

I Fatti e i Misfatti di marzo (III) di Mario Relandini
Coerenze Udc
"L’Udc di Pierferdinando Casini – si è saputo – ha candidato, per le prossime regionali in Lombardia, anche l’imprenditore edile Enrico Marcora".
Eticamente e politicamente, in effetti, edificante. Perché Pierferdinando Casini, tra innumerevoli altre cose, è anche colui fra i tanti che si sono maggiormente battuti – a torto o a ragione – contro il cosiddetto "scudo fiscale". Perché Enrico Marcora, tra innumerevoli altre cose, è anche colui tra i tanti che si sono maggiormente avvantaggiati, ottenendo l’assoluzione per i suoi venti milioni di euro messi al riparo in Liechtestein per sottrarli al fisco italiano, del famigerato – a torto o a ragione – cosiddetto "scudo fiscale". E perché dunque, Casini e Marcora, tra innumerevoli altre cose, potrebbero tranquillamente iniziare a scrivere, a quattro mani, un bel "De coerentia 2010".
Gli "sprint" di Petacchi
"Il ciclista Alessandro Petacchi – secondo gli accertamenti della Guardia di finanza di Milano – avrebbe frodato il Fisco portando all’estero, zitto zitto, tre milioni di euro".
Per gli appassionati di ciclismo, fino a ieri, Alessandro Petacchi era noto per i suoi micidiali "sprint" verso il traguardo della corsa. Per tutti, da oggi, è diventato invece noto per i suoi furbeschi "sprint" verso la cassetta di sicurezza di qualche banca estera.
Non si picchiano così i molestatori
"La loro figlia di otto anni continuava, sì, a subire molestie da quell’uomo sessantacinquenne – hanno sentenziato i giudici di Nuoro – ma loro quell’uomo l’hanno infine mandato in ospedale con un sacco di botte e, dunque, otto anni di carcere al padre e cinque alla madre per tentato omicidio".
Giusto. Padre e madre della bambina, dopo ogni molestia, avrebbero dovuto invitare a casa il sessantacinquenne molestatore e offrirgli gentilmente – che diamine – un caffè.
Le confusioni di don Evaldo
"I magistrati – hanno informato tutti i quotidiani – hanno scoperto che uno dei custodi dei "fondi neri" del faccendiere sotto inchiesta Diego Anemone era don Evaldo Biasini, sacerdote ciociaro di 83 anni, economo provinciale della "Congregazione dei missionari del Preziosissimo Sangue".
Ma, forse, don Evaldo Biasini non l’ ha fatto in piena coscienza. Può accadere che, ad una certa età, si perdano cognizioni, lucidità, memoria. Può accadere, insomma, che don Evaldo Biasini abbia perso la consapevolezza di appartenere alla "Congregazione dei missionari del Preziosissimo Sangue" e abbia cominciato a credere – magari senza rendersene conto – di appartenere alla "Congregazione dei depositari del preziosissimo patrimonio illecito di Diego Anemome". Con il "maligno", lì, a stropicciarsi le mani caprine.
Re Fili
"Quando Emanuele Filiberto arriva in tv – ha informato "Il Giornale" – lo "share" decolla. E la Rai, quindi, se lo è subito accaparrato per "Ciak si canta" e, in occasione dei prossimi mondiali di calcio, come opinionista. Il principe, insomma, è diventato re".
Felicitazioni al Fili, all’italico "share" e alla Rai del "di tutto, di più". Sia tuttavia consentita una benevola, ma rigorosa messa a punto. Il principe è davvero diventato re? Qualcuno potrebbe legittimamente dubitarne. Potrebbe anzi eccepire che, nella impossibilità costituzionale di rivestire il ruolo di re d’Italia, si sia adattato a rivestire il ruolo di buffone di "re auditel". Attenzione: buffone del re non è comunque, né semanticamente né soprattutto storicamente, una offesa: i buffoni dei re – basta documentarsi – erano anzi insigniti, nelle corti, del rango di funzionari del sovrano e, nel far divertire, erano applauditi e rispettati. Quindi nessuna offesa per il Fili che – dopo le sue "performances" in "Quelli che il calcio" nel 1995-96, nello spot pubblicitario di certi sottaceti nel 2002, ne "Il ballo delle debuttanti" nel 2008, in "Ballando con le stelle" nel 2009, ne "I raccomandati", ne "Il Festival di Sanremo", in "Ciak si canta", ne "I mondiali di calcio" già nel 2010 e chissà, in futuro, in quant’altro di simile – andrebbe più appropriatamente definito, più che re, buffone – appunto – di "re auditel". Con tanto di applausi e di rispetto, ovviamente, da parte dell’entusiastica corte dell’italico "share".
Gnocchi alla Parodi
"Il libro di ricette culinarie di Benedetta Parodi – si è letto in una recensione – ha fatto a fette autori come Moccia, Mancuso e Baricco".
Chi ha firmato la recensione alla Parodi? Gnocchi, il giornalista Alessandro Gnocchi. Per giusto e naturale diritto di specifica competenza.
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