Con la scomparsa di Harold Bradley fine di un’epoca nella musica popolare e nel jazz

Redazione - 14 Aprile 2021

Si è spento ieri a Roma Harold Bradley. La sua scomparsa segna la fine di un’epoca nella musica popolare e nel jazz.

Era nato a Chicago il 13 ottobre 1929. È stato un testimone importante di Roma, dove  ha vissuto per decenni, amandola e conoscendola come pochi altri. E le ha regalo un gioiello, il Folkstudio. Cresciuto a Chicago, in una famiglia da lui definita «arcobaleno» — afroamericani ma anche un po’ europei, grazie alle origini tedesche della madre Hattie —, dove si respirava passione per arte, letteratura, musica (il padre era amico di Duke Ellington). Nel 1959 ottiene la borsa di studio per l’Università per stranieri a Perugia. Si innamora della nostra cultura e della compagna di studi, Hannelore Zaccharias con la quale arriva a Roma negli anni Sessanta. Dipinge, apre uno studio d’arte con lo scultore canadese Bob Cowgill in via Garibaldi 58. Arrivano le prime mostre. Ma anche il cinema si accorge di lui. Non è tipo da passare inosservato. Il primo ruolo lo ottiene accompagnando sul set un amico. E dopo La tragica notte di Assisi ce ne saranno altri. Secondari in Barabba, Io Semiramide, Maciste l’eroe più grande del mondo. Poi via via più importanti: è uno dei gladiatori in Sette contro tutti, interpreta Harris ne La capanna dello zio Tom

La sua biografia completa è in FolkStudio 1961-67. La fondazione, di Sandro Bari, Edilet 2017.

Nelle foto:

l’apposizione della targa ricordo in via Garibaldi 58, il 27 luglio 2012, che fu seguita dal grande concerto revival in S.Maria in Trastevere con tutti gli artisti dell’epoca.

Harold Bradley, l’Assessore alla Cultura Dino Gasperini, Sandro Bari


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