendone il ritmo e delineando uno stile. Al contrario, però, di quelle antiche che restano fisse, nello spettacolo gli emoticons appaiono e svaniscono repentinamente, maschere postmoderne di un mondo che si fa frammentario e liquido.
Il linguaggio virtuale è da sempre al centro dello studio dei semiologi e dei linguisti. Il glottologo Michele Cortelazzo, dell’Università di Padova, interpreta ad esempio gli emoticons come un’esigenza comunicativa che nasce dall’immediatezza e sincronicità della comunicazione virtuale, molto più vicina all’interazione faccia a faccia rispetto alla tradizionale comunicazione in forma scritta precedente all’avvento di iInternet e della telefonia mobile. “Chat Room” indaga, attraverso la sperimentazione teatrale, sulla funzione dei nuovi segni di un linguaggio nuovo per molti versi, ma pur sempre ancorato a fondamentali necessità comunicative umane.
Sempre sul fronte dell’indagine sulla rappresentazione e gli archetipi dell’ambiente digitale, “Chat Room” indaga sulla personificazione degli strumenti che guidano gli utenti nel mondo di internet e il rapporto uomo-macchina (si pensi agli avatar e agli studi sugli agenti virtuali con voce e fattezze umane), trasformando i principali strumenti digitali in divinità capricciose che governano un mondo che sfugge alla comprensione e al controllo dell’individuo.
Si tratta di un tentativo importante di indagine su un fenomeno sociale tra i più rilevanti prodotti dalla diffusione dell’accesso a Internet tra la popolazione, che ha già mutato le caratteristiche di attività umane profonde come il corteggiamento, la creazione di amicizie, la comunicazione interpersonale, la condivisione dell’intimità.
Una commedia fantasy con musiche e coreografie
Il genere prescelto è quello della commedia con accenti fantasy e grande importanza è dato alle musiche, alle coreografie e agli effetti speciali. Ciò rende lo spettacolo estremamente divertente, facilmente fruibile e adatto a un pubblico vario, compresi quanti non frequentano assiduamente il teatro.
Regia e drammaturgia
La regia e la drammaturgia sono di Tenerezza Fattore (Widad Mohsen) che da trent’anni è impegnata nel mondo del teatro professionale come attrice, cantante, doppiatrice, regista, drammaturga e insegnante. Premiata e riconosciuta dalla stampa nazionale ed estera per regie originali e suggestive, il campo della sua specializzazione è da sempre tutto il territorio della commedia, con particolare predisposizione al teatro musicale e a quanto concerne ritmica e musicalità a servizio dell’azione teatrale.
Attori
La commedia si incentra su un grande protagonista interpretato da Dario Biancone, già protagonista in “Ciechi”, spettacolo tratto dal romanzo “Cecità” di Josè Saramago in scena al teatro Piccolo Eliseo nel giugno 2010 per la regia e l’adattamento di Tenerezza Fattore. Il personaggio di Gianfilippo (Dario Biancone) tiene continuamente e senza riposo il filo dello spettacolo per più di due ore, ballando ed eseguendo piccoli numeri acrobatici, ma soprattutto interpretando. Attraverso la trasformazione fisica e psicologica del personaggio, i suoi sbalzi emotivi, le crisi, le emozioni e le ovvietà quotidiane, il pubblico rivedrà se stesso o il proprio vicino di casa, riflettendo, emozionandosi e divertendosi attraverso l’esuberante simpatia dell’attore protagonista.
Nel cast ci sono anche Giorgia Furbetta (Cristina), Gabriele Gualtiero (il portiere), Gabriele Carbotti (Massimiliano), Giorgia Guerra (Valentina), Claudia Lerro (Fabiana) e Roberto Fazioli (in un piccolo cameo role), attori e attrici di talento comico con predisposizione alla danza e al tempo/ritmo, tutti impegnati in personaggi esilaranti, definiti e con un senso nella storia. Nei ruoli secondari, inoltre, sono impegnati 19 allievi attori dell’Accademia Cassiopea.
Scelte tecniche
La messa in scena, ispirata al rapporto immagine-suono, si rivela fondamentale nella definizione di questa nuova composizione che, non rinunciando alla musicalità e alle nuove tecnologie audiovisive, pone al centro la presenza dell’attore e il rapporto diretto con lo spettatore.
Nella scelta della compagine tecnica Cassiopea Teatro Sperimentazione ha selezionato soggetti che per caratteristiche e peculiarità sono interessati non solo ad un rapporto produttivo, ma anche di sperimentazione e di indagine.
Oltre che sul linguaggio “Chat Room” fa uno sforzo anche dal punto di vista della sonorizzazione e musicalizzazione delle emoticons dove si traducono in suoni i movimenti interiori delle maschere.
La coreografia è affidata a Valeria Baresi, da anni in sodalizio artistico con la regista Tenerezza Fattore insieme alla quale ha realizzato le coreografie di diversi spettacoli musicali.
Le scene e i costumi sono a cura di Michela Bevilacqua e Francesca Rossetti.
Il suono è a cura di Nicola De Santis.
“Chat Room”
testo e regia di Tenerezza Fattore
con Dario Biancone e con Giorgia Furbetta, Gabriele Gualtiero, Gabriele Carbotti, Giorgia Guerra, Claudia Lerro, Roberto Fazioli
coreografie di Valeria Baresi, scene e costumi di Michela Bevilacqua e Francesca Rossetti
musiche di Michael Bublé, suono di Nicola De Santis
Dal 23 al 26 giugno 2011
da giovedì 23 a sabato 25 giugno ore 21.00 – domenica 26 giugno ore 17.30
Per informazioni: http://www.cassiopeateatro.org/spettacoli/ptenerezza-fattorep/chat-room
Piccolo Eliseo Patroni Griffi
Via Nazionale, 183 – 00184 Roma
www.romacittateatro.com
Biglietti: intero 22 € – ridotto 16 €
Info: 06 48.872.252
Botteghino Teatro Eliseo: 06 48.821.14 – 06 48.872.222
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