

Al via un corso di formazione professionale indirizzato a venticinque giovani detenuti
Una novità per il Carcere di Rebibbia Nuovo Complesso e per i suoi detenuti: parte un nuovissimo corso di formazione professionale in orticoltura finanziato dalla Provincia di Roma e tenuto dalla Confederazione Italiana Agricoltura (CIA) di Roma, con il patrocinio del Garante Regionale dei diritti dei detenuti Angiolo Marroni all’interno del carcere.
L’obiettivo sarà quello di fornire un’adeguata formazione professionale per creare, nel medio termine, figure professionali specializzate in campo agricolo e cooperative sociali di ex detenuti in grado di competere con professionalità e profitto nel settore.
«Siamo stati i promotori dell’intervento della CIA a Rebibbia – ha detto il Garante dei detenuti Angiolo Marroni – ed oggi siamo particolarmente soddisfatti per l’avvio di questo corso. Si tratta, infatti, di un atto concreto in favore dei detenuti, un atto attraverso le istituzioni investono su venticinque giovani, fornendo loro una formazione professionale da poter spendere con profitto in un settore come quello agricolo in cui c’è sempre bisogno di personale specializzato».
Per raggiungere questo ambizioso obiettivo, il corso consisterà in centocinquanta ore distribuite nei mesi fino a marzo, con due lezioni settimanali. Durante queste ore, venticinque detenuti si cimenteranno sia in lezioni teoriche che pratiche.
L’idea nasce nei mesi scorsi dopo che la CIA, su proposta del Garante regionale dei detenuti, aveva donato semi di fagioli, piante di limoni, piantine di pomodori, cetrioli, melanzane, insalate, angurie all’orto del carcere romano, di più di mille metri quadrati. Adesso, i prodotti ottenuti dalle coltivazioni dell’orto vengono destinati ai bisogni di altri detenuti nella struttura carceraria che non fanno colloqui o non hanno risorse economiche.
«La nostra attività a Rebibbia ha un triplice scopo – aggiunge infatti il presidente provinciale CIA Massimo Biagetti – fare in modo che continui in modo professionale la coltivazione dell’orto del carcere; organizzare, se possibile, in primavera la produzione e la commercializzazione dei prodotti in modo da avere un reddito con cui poter pagare i detenuti impiegati; organizzare, nel medio termine, corsi di specializzazione in materie e compiti specifici per consentire ai detenuti di continuare, anche al di fuori del carcere, questa attività attraverso la creazione di cooperative sociali».
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