

L’obiettivo della camminata di oggi domenica 10 aprile 2022 è la visita alla mostra "Stupenda e misera città. Pasolini, Roma. Le Borgate" con 80 foto di Rodrigo Pais
L’obiettivo della camminata di oggi domenica 10 aprile 2022 è la visita alla mostra “Stupenda e misera città. Pasolini, Roma. Le Borgate” con 80 foto di Rodrigo Pais, amorevolmente ideata e realizzata dall’amico Francesco Sirleto in collaborazione con la Sogester ed alcuni sponsor locali nella Casa della cultura in Villa De Santis (per le altre notizie vedi questo nostro articolo https://abitarearoma.it/inaugurata-la-mostra-su-pasolini-a-villa-de-sanctis/).
A modo mio seguirò un itinerario pasoliniano, a piedi, come era solito fare Pasolini. Perché camminando si vedono meglio le cose e le persone. Soprattutto se si cammina da soli, senza compagnia. E questo è un amichevole consiglio per le nostre autorità quando vengono in periferia. Come possono vedere le cose circondati da quei codazzi che impediscono ogni visuale e si frappongono tra la gente e i loro rappresentanti?
Naturalmente sono andato a piedi e, strada facendo mi sono dilettato a fare numerose foto che ho scaricato sul mio profilo facebook e che mi serviranno come appunti per raccontarvi cosa ho incontrato nel mio percorso iniziato come sempre da Pietralata, introducendomi poi in Villa Fassini in via Tiburtina angolo via Filippo Fiorentini e dirigendomi in viale della Serenissima. Non senza aver ammirato e fotografato il verde selvatico del “Parco che non c’è” (mai nome fu più azzeccato, salvo graditissime smentite da parte della nuova amministrazione). Se non c’è il parco continuano ad esserci i resti combusti di un autoveicolo: spettacolo non bello di incuria urbana).
Superato lo squallore della stazione Serenissima e scendendo nell’omonimo viale, dopo aver fotografato la serranda della storica Tintoria Professionale della famiglia Pistilli che per tanti anni è stata sponsor del mio giornale. Un saluto riconoscente a tutti loro, grazie ai quali e a tanti commercianti e artigiani locali Abitare A continua il suo lavoro informativo). Mi sono diretto in viale Venezia Giulia, ho superato la chiesa dell’Addolorata, il mercato e costeggiando Villa Gordiani ho deviato verso alcuni orticelli urbani di fronte al “parco che non c’è” in fondo a via Dignano d’Istria.
Qui ho scambiato due chiacchiere con l’ortista Gerardo al quale ho chiesto se il poveretto disteso e imbacuccato sulla panchina di fronte fosse vivo e semplicemente dormiente, al riparo – oggi – di un malefico vento che ha ripulito la citta e infastidito un po’ a tratti anche me lungo il cammino.
Ho rifatto in senso inverso via Dignano d’Istria ed entrando nel magnifico parco “imperiale” dei Gordiani mi sono beato alla vista del verde e dei monumenti antichi e, sono uscito sulla Prenestina.
L’ho attraversata in direzione di viale Partenope, costeggiando l’altra parte di Villa Gordiani e, però facendo una deviazione sulla destra in viale Irpinia dove molti cittadini ignorano l’esistenza di numerosi reperti archeologici, notevoli e, dopo un esame della Soprintendenza, purtroppo interrati a scopo protettivo, come ce ne sono tanti a Roma.
In superficie sotto alle mura di un parcheggio interrato in evidenza ho notato in superficie solo della spazzatura, ovverosia monnezza che nella nostra città non difetta.
Possiamo stare sicuri che anche la nuova amministrazione Gualtieri, come quelle che l’hanno preceduta, si guarderà bene dal valorizzare questi resti archeologici, soprattutto in assenza di stimoli da parte di associazioni e di cittadini volenterosi.
Dopo questa deviazione ho ripreso viale Partenope fino alla stazione della metro C Teano e poi in via dei Gordiani ho superato, camminando lentamente e fotografando la chiesa Santa Maria Madre della Misericordia (costruita nel 1937, ma notizie esatte e approfondite sono sul suo sito (https://www.parrocchiasantamariamadredellamisericordia.it/). Mentre passavo davanti alla parrocchia, usciva un gruppo di scout e parrocchiani con le palme benedette.
Lì vicino in un angolo mi hanno attirato due lapidi che richiamano alla memoria dei caduti della seconda guerra mondiale abitanti della Borgata Gordiani. L’altra lapide recita enfaticamente così: “Ai caduti per la libertà la sezione Gordiani dell’ANPI, espressa dal sangue e dal sacrificio del secondo Risorgimento italico giura fedeltà ma non vendetta”. Seguono i nomi di quattro martiri delle Fosse Ardeatine e di un altro fucilato dai nazifascisti. Peccato che sotto la corona ricordo ci siano dei cumuli di immondizia. Superato lo “storico” campo nomadi, ho costeggiato la sede le strutture di due società calcistiche e sportive e un pezzo di asfalto gruviera.
