Categorie: Mostre

“Cuore sacro” nei sottosuoli di Roma

Opere artistiche sulla condizione dei ”barboni” in mostra alla stazione Piramide e poi nel V

L’associazione culturale “Soqquadro”, in collaborazione con Met.Ro. (la società che gestisce la metropolitana romana) e con la promozione dell’assessorato alla Cultura della Regione Lazio, ha esposto dal 6 al 13 febbraio presso la fermata della Metro B Piramide una mostra di 18 opere su tela (intitolata “Sottosuoli”) sulla condizione dei “barboni” romani. Nel mese di marzo l’esposizione si trasferirà nel V Municipio presso alcuni luoghi di vita sociale (scuole, mezzi di trasporto pubblico, ecc..).

Il messaggio culturale (e morale) che gli ideatori dell’esposizione artistica intendono diffondere al grande pubblico è sembrato simile al bel film di Ferzan Ozpetek “Cuore sacro”, in cui il regista polacco ha voluto provocare negli spettatori quelle emozioni e quelle sensazioni di estremo disagio (per fare “scandalo”, come hanno sostenuto anche gli ideatori dell’esposizione), nel mettere a nudo le contraddizioni rappresentate dal dramma sociale, rimosso alla nostra coscienza, del pauperismo e dell’esclusione.

Chi chiede l’elemosina per strada, magari in compagnia dell’unico componente familiare, del cane, è una figura comunemente ritenuta non persona (la chiamiamo tuttalpiù “barbone”), perché non produce né consuma. Al massimo facciamo caso alla loro (non)esistenza quando fa troppo freddo.

Le performance artistiche di Pablo Echaurren e di Alexander Jakhnagiev (questi i nomi dei pittori), sono il frutto di un’idea, ma soprattutto di una scelta dei mezzi espressivi, davvero originali.

Gli artisti, infatti, usando i cartelli con cui i mendicanti chiedono l’elemosina o utilizzando l’impronta del loro corpo sdraiato in terra sopra un telo, come a raffigurare “l’ombra” di chi è invisibile, acquistati da un simbolico compenso in denaro, hanno trasformato queste componenti di strada nel contenuto pittorico trasfigurato dalla loro fantasia artistica.

L’obiettivo è quello di far venire alla luce una presenza che si stanzia normalmente nei “sottosuoli”, appunto, della metropoli, ma soprattutto negli angoli più nascosti della nostra coscienza.

Alcune opere sono state riprodotte in terra, proprio lungo il tragitto che gli utenti della metropolitana sono costretti a percorrere per andare o uscire dai convogli e dalla stazione della metro. E’ chiara la scelta espositiva: spostandoci in metro saremo costretti a calpestarle, proprio come avviene nella realtà quotidiana con la loro condizione (sub)umana (“border line”) agli angoli delle strade della nostra città.

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