

Viaggio nei problemi irrisolti e nel degrado del quartiere
Prima di fermarsi ad Eboli molto probabilmente Cristo fece sosta a Tor Bella Monaca, si accorse che non era cosa buona e giusta e ripartì, alla volta del Mezzogiorno. Ecco, Tor Bella Monaca. Per chi non la conosce è un quartiere della periferia est della Capitale, a ridosso del Grande Raccordo Anulare.
Per chi già la conosce e ci vive da sempre, invece, sa che è terra ricca di disagi e punti interrogativi, dove la maggior parte delle strade sono costellate da buche, anzi, veri e propri crateri con le auto costrette a fare lo slalom in pieno stile sciistico, dove la sporcizia, specialmente in alcuni punti focali della borgata, regna sovrana e per non parlare dei muri ricoperti di graffiti che sembrano dare un’identità forte e chiara alla zona famosa, oltretutto, per l’abusivismo e le case popolari che la circondano. E poi ci sono i lati oscuri, quei particolari che riescono a sfuggire anche agli occhi più attenti degli abitanti di Tor Bella Monaca, che sarebbe bene soffermarsi e spenderci qualche riga: le opere incompiute e abbandonate al loro triste destino.
Qualcuno di voi già starà pensando a qualcosa di simile alla Vela di Calatrava di Tor Vergata o a qualche altro mostro in ferro e cemento buttato lì e mai terminato. Dimenticatevi tutto questo.
In questo articolo vogliamo focalizzarci su due strutture che hanno catturato molto la nostra attenzione. Siamo in Via Santa Rita da Cascia, una strada che presenta sul lato destro un parcheggio, teatro il giovedì e il sabato mattina del mercato popolare, e sul lato sinistro una schiera di quattro palazzoni, le cosiddette torri, simboli del quartiere. Al loro fianco, all’interno di un giardinetto, fa capolino un capannone in pessimo stato. Si tratta di un fabbricato in ferro che, fino agli inizi degli anni duemila, veniva utilizzato come luogo di ritrovo pomeridiano per i pensionati e dotato, peraltro, di un bocciodromo. Poi, all’improvviso, qualcosa andò storto e oggi non è altro che un cumulo di rifiuti e una baracca pronta a crollare da un momento all’altro. Inizialmente una delegazione di cittadini si era offerta nel ripulirlo tutto a loro spese ma l’ex VIII municipio, adesso VI, gli voltò le spalle. Facendo un rapido sopralluogo abbiamo incontrato il signor Luigi, ex falegname settantottenne, che passeggiando con il proprio cane ci ha raccontato: “Ho frequentato questo posto per circa una decina di anni e nell’ultimo periodo, prima che tutto si riducesse così, non saltavo nemmeno un pomeriggio. A quanti tornei di bocce ho partecipato! – esclama con accento ciociaro – Per fortuna che di piste per giocare qui nei dintorni non mancano. Purtroppo la Circoscrizione (il Municipio) non ci sente…”. Attualmente, come ci riferisce Valter Mastrangeli assessore ai Lavori Pubblici, il destino del capannone passa per un bando di assegnazione indetto dal Dipartimento Periferie, ente del Comune di Roma, che al momento risulta occupato da un extracomunitario. Quindi è tutto in stand-by ma con parecchie nuvole all’orizzonte.
L’altra struttura la quale vi avevamo accennato, invece, non è distante da quella sopracitata. Basta percorrere un paio di centinaia di metri a piedi per imbattersi, ben nascosto dagli alberi, in un edificio incompleto antistante la scuola. Ci troviamo in via Merlini, qualche anno fa dovevano iniziare i lavori per realizzare un centro anziani, per poi cambiare idea e trasformarlo in una biblioteca. Come ci spiega Mastrangeli che, peraltro, si è preso la briga di lavorarci sopra subito dopo il suo insediamento in Municipio: “una volta terminato l’idea è quella di aprire un centro polifunzionale, che non si dedichi solo ed esclusivamente agli anziani ma che sia uno spazio rivolto ad attività varie. Per costruirlo, e stiamo parlando di qualche lustro fa, è stata spesa la somma di 300.000 €. Intervenne anche l’ex sindaco Gianni Alemanno il quale promise che i lavori sarebbero ripresi nel giugno del 2011. Poi, però, arrivò la fine del suo mandato l’inizio di quello di Ignazio Marino e da allora è tutto fermo. Adesso il destino del futuro centro polifunzionale è nella competenza di Valter Mastrangeli ma il processo di riqualificazione di Tor Bella Monaca passa per questi due dettagli. Ed è proprio dai dettagli che bisogna partire per far crescere un quartiere, da sempre, in lotta con se stesso.
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