Costi della politica: lettera aperta a Prodi e Bertinotti del Gruppo capitolino del PD

Per esprimere pubblicamente la propria perplessità sul modo in cui procede la discussione sulla riduzione dei costi della politica e sugli interventi contenuti nella Finanziaria
sal sito Ulivo.roma.it - 11 Dicembre 2007

Il 9 dicembre il Gruppo capitolino del PD ha inviato al Presidente del Consiglio Prodi e al Presidente della Camera dei Deputati Bertinotti la seguente lettera aperta.

Come gruppo del Partito Democratico al Comune di Roma ci rivolgiamo a voi per esprimere pubblicamente tutta la nostra perplessità sul modo in cui sta procedendo la discussione sulla riduzione dei costi della politica e sugli interventi contenuti nella manovra di bilancio attualmente in discussione alla Camera.

Ci riferiamo in particolare all’articolo 26 della Finanziaria, perché crediamo che questa norma contenga almeno due gravi errori.

Il primo è nella scelta, davvero opinabile, di scaricare tutto il costo dell’operazione sull’anello più debole della catena. Non abbiamo imbarazzi, pur parlando in questo modo anche della nostra personale condizione economica, a criticare apertamente l’ipotesi di ridurre il compenso percepito dai consiglieri comunali da un terzo a un quarto rispetto a quella del sindaco. Oggi la nostra indennità (che rappresenta una somma di singoli gettoni di presenza) può raggiungere al massimo i duemila euro mensili, che la Finanziaria ridurrebbe a circa 1500 – 1600 euro al mese. Non ci sembra di appartenere ad una casta di nababbi privilegiati che succhiano denaro ai cittadini. Svolgiamo un lavoro bellissimo, che ci assorbe a tempo pieno, il più delle volte dalla mattina presto fino a sera inoltrata fra lavori d’aula, attività istituzionali, studio e preparazione delle delibere, incontri con i cittadini.

Sarebbe utile, poi, svolgere una pacata e seria riflessione sulle lacune presenti nello status giuridico di un consigliere comunale o municipale. Basti dire che non è prevista alcuna forma di contributo previdenziale e che il lavoro che un consigliere svolge quotidianamente, non solo in sede istituzionale, non viene riconosciuto dalla legge.

Difficile non vedere i gravi danni che questa norma produrrebbe nel governo delle amministrazioni locali, perché inciderebbe negativamente sulle condizioni di accesso alla politica e sulla sua trasparenza, allontanerebbe i giovani (già oggi, per un giovane, decidere di fare il consigliere municipale per 800 euro al mese rappresenta forse una prova di passione politica, ma certo non un privilegio) e favorirebbe una casta (questa sì) di avventurieri della politica economicamente dipendenti da entrate estranee al loro impegno amministrativo. Consideriamo un grave errore, anche d’immagine, indebolire in questo modo il governo di prossimità. Ed è un peccato che, ad esempio, sui consiglieri regionali, con le loro indennità fra gli 8mila e il 12mila euro mensili (più diarie varie), nulla si possa dire. Inviolabile è l’autonomia delle Regioni, così come quella del Parlamento. Lì si agisce con il bisturi, qui con l’accetta.

Sarebbe opportuno che il Parlamento evitasse di rispondere ad una legittima richiesta dell’opinione pubblica e ad una efficace campagna di stampa cedendo a pressioni demagogiche e spinte populiste.

Il taglio dei costi della politica non deve indebolire la politica, tanto meno quella che i cittadini sentono naturalmente più prossima alla loro vita quotidiana, ma favorire una riforma ed un rafforzamento del sistema politico italiano. Per una politica più efficiente, indipendente da pressioni esterne e vicina ai cittadini. Per tagliare i costi della politica ci vuole coraggio, capacità di respingere le pressioni corporative (e in questo caso ne vediamo molto poco), ma anche grande attenzione ai processi che si innescano.

Invitiamo, dunque, il governo e il Parlamento a modificare la norma contenuta nella Finanziaria e ad aprire una vera, pubblica, trasparente discussione sulla riforma della politica. Un dibattito che coinvolga con pari dignità tutti i livelli istituzionali e che produca, magari con un provvedimento ad hoc da mettere a punto nei prossimi mesi, una vera riforma, non un intervento propagandistico e dannoso.

Il gruppo del Partito Democratico al Comune di Roma


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