Superato l’insediamento di quello che un tempo si chiamava Casilino 23 sono alla confluenza tra via dei Gordiani e via Labico e poco più avanti si apre il parco di Villa De Sanctis da cui ha preso la nuova denominazione il quartiere, nel quale per alcuni anni “ruggenti” Abitare A ha avuto sede e redazione e addirittura un’edizione locale “Casilino 23, Villa Gordiani, Collatino”!
Prima di entrare nel parco mi sento chiamare da dietro “Ciao, Vincenzo!”.
E’ Stefania, una mia podista di quando Vincenzo correva e correva insieme a lei giovanissima nella Maratonina della Cooperazione (fu se non ricordo male la sua prima gara di 10 km, completata alla grande seguendo i consigli del – modestia a parte – “maestro”).
Prima di entrare nel parco mi fermo un po’ ad ammirare e fotografare quella meraviglia che è TuliPark (https://abitarearoma.it/primavera-con-tulipani-nel-v-municipio/).
Percorro infine i viali bellissimi di Villa De Sanctis, dominati dalla mole del Mausoleo di Elena e sono finalmente alla Casa della Cultura dove incontro l’amico Francesco Sirleto che mi regala una sua accurata spiegazione e visione delle foto “stupende e misere” della nostra Roma, di quella di cui ci occupavamo Francesco ed io quando partecipammo, cinquanta anni fa alla fondazione del SUNIA e quando abbiamo avuto la fortuna di conoscere e lavorare assieme a personalità quali Aldo Tozzetti (lo chiamavano l’Angelo dei baraccati), Pietro Amendola, Senio Gerindi, Rodolfo Carpaneto e numerosi altri. Ma questa è un’altra lunga, appassionante storia.
Mi colpiscono due foto di Pais della mia Pietralata: la prima documenta gli scarsi servizi igienici a Pietralata (1959), nella seconda (del 1969) è fotografato uno stuolo impressionante di bambini che si divertono come possono tra le macerie della Borgata di Pietralata.
«Nell’inchiesta parlamentare (Inchiesta sulla miseria, svolta dal Parlamento nel 1953 al capitolo “La miseria nelle grandi città”), furono resi pubblici dati impressionanti: San Basilio, Pietralata, Tiburtino III risultavano assediate dalla tisi e dalla miseria; case di paglia, 20 latrine per 2800 persone. A Pietralata 6500 persone sistemate in 120 vani, il 60% della popolazione predisposta alla TBC, 800 bambini in una sola scuola». (Aldo Tozzetti, La casa e non solo, p. 42)
Nella transizione alle casette minime si sarebbero sostituiti progressivamente grossi aggregati di case popolari. Pasolini testimonia l’inizio di questa trasformazione attraverso gli occhi di Tommaso, il protagonista di Una vita violenta, che vede così le novità:
«Veramente, in quel tempo, la borgata era un pochetto cambiata. Avevano sfranto nel centro sette otto file di casette di sfrattati e di strade, e avevano costruito tre quattro palazzoni nuovi, scuri e grandi, come monti, pieni pieni di finestrelle, con tanti cortiletti, ingressi e scale, che toglievano il sole alle altre casette ch’erano rimaste intorno e ai lotti gialli come la fame.
Il cinema Lux più su, aveva cambiato nome, e adesso si chiamava Boston. La frabbichetta sotto il Monte del Pecoraro aveva chiuso, e, al posto suo, nei baracconi c’era un deposito della Zeppieri». (PPP, Una vita violenta, Garzanti, Milano, 1959, p. 273)…
Mi sono ripromesso di far vedere queste foto di Pais ai miei due nipoti perché è bene che sappiano da dove siamo partiti e dove speriamo di non tornare…
Tornando da Centocelle noto come ormai stiamo diventando indifferenti alla monnezza sparsa nei marciapiedi.
Siamo in via Tor de’ Schiavi, vicino a piazzale delle Gardenie dove mi fermo a guardare con nostalgia quello che era il negozio di la Sposa di Maria Pia, una carissima amica, trasferitasi con il suo laboratorio a Tor Tre Teste.
Di fronte, una lapide che ricorda l’assassinio di Rolando Lanari, proditoriamente ucciso dalle Brigate Rosse il 4-2-1987 (36 anni fa. Accidenti, come passa il tempo). In quegli anni in Italia ci fu una guerra. Non dimentichiamolo mai!
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