

La riforma, spinta dall’assessore all’Urba nistica Maurizio Veloccia e approvata dall’Assemblea Capitolina, punta a svuotare l’arretrato con un modello più rapido e digitalizzato
Un’eredità ingombrante, fatta di faldoni accumulati negli anni e di risposte mai arrivate. A Roma sono oltre 540mila le pratiche di condono edilizio ancora sospese, alcune risalenti addirittura al 1985. Un macigno burocratico che da decenni paralizza compravendite, ristrutturazioni e diritti dei cittadini.
Ora il Campidoglio prova a cambiare passo con un nuovo regolamento che promette tempi certi e procedure più snelle. Ma la svolta ha già acceso lo scontro politico.
La riforma, spinta dall’assessore all’Urba nistica Maurizio Veloccia e approvata dall’Assemblea Capitolina, punta a svuotare l’arretrato con un modello più rapido e digitalizzato. Un cambio di paradigma: meno passaggi, più responsabilità affidata ai tecnici, e soprattutto scadenze definite.
Il fulcro del provvedimento è l’accelerazione. Oltre la metà delle istanze potrà essere chiusa in appena due mesi, attraverso controlli formali e una gestione informatizzata tramite la piattaforma Sicer.
Saltano alcuni meccanismi considerati ormai obsoleti: niente più sorteggi per i controlli a campione e superamento dei vecchi limiti volumetrici che rallentavano le verifiche.
In cambio, arriva una certificazione ufficiale di chiusura – una sorta di “via libera” amministrativo – che consente ai proprietari di sbloccare compravendite e mutui.
Anche per le pratiche più complesse, legate a vincoli paesaggistici o archeologici, i tempi vengono ridotti: da sei mesi a quattro per le verifiche sostanziali.
Se da una parte la maggioranza rivendica una riforma necessaria per superare un sistema ormai paralizzato, dall’altra l’opposizione alza il livello dello scontro. In prima linea il Movimento 5 Stelle, con l’ex sindaca Virginia Raggi, che boccia senza appello il nuovo impianto.
La critica è netta: il rischio, secondo i pentastellati, è quello di affidarsi troppo alle autocertificazioni dei professionisti, riducendo i controlli sostanziali e aprendo la porta a possibili irregolarità. Una “semplificazione” che, nella lettura dell’opposizione, rischia di trasformarsi in un condono di fatto.
Il cuore del dibattito è tutto qui: velocizzare senza abbassare la soglia dei controlli. Per il Campidoglio, la priorità è liberare cittadini e mercato immobiliare da un blocco che dura da decenni. Per i critici, il problema resta strutturale: carenza di personale tecnico e sistemi informatici da potenziare.
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