

I Fatti e i Misfatti di settembre 2010 (VI) di Mario Relandini
Contraddizioni Usa
"Gli Stati Uniti – come si legge ogni giorno nei giornali d’Oltreoceano – continuano a battersi perché l’iraniana Sakineh Ashtiani, accusata di avere complottato per uccidere il marito, non venga condannata a morte".
Battaglia, naturalmente, giustissima e civilissima. Peccato tuttavia che, nel frattempo, gli Stati Uniti abbiano addirittura giustiziato proprio in questi giorni, con una iniezione letale in un carcere della Virginia, quella Teresa Lewis, anche lei accusata di avere complottato per uccidere il marito, ma alla quale era stato riconosciuto, perfino nella sentenza di condanna di circa otto anni fa, un quoziente di intelligenza molto basso. Ma non è la prima volta e non sarà, verosimilmente, neppure l’ultima: agli Stati Uniti, infatti, capita sempre più spesso di predicare bene e di razzolare male. Molto male. Malissimo.
Educazione alla Saad
"Picchiare la propria moglie – ha religiosamente sentenziato, in una intervista alla televisione egiziana Al Naas, il predicatore Saad Arafat – è cosa sacrosanta sia agli occhi di lei sia, soprattutto, a quelli di Allah".
Il "buon predicatore", tuttavia, non si è fermato a questa religiosa sentenza. Ha ritenuto suo dovere ammonire i suoi "fedeli" come la moglie vada correttamente picchiata. Se con le mani nude, senza comunque ficcarle le dita negli occhi e segnarla con le sberle sul viso. Se – meglio – con un bastone, senza comunque romperle le ossa, senza spaccarle i denti, senza sfigurarla e senza andare oltre i dieci colpi dati energicamente, ma non uno di seguito all’altro. Perché – ha spiegato sempre il "buon predicatore" – lo scopo del santo pestaggio non è quello di farle del male, ma quello di educarla alla disciplina che mostrasse di non avere o di non osservare. Il tutto, come al solito, nel nome di Allah. Allah il misericordioso.
